Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Il tema — Il salario non si taglia, si produce - Tutto si tiene
di Paolo Costanzo
L'Italia le tasse sul lavoro le ha ridotte davvero. Il cuneo fiscale è sceso al 45,8 per cento del costo del lavoro nel 2025, dal 47,1 dell'anno prima; la legge di bilancio 2026 ha impegnato circa quattordici miliardi fra taglio del cuneo e riduzione della seconda aliquota Irpef. Nello stesso Paese, a fine 2025, il potere d'acquisto delle retribuzioni contrattuali resta inferiore dell'8,6 per cento rispetto a gennaio 2019. I due dati non si contraddicono: si spiegano. Ridurre il prelievo non crea salario, lo trasferisce. Sposta valore già prodotto dall'erario alla busta paga. Se il valore per ora lavorata non cresce, quel trasferimento si paga altrove — sanità, scuola, investimenti, debito — e nessuno diventa più ricco: cambia solo chi impoverisce. E il valore per ora lavorata non cresce. Fra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro è aumentata in media dello 0,3 per cento l'anno; è calata del 2,7 nel 2023 e dell'1,9 nel 2024, perché le ore lavorate sono cresciute molto più del valore aggiunto. Non è pigrizia di chi lavora: abbiamo creato occupazione soprattutto dove ogni ora vale meno. Poi c'è un problema di metodo. Il taglio va riconfermato ogni anno in manovra. Un beneficio che può sparire non entra in un mutuo, in un affitto, nella decisione di avere un figlio: è un bonus, non uno stipendio. E poiché lo Stato paga l'aumento al posto dell'impresa, l'impresa non ha più motivo di concederlo. Il taglio diventa il sostituto della contrattazione, non il suo acceleratore. Infine si è rotto il canale. La copertura contrattuale è scesa da circa l'85 per cento del 2010 al 70; la quota dei salari sul PIL ha perso quattro punti in vent'anni. Con il canale ostruito, non c'è alleggerimento fiscale che arrivi a destinazione. Il conto lo paga Davide, trentacinque anni, al sesto contratto a termine, la cui produttività cresce ogni anno senza che la busta paga se ne accorga. Lo pagano le imprese che vorrebbero salari più alti e competono con chi tiene i costi bassi. Lo paga il sistema pensionistico, che si finanzia su una base che stiamo alleggerendo senza sostituirla. Qui tutto si tiene, o niente regge: fisco, contrattazione, formazione e politica industriale sono quattro lati dello stesso salario. Chi promette di ridurre il prelievo senza dire chi paga al suo posto, quale spesa si riduce o da dove viene il valore in più, non sta facendo una proposta. Sta firmando un assegno su un conto che non è il suo.
Riforma del mercato immobiliare: indicizzazione dei prezzi e regolamentazione degli affitti brevi
di Claudio Manfredi
Il mercato immobiliare attuale è vittima di una speculazione incontrollata che rende l'abitare un lusso inaccessibile, specialmente nei centri storici. La proliferazione degli affitti brevi ha sottratto migliaia di unità al mercato residenziale, mentre i prezzi di vendita e locazione sono ormai svincolati dal valore reale degli immobili. Questa distorsione è alimentata da rendite catastali obsolete che non riflettono più la realtà economica, permettendo margini di profitto speculativi che colpiscono duramente le famiglie e i residenti. È necessario intervenire per riaffermare il diritto alla casa come bene primario, contrastando la trasformazione selvaggia del tessuto urbano in un mero prodotto turistico.
Giustizia Antidiscriminatoria: Riformare la L. 67/2006
di MARCELLO STRACUZZI
Il documento affronta il tema del rafforzamento della tutela giudiziaria per le persone con disabilità vittime di discriminazioni, disciplinata in Italia dalla Legge 67/2006. Sebbene tale norma rappresenti un traguardo di civiltà che segna il passaggio da un modello assistenzialistico a uno basato sui diritti umani, in linea con i princìpi della Costituzione (artt. 2 e 3) e del diritto internazionale (Convenzione ONU, CEDU, direttiva 2000/78), l'esperienza forense evidenzia una grave frattura tra il "diritto nei testi" (law in the books) e il "diritto in azione" (law in action). Lo scrivente individua tre principali ostacoli sistemici che limitano di fatto l'accesso alla giustizia, rischiando di generare una "discriminazione di rimbalzo" per chi cerca tutela: 1) I gravosi costi di accesso (Contributo Unificato): La L. 67/2006 non prevede l'esenzione dalle spese processuali. Poiché i ricorsi per la cessazione di comportamenti discriminatori o barriere hanno un valore oggettivamente indeterminabile, il ricorrente deve versare un contributo unificato di 518,00 euro più 27,00 euro di marca da bollo (totale 545,00 euro) . Tali importi sono destinati ad aumentare (della metà o al raddoppio) in caso di impugnazioni o ricorso in Cassazione. Subordinare un diritto umano alla disponibilità economica contrasta con l'art. 24 della Costituzione e con l'uguaglianza sancita in altri ambiti (es. esenzioni previste per l'integrazione scolastica ex L. 104/1992 o per le cause di famiglia). 2) Le rigidità temporali e la sospensione feriale: Le controversie antidiscriminatorie (art. 28, D.Lgs. 150/2011) non sono sottratte alla sospensione feriale dei termini (1-31 agosto). Il ricorso in via d'urgenza (art. 700 c.p.c.) offre una tutela debole, poiché è spesso difficile dimostrare il requisito processuale del periculum in mora (pregiudizio imminente) per barriere croniche o molestie e discriminazioni dirette e indirette, costringendo il disabile a subire ritardi processuali intollerabili per la propria dignità. 3) L'incertezza nella liquidazione del danno: Il risarcimento del danno non patrimoniale (art. 2059 c.c. e art. 3 L. 67/2006) è attualmente affidato alla valutazione equitativa del giudice (art. 1226 c.c.). In assenza di parametri oggettivi, si genera un'arbitrarietà giudiziale con inaccettabili disparità geografiche, che mortifica l'efficacia deterrente della legge e rende impossibile preventivare il controvalore economico della lesione subita.
Potenziamento dei premi di produttivuta' e welfare aziendale per le PMI
di Elvira Lucia Evangelista
Occorrono nuove disposizioni per la semplificazione, l’estensione e il potenziamento dei premi di produttività e del welfare aziendale nelle Piccole e Medie Imprese (PMI). L'istituto dei premi di risultato detassati (articolo 1, commi 182-189, della legge 28 dicembre 2015, n. 208) ha dimostrato negli anni una straordinaria efficacia nel coniugare l'aumento della produttività aziendale con l'incremento del potere d'acquisto dei lavoratori. Tuttavia, i dati di monitoraggio del Ministero del Lavoro evidenziano una forte sperequazione territoriale e dimensionale: la quasi totalità degli accordi depositati si concentra nelle grandi imprese e nelle regioni del Nord Italia. Le Piccole e Medie Imprese (PMI), che rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo italiano, rimangono in larga parte escluse da questi benefici a causa di: Assenza di rappresentanze sindacali interne (RSU/RSA) e carenza di contrattazione territoriale di secondo livello in specifici settori. Oneri burocratici e costi di consulenza sproporzionati rispetto alle dimensioni dell'organico. Rigidità nella definizione dei criteri di incrementalità in contesti di mercato altamente volatili. Il presente disegno di legge intende rimuovere tali ostacoli strutturali, introducendo strumenti negoziali e fiscali semplificati pensati su misura per le micro, piccole e medie imprese.
Riforma della carriera docente: un sistema semplice e costruttivo a quattro fasce
di Pier Paolo Russo
Il sistema scolastico italiano soffre di una cronica mancanza di attrattività per i giovani talenti e di una demotivazione diffusa tra il corpo docente, causata da una progressione di carriera piatta, ancorata esclusivamente all'anzianità di servizio. Gli attuali incentivi economici, frammentati in progetti sporadici o indennità accessorie, non riescono a valorizzare le competenze specifiche né l'impegno profuso quotidianamente.
Piano Nazionale per l'abbattimento delle liste d'attesa sanitarie
di Ruggiero Crudele
Le lunghe liste d'attesa nel nostro sistema sanitario rappresentano una ferita aperta che trasforma un diritto fondamentale in un privilegio per pochi. Non si tratta di un mero disagio burocratico, ma di un ostacolo concreto che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e compromette la salute pubblica. Ogni giorno, migliaia di persone affrontano attese interminabili per esami diagnostici e visite specialistiche, subendo un ritardo nelle diagnosi che incide pesantemente sulla prognosi e sulla qualità della vita. Questa iniquità territoriale e sociale è inaccettabile in un Paese che dovrebbe garantire cure tempestive a chiunque ne abbia bisogno, indipendentemente dal reddito o dalla residenza.
Centralizzazione nazionale del Fascicolo Sanitario e del sistema di prenotazione unico
di Silvia Garibaldi
Il sistema sanitario italiano è attualmente frammentato in venti diversi modelli regionali, creando disparità inaccettabili nell'accesso alle cure e nella qualità dei servizi. Questa disomogeneità trasforma il diritto alla salute in un privilegio legato alla residenza, costringendo i cittadini a scontrarsi con burocrazie locali inefficienti e agende chiuse. La mancanza di un fascicolo sanitario unico impedisce la continuità assistenziale, mentre la gestione opaca delle agende nelle strutture convenzionate alimenta il fenomeno per cui, a fronte di liste d'attesa infinite nel pubblico, lo stesso servizio risulta immediatamente disponibile privatamente. È una questione di equità fondamentale: il cittadino non può essere ostaggio di confini amministrativi che ne limitano la libertà di scelta e la tempestività delle diagnosi.
SISTEMA PREVIDENZIALE
di ALESSIO PANFOLI
L'ENORME PROBLEMA DELLE PENSIONI E DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO HA FATTO SALTARE COMPLETAMENTE IL PATTO GENERAZIONALE.
Città Policentrica: patti di collaborazione per quartieri vivi e sicuri
di Mario Mancuso
Le nostre città soffrono di una profonda frammentazione che separa i centri storici dalle periferie, trasformando queste ultime in quartieri dormitorio o ghetti isolati. Questa segregazione spaziale non è solo un problema urbanistico, ma una ferita sociale che alimenta insicurezza, degrado e solitudine. È necessario superare l'idea di periferia come luogo di transito, restituendo a ogni quartiere la dignità di un centro vitale. La mancanza di spazi di aggregazione accessibili e la percezione di abbandono rendono i cittadini estranei al proprio territorio, indebolendo il tessuto connettivo della nostra comunità.
Regole trasparenti e inclusive per le primarie: il voto legato al sostegno attivo
di Anna Saltaformaggio
Le attuali modalità di selezione dei candidati alle primarie soffrono di una cronica mancanza di trasparenza e di un legame troppo labile tra l'elettore e la coalizione di riferimento. È necessario superare la logica del voto aperto indiscriminato, che spesso svilisce il senso di appartenenza politica, per premiare chi dimostra un impegno concreto e continuativo verso il proprio schieramento. Il problema colpisce direttamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, rendendo urgente una riforma che certifichi la partecipazione attraverso il sostegno fiscale, garantendo al contempo che nessuno venga escluso per ragioni anagrafiche o per il divario digitale.
Potenziamento della sicurezza urbana tramite videosorveglianza intelligente
di Simone Mari
La crescente percezione di insicurezza nei centri urbani richiede un salto di qualità tecnologico per il controllo del territorio. Attualmente, le forze dell'ordine faticano a monitorare capillarmente ogni area sensibile, rendendo difficile la prevenzione dei reati e la successiva identificazione dei responsabili. È necessario superare i limiti dei sistemi tradizionali, integrando strumenti di analisi avanzata che permettano una gestione più efficiente e tempestiva delle criticità.