Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Lavoro

Riformare i sindacati, rifondare la contrattazione

di Francesco Armillei

I salari italiani non crescono da troppo tempo. Negli ultimi anni abbiamo discusso di produttività, salario minimo, cuneo fiscale, tasse e trasferimenti. Molto meno abbiamo discusso di come i salari vengono concretamente determinati per milioni di lavoratrici e lavoratori: attraverso la contrattazione e il lavoro dei sindacati. Eppure proprio la contrattazione sarà una delle grandi questioni della prossima legislatura. Non riguarda soltanto i salari: da qui passa anche la capacità del mercato del lavoro di affrontare il cambiamento tecnologico, redistribuire i guadagni di produttività e adattare orari e organizzazione del lavoro alle nuove esigenze delle persone. Il sistema italiano presenta però alcuni problemi: contratti nazionali che possono restare scaduti a lungo, informazioni ancora insufficienti sulla reale rappresentatività delle organizzazioni, partecipazione discontinua dei lavoratori alla scelta dei propri rappresentanti e una contrattazione aziendale ancora troppo debole. Il risultato è un paradosso: abbiamo bisogno di sindacati forti e rappresentativi proprio nel momento in cui chiediamo alla contrattazione di tornare a svolgere un ruolo centrale nella crescita dei salari e nella trasformazione del lavoro. L'autonomia delle parti sociali è e deve restare sacra. Ma quell'autonomia si esercita dentro un quadro di regole e incentivi definito anche dalle istituzioni. È su quel quadro che possiamo intervenire: non per decidere al posto dei sindacati, ma per rimettere i lavoratori al centro dei sindacati e i sindacati al centro della contrattazione. Crediamo nel ruolo delle organizzazioni dei lavoratori. Proprio per questo abbiamo bisogno di creare le condizioni perché possano svolgerlo bene: con maggiore partecipazione, rappresentatività, trasparenza e responsabilità.

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3 mesi fa
Cultura

Rilancio dell'Italia come Hub Internazionale di innovazione culturale e sociale

di Diego Bertoli

La proposta nasce dalla necessità urgente di contrastare un duplice fenomeno di declino che penalizza l’Italia: da un lato, la perdita di rilievo internazionale e la marginalizzazione geopolitica nel bacino del Mediterraneo e in Europa; dall’altro, una strisciante chiusura culturale e sociale che alimenta intolleranza, disuguaglianze e rigidità del mercato del lavoro. Negli ultimi decenni, il Paese ha sofferto la mancanza di una visione strategica capace di valorizzarne il "soft power", traducendosi in una costante fuga di giovani talenti e in un’incapacità cronica di attrarre investimenti esteri, capitali umani e grandi flussi culturali. Parallelamente, il dibattito pubblico sull'integrazione e sui flussi migratori è stato affrontato troppo spesso in un’ottica puramente emergenziale, ignorando come la carenza di percorsi linguistici e formativi accessibili finisca per ostacolare l'autonomia dei cittadini extracomunitari, relegandoli ai margini del tessuto economico e alimentando fenomeni di emarginazione e diffidenza reciproca. A queste criticità si aggiungono profonde fratture interne che limitano la crescita e la coesione sociale. Il sistema educativo sconta la mancanza di percorsi strutturati dedicati all'empatia, all'educazione civica e alla consapevolezza interculturale, elementi indispensabili per superare retaggi patriarcali e contrastare alla radice la violenza di genere. Allo stesso tempo, l'accesso alle opportunità di mobilità internazionale e all'apprendimento delle lingue resta fortemente condizionato dal reddito familiare, penalizzando i giovani meno abbienti e perpetuando le disuguaglianze di partenza. Sul fronte occupazionale, il mercato del lavoro continua a manifestare marcate distorsioni: da un lato, l'asimmetria nei carichi di cura familiare e la mancanza di congedi parentali paritari ostacolano l'occupazione femminile; dall'altro, l'accelerazione tecnologica e l'assenza di politiche efficaci di riqualificazione professionale rischiano di escludere i lavoratori in fascia avanzata di età, esponendoli a fenomeni di ageismo e disoccupazione di lunga durata.

InterculturalitàInclusioneFormazione
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3 mesi fa
Istruzione

Il diritto allo studio è imprescindibile dal tema casa: elaboriamo un piano nazionale per le residenze universitarie

di Marco Boi

In Italia solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato: siamo penultimi nell’Unione europea, quasi quattordici punti sotto la media del 44,8% e lontani dall’obiettivo del 45% fissato per il 2030 (Eurostat, elaborazione Openpolis 2026). Tra le cause di questo ritardo ce n’è una raramente affrontata come politica dell’istruzione: il costo di studiare lontano da casa. Scrivo da studente fuori sede beneficiario di borsa di studio. Come molti, ho dovuto cercare casa senza sapere se e quando il sostegno sarebbe arrivato. In Italia i posti letto per studenti, tra pubblico, privato e convenzionato, sono circa 80mila: coprono appena il 12% dei fuori sede e il 5% della popolazione universitaria, rispetto al 9% della Germania. Per raggiungere la copertura media europea del 20% servirebbero circa 130mila posti: ne mancano quasi 50mila. Dove l’offerta pubblica non arriva, decide il mercato. Una stanza singola costa in media 575 euro al mese: 704 a Milano, 627 a Firenze, 615 a Roma e 585 a Bologna. Nonostante il recente calo, nelle città dei dieci maggiori atenei statali i canoni sono aumentati del 41% in sei anni (Immobiliare.it Insights, agosto 2026). La borsa per gli studenti fuori sede vale 7.072,10 euro l’anno. Dodici mensilità al canone medio nazionale costano 6.900 euro; a Milano, il solo affitto supera l’intera borsa. Lo strumento principale del diritto allo studio viene così assorbito quasi interamente dalla casa, lasciando fuori cibo, trasporti e libri. Anche la detrazione fiscale per gli affitti è inadeguata: il 19% su un massimo di 2.633 euro, poco più di 500 euro l’anno. In particolare, essendo una detrazione IRPEF, non comprende chi ha un’imposta insufficiente da abbattere. La famiglia più povera può quindi ricevere zero: l’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare una politica per il diritto allo studio.

residenzeuniversitàfuori sede
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3 mesi fa

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