Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Potenziamento del presidio territoriale tramite coordinamento nazionale Difesa-Prefetture
di Maria Teresa Mattiussi
La crescente insicurezza percepita nei quartieri degradati e nei piccoli comuni, segnata da un aumento dei furti in abitazione, richiede un intervento più capillare rispetto a quello attuale. Il cittadino evidenzia come le forze dell'ordine tradizionali, pur operando con dedizione, non riescano a coprire le esigenze di sicurezza di un territorio sempre più esposto a fenomeni di microcriminalità. La proposta nasce dalla necessità di superare l'attuale stato di emergenza permanente, garantendo una presenza costante che funga da deterrente attivo e promuova al contempo l'integrazione sociale attraverso il coinvolgimento di cittadini stranieri regolarizzati.
Piano Nazionale di Sicurezza Integrata e Rigenerazione Urbana
di Pasquale Franzese
La percezione di insicurezza nelle nostre città non è un'emergenza passeggera, ma il sintomo di un degrado strutturale che colpisce la qualità della vita e la coesione sociale. Quando i quartieri diventano zone mono-funzionali, prive di presidio umano e segnate dall'abbandono, la marginalità prende il sopravvento, alimentando devianza e sfiducia verso le istituzioni. È fondamentale superare la logica puramente repressiva, che spesso si rivela inefficace nel lungo periodo, per abbracciare una visione che consideri la sicurezza come un bene comune. La frammentazione sociale e la mancanza di alternative per i giovani creano un terreno fertile per la criminalità, rendendo necessario un intervento che agisca contemporaneamente sul tessuto fisico, relazionale e sociale del territorio.
Piano nazionale per la sicurezza urbana e la certezza della pena
di Roberta Del Rio
La percezione di insicurezza nelle nostre città è diventata una costante insopportabile, colpendo stazioni, piazze e aree scolastiche. Nonostante le promesse elettorali, i cittadini si sentono abbandonati in spazi pubblici dove la legalità sembra essere diventata un optional. È necessario ripristinare il senso di ordine e rispetto delle regole, garantendo che chiunque delinqua, senza distinzioni, affronti le conseguenze delle proprie azioni in tempi rapidi.
Riformare i sindacati, rifondare la contrattazione
di Francesco Armillei
I salari italiani non crescono da troppo tempo. Negli ultimi anni abbiamo discusso di produttività, salario minimo, cuneo fiscale, tasse e trasferimenti. Molto meno abbiamo discusso di come i salari vengono concretamente determinati per milioni di lavoratrici e lavoratori: attraverso la contrattazione e il lavoro dei sindacati. Eppure proprio la contrattazione sarà una delle grandi questioni della prossima legislatura. Non riguarda soltanto i salari: da qui passa anche la capacità del mercato del lavoro di affrontare il cambiamento tecnologico, redistribuire i guadagni di produttività e adattare orari e organizzazione del lavoro alle nuove esigenze delle persone. Il sistema italiano presenta però alcuni problemi: contratti nazionali che possono restare scaduti a lungo, informazioni ancora insufficienti sulla reale rappresentatività delle organizzazioni, partecipazione discontinua dei lavoratori alla scelta dei propri rappresentanti e una contrattazione aziendale ancora troppo debole. Il risultato è un paradosso: abbiamo bisogno di sindacati forti e rappresentativi proprio nel momento in cui chiediamo alla contrattazione di tornare a svolgere un ruolo centrale nella crescita dei salari e nella trasformazione del lavoro. L'autonomia delle parti sociali è e deve restare sacra. Ma quell'autonomia si esercita dentro un quadro di regole e incentivi definito anche dalle istituzioni. È su quel quadro che possiamo intervenire: non per decidere al posto dei sindacati, ma per rimettere i lavoratori al centro dei sindacati e i sindacati al centro della contrattazione. Crediamo nel ruolo delle organizzazioni dei lavoratori. Proprio per questo abbiamo bisogno di creare le condizioni perché possano svolgerlo bene: con maggiore partecipazione, rappresentatività, trasparenza e responsabilità.
Riforma del sistema di ingresso per lavoro: dal click day a un modello a punti selettivo
di Marco Lecci
L'attuale meccanismo del decreto flussi e del click day rappresenta un fallimento strutturale che alimenta l'irregolarità e ignora i reali fabbisogni del mercato del lavoro italiano. Affidare l'ingresso di lavoratori a una lotteria burocratica, spesso basata su domande fittizie e scollegata dalle necessità delle imprese, crea un sistema opaco che danneggia sia il tessuto produttivo che i migranti. È necessario superare questa logica emergenziale, che confonde colpevolmente la migrazione economica con quella umanitaria, alimentando un limbo di marginalità per chi non ha diritto all'asilo ma cerca opportunità lavorative. Una proposta riformista seria deve avere il coraggio di distinguere tra chi può essere integrato tramite canali legali e chi, non possedendo i requisiti, deve essere soggetto a procedure di rimpatrio certe e rapide. Solo riconoscendo apertamente che il sistema a punti non è una bacchetta magica per ogni tipo di flusso, ma uno strumento di gestione ordinata, si può sottrarre il dibattito agli slogan ideologici e restituire dignità alla politica migratoria.
Istituzione di un'Autorità indipendente per le inchieste pubbliche sulle politiche strategiche
di Marco Lecci
Il dibattito pubblico sulle grandi scelte strategiche del Paese è oggi ostaggio di logiche di parte, interessi di breve periodo e una polarizzazione che impedisce una visione di lungo termine. Manca un punto di riferimento autorevole e neutrale capace di analizzare l'impatto reale delle politiche economiche e sociali sul benessere collettivo. Questa assenza di analisi indipendenti lascia i cittadini privi di strumenti conoscitivi solidi per valutare l'operato del governo, rendendo il confronto politico spesso superficiale e privo di basi tecniche condivise. È necessario colmare questo vuoto istituzionale per garantire che le decisioni pubbliche siano informate da evidenze rigorose e orientate all'interesse generale, sottraendo la programmazione strategica alla sola contingenza elettorale.
Rilancio dell'Italia come Hub Internazionale di innovazione culturale e sociale
di Diego Bertoli
La proposta nasce dalla necessità urgente di contrastare un duplice fenomeno di declino che penalizza l’Italia: da un lato, la perdita di rilievo internazionale e la marginalizzazione geopolitica nel bacino del Mediterraneo e in Europa; dall’altro, una strisciante chiusura culturale e sociale che alimenta intolleranza, disuguaglianze e rigidità del mercato del lavoro. Negli ultimi decenni, il Paese ha sofferto la mancanza di una visione strategica capace di valorizzarne il "soft power", traducendosi in una costante fuga di giovani talenti e in un’incapacità cronica di attrarre investimenti esteri, capitali umani e grandi flussi culturali. Parallelamente, il dibattito pubblico sull'integrazione e sui flussi migratori è stato affrontato troppo spesso in un’ottica puramente emergenziale, ignorando come la carenza di percorsi linguistici e formativi accessibili finisca per ostacolare l'autonomia dei cittadini extracomunitari, relegandoli ai margini del tessuto economico e alimentando fenomeni di emarginazione e diffidenza reciproca. A queste criticità si aggiungono profonde fratture interne che limitano la crescita e la coesione sociale. Il sistema educativo sconta la mancanza di percorsi strutturati dedicati all'empatia, all'educazione civica e alla consapevolezza interculturale, elementi indispensabili per superare retaggi patriarcali e contrastare alla radice la violenza di genere. Allo stesso tempo, l'accesso alle opportunità di mobilità internazionale e all'apprendimento delle lingue resta fortemente condizionato dal reddito familiare, penalizzando i giovani meno abbienti e perpetuando le disuguaglianze di partenza. Sul fronte occupazionale, il mercato del lavoro continua a manifestare marcate distorsioni: da un lato, l'asimmetria nei carichi di cura familiare e la mancanza di congedi parentali paritari ostacolano l'occupazione femminile; dall'altro, l'accelerazione tecnologica e l'assenza di politiche efficaci di riqualificazione professionale rischiano di escludere i lavoratori in fascia avanzata di età, esponendoli a fenomeni di ageismo e disoccupazione di lunga durata.
Detassazione di stipendi e pensioni per contrastare il caro vita
di Roberta Del Rio
Il costante aumento del costo della vita sta erodendo il potere d'acquisto di due fasce cruciali della nostra società: i giovani e i pensionati. I lavoratori più giovani si trovano bloccati in una precarietà che impedisce loro di costruire un futuro, mentre gli anziani faticano a coprire le spese essenziali, incluse quelle sanitarie, a causa di pensioni ormai inadeguate. Questa situazione crea una frattura generazionale dove l'autonomia e la dignità diventano privilegi per pochi. È necessario intervenire per restituire ossigeno economico a chi sostiene il Paese, evitando che la povertà diventi una condizione strutturale per le famiglie italiane.
Piattaforma nazionale per il risparmio diretto nell'innovazione manifatturiera
di Mario Tomasella
Il risparmio delle famiglie italiane rappresenta una risorsa immensa che oggi rimane spesso improduttiva o viene assorbita da circuiti speculativi distanti dall'economia reale. Questa frammentazione impedisce al capitale privato di sostenere concretamente il tessuto manifatturiero nazionale, lasciando le imprese in balia di un sistema bancario tradizionale spesso rigido e poco orientato all'innovazione. È necessario invertire questa tendenza, trasformando il risparmiatore da semplice utente passivo a protagonista consapevole della crescita industriale del Paese.
Introduzione della Storia della Musica come disciplina obbligatoria nel sistema scolastico
di Stefano Scarpa
Il sistema scolastico italiano soffre di una grave lacuna culturale, relegando il nostro immenso patrimonio musicale a un ruolo marginale o a percorsi di nicchia. Mentre la storia dell'arte gode di una posizione consolidata, la storia della musica è spesso ignorata, privando gli studenti della conoscenza di figure fondamentali come Monteverdi o Puccini. Questa assenza impedisce ai giovani di comprendere appieno l'identità culturale del Paese e limita lo sviluppo di una sensibilità estetica completa. È inaccettabile che il patrimonio musicale nazionale non riceva la stessa dignità istituzionale riservata alle arti visive, lasciando le nuove generazioni prive di strumenti critici per interpretare la nostra storia.
Il diritto allo studio è imprescindibile dal tema casa: elaboriamo un piano nazionale per le residenze universitarie
di Marco Boi
In Italia solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato: siamo penultimi nell’Unione europea, quasi quattordici punti sotto la media del 44,8% e lontani dall’obiettivo del 45% fissato per il 2030 (Eurostat, elaborazione Openpolis 2026). Tra le cause di questo ritardo ce n’è una raramente affrontata come politica dell’istruzione: il costo di studiare lontano da casa. Scrivo da studente fuori sede beneficiario di borsa di studio. Come molti, ho dovuto cercare casa senza sapere se e quando il sostegno sarebbe arrivato. In Italia i posti letto per studenti, tra pubblico, privato e convenzionato, sono circa 80mila: coprono appena il 12% dei fuori sede e il 5% della popolazione universitaria, rispetto al 9% della Germania. Per raggiungere la copertura media europea del 20% servirebbero circa 130mila posti: ne mancano quasi 50mila. Dove l’offerta pubblica non arriva, decide il mercato. Una stanza singola costa in media 575 euro al mese: 704 a Milano, 627 a Firenze, 615 a Roma e 585 a Bologna. Nonostante il recente calo, nelle città dei dieci maggiori atenei statali i canoni sono aumentati del 41% in sei anni (Immobiliare.it Insights, agosto 2026). La borsa per gli studenti fuori sede vale 7.072,10 euro l’anno. Dodici mensilità al canone medio nazionale costano 6.900 euro; a Milano, il solo affitto supera l’intera borsa. Lo strumento principale del diritto allo studio viene così assorbito quasi interamente dalla casa, lasciando fuori cibo, trasporti e libri. Anche la detrazione fiscale per gli affitti è inadeguata: il 19% su un massimo di 2.633 euro, poco più di 500 euro l’anno. In particolare, essendo una detrazione IRPEF, non comprende chi ha un’imposta insufficiente da abbattere. La famiglia più povera può quindi ricevere zero: l’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare una politica per il diritto allo studio.
Scuola come centro polifunzionale: integrare sport, arte e benessere nel tempo scuola
di Maria Teresa Mattiussi
Le famiglie italiane vivono oggi una quotidianità frammentata e logorante, costrette a gestire una logistica estenuante per accompagnare i figli tra scuola e attività extrascolastiche. I ragazzi, spesso paragonabili a manager sotto pressione, accumulano un carico di impegni che sacrifica il loro benessere emotivo e il tempo libero. Questa frammentazione trasforma l'istruzione in un blocco isolato, separato dalle passioni artistiche e sportive, creando un divario tra apprendimento formale e crescita personale. È necessario superare questo modello che genera stress sia negli studenti che nei genitori, rendendo la scuola il fulcro di un ecosistema educativo armonico.