Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Formazione specialistica sanitaria: contratti e tutele per la sostenibilità del SSN
di Seydou Sanogo
In Italia, per molte professioni sanitarie — farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi, veterinari — la specializzazione è un requisito obbligatorio per accedere ai ruoli del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, questo percorso non è adeguatamente sostenuto né dal punto di vista economico né contrattuale. La Legge di Bilancio 2025 ha previsto una borsa di studio pari a 4.773 euro lordi annui (circa 398 euro mensili), ma in molti casi le erogazioni non sono ancora operative per la mancanza dei decreti attuativi. Parallelamente, in alcune sedi universitarie si sono verificati blocchi delle borse e richieste di restituzione delle somme già erogate, in applicazione di una normativa che prevede un limite di reddito personale annuo lordo di 7.750 euro, includendo anche redditi patrimoniali. Questo ha generato un limbo normativo: giovani professionisti già inseriti nelle attività del SSN, ma privi di certezze economiche e di tutele. Inoltre, il percorso comporta costi elevati (tasse, contributi previdenziali, vitto e alloggio), che possono superare i 20.000 euro annui, rendendo l’accesso alla specializzazione di fatto elitario. A ciò si aggiungono importanti conseguenze sociali: la mancanza di tutele, in particolare per la maternità, incide negativamente sulla possibilità di costruire un progetto familiare, contribuendo al fenomeno della denatalità. Allo stesso tempo, condizioni economiche e lavorative poco sostenibili favoriscono la fuga di giovani professionisti sanitari verso l’estero, dove trovano maggiori tutele e migliori prospettive. Il rischio è una progressiva perdita di competenze qualificate, con un impatto diretto sulla qualità e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Fiore della Gentilezza: inclusione scolastica e sensibilizzazione all’autismo
di Rosa Lupoli
In molte scuole italiane è ancora necessario rafforzare la cultura dell’inclusione e della conoscenza delle neurodivergenze, in particolare dell’autismo. Spesso bambini e ragazzi con bisogni educativi speciali incontrano difficoltà relazionali, incomprensioni o situazioni di esclusione che possono compromettere il benessere scolastico. Il progetto “Il Fiore della Gentilezza” nasce per promuovere una scuola più inclusiva attraverso attività pratiche e partecipative che aiutano gli alunni a sviluppare empatia, rispetto, ascolto e collaborazione. Ogni bambino contribuisce alla costruzione di un fiore simbolico scegliendo parole e valori positivi come amicizia, aiuto, inclusione, condivisione e rispetto. L’iniziativa è già stata realizzata presso l’Istituto Comprensivo Rodinò di Ercolano coinvolgendo circa 300 alunni e ricevendo un attestato ufficiale di apprezzamento per il valore educativo del progetto. La proposta mira a rendere il progetto replicabile nelle scuole italiane attraverso il sostegno delle istituzioni, favorendo la diffusione di percorsi educativi dedicati all’inclusione scolastica, alla sensibilizzazione sull’autismo e alla prevenzione di fenomeni di isolamento e bullismo.
Start Tax: meno tasse, più futuro per i giovani in Italia
di Meritare l'Europa & Europa21Secolo
L’Italia sta tassando il futuro. I giovani e le giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro partono in salita: stipendi bassi, carriere lente, contratti fragili. E mentre pagano contributi pieni fin dal primo giorno, sanno già che domani riceveranno pensioni meno generose. Guadagnano meno proprio quando devono affrontare le scelte più decisive della vita adulta: casa, mobilità, formazione, autonomia, famiglia. Per anni questo squilibrio è stato giustificato da un patto implicito tra generazioni: se accetti salari bassi all’inizio, sarai compensato con scatti di anzianità e pensioni generose. Quel patto non regge più. La produttività è ferma, i salari crescono troppo lentamente, le carriere avanzano a fatica e i ruoli meglio retribuiti restano a lungo occupati da chi è entrato prima. Così, quando la promessa di una compensazione per i sacrifici di inizio carriera non regge più, ai giovani non restano che i salari bassi. La conseguenza più visibile è la fuga dall’Italia. Nel 2024 hanno lasciato il Paese 191.000 persone, in gran parte giovani: un’emorragia che prosciuga il Paese di capitale umano e indebolisce il potenziale di innovazione e crescita. Ma la fuga è solo il segnale più evidente. Il problema riguarda anche chi resta, spesso costretto a rimandare scelte di vita decisive perché il lavoro non basta a costruire stabilità. La questione generazionale è lo specchio della questione italiana: un modello economico che tutela il passato e tassa il futuro. Per questo proponiamo di cambiare il modo in cui lo Stato tassa il lavoro nei primi anni di carriera. Oggi il fisco guarda quasi solo al reddito, ma non al momento della vita in cui quel reddito viene guadagnato. Eppure chi sta iniziando ha meno risparmi, meno protezioni davanti agli imprevisti e più incertezza sul futuro rispetto a chi ha già una carriera alle spalle. Trattare allo stesso modo condizioni così diverse finisce per penalizzare proprio chi ha meno strumenti.
Scuola aperta fino al pomeriggio: tempo pieno, supporto allo studio e sport per tutti
di Stefano Franco
Una delle grandi difficoltà delle famiglie italiane è conciliare lavoro, cura dei figli e qualità del tempo educativo. Sempre più spesso entrambi i genitori lavorano, le giornate sono frammentate, gli orari scolastici non coincidono con quelli della vita reale e molte famiglie si trovano a gestire nel pomeriggio compiti, attività sportive, spostamenti e cura dei figli in condizioni di forte stress. Questa situazione genera disuguaglianze: chi può permetterselo ricorre a doposcuola, babysitter, centri sportivi e attività private; chi non può resta solo. Il risultato è che molti bambini non vengono seguiti adeguatamente nello studio, fanno poca attività fisica e vivono una quotidianità troppo dipendente dalle possibilità economiche e organizzative delle famiglie. La scuola, invece, deve tornare a essere il principale presidio educativo, sociale e comunitario. Non può limitarsi alla lezione del mattino, ma deve accompagnare la crescita dei bambini e dei ragazzi, sostenere le famiglie e garantire pari opportunità a tutti.
Una legge nazionale per recuperare i terreni abbandonati: il modello delle Associazioni Fondiarie
di Federico Condini
Abbandono fondiario di territori rurali e montani / degrado paesaggistico / Decadenza dell’Economia montana / spopolamento della aree rurali e montane. Il frazionamento fondiario che in Italia deriva in larga parte dai passaggi generazionali accelera e amplifica i fenomeni qui sopra elencati.
Quantum Race: un ecosistema italiano per la prossima rivoluzione tecnologica
di Stefano Franco
L’Italia e l’Europa sono arrivate in ritardo nella grande competizione globale sull’intelligenza artificiale. Mentre Stati Uniti e Cina hanno costruito grandi piattaforme, enormi capitali privati e campioni tecnologici globali, il nostro continente ha spesso reagito più da regolatore che da protagonista industriale. Oggi non possiamo permetterci di commettere lo stesso errore con il quantum computing e, più in generale, con le tecnologie quantistiche. Il calcolo quantistico, la comunicazione quantistica, i sensori quantistici e la crittografia post-quantum saranno settori decisivi per la competitività economica, la sicurezza nazionale, la ricerca scientifica, la difesa, la sanità, la finanza, l’energia e la gestione di sistemi complessi. L’Italia possiede università, centri di ricerca, competenze scientifiche e talenti di altissimo livello, ma spesso non riesce a trasformare questa conoscenza in imprese, brevetti, startup, filiere industriali e occupazione qualificata. Il problema non è solo scientifico: è industriale, finanziario e strategico. Serve un ecosistema capace di mettere insieme università, istituzioni, imprese, capitali pubblici e investitori privati. La nuova sfida non è semplicemente fare ricerca sul quantum, ma costruire una vera “Quantum Race” italiana ed europea: un percorso nazionale per creare startup, attrarre talenti, finanziare tecnologie emergenti e trasformare la ricerca pubblica in innovazione industriale.
Dalla fuga dei cervelli all’attrazione dei talenti: rendere l’Italia competitiva nella ricerca
di Stefano Franco
L’Italia continua a soffrire un forte squilibrio nella competizione internazionale per attrarre ricercatori, docenti e talenti scientifici di alto livello. Troppo spesso il dibattito pubblico si limita a denunciare la “fuga dei cervelli”, senza costruire strumenti stabili per rendere il nostro sistema universitario davvero competitivo rispetto agli altri Paesi europei. I Dipartimenti di Eccellenza degli atenei italiani rappresentano una grande opportunità: sono luoghi qualificati, selezionati sulla base della qualità della ricerca, capaci di produrre innovazione, formare giovani studiosi e attrarre investimenti. Tuttavia, per competere a livello internazionale, non basta avere buone università: occorre offrire condizioni economiche, fiscali e organizzative che rendano conveniente per un ricercatore scegliere l’Italia come luogo in cui lavorare, costruire gruppi di ricerca e sviluppare progetti scientifici di lungo periodo
Dalla sanità delle prestazioni alla sanità del valore. Riforma del finanziamento ospedaliero con modello duale DRG-IVPO
di Pio Cisternino
Il Servizio Sanitario Nazionale rappresenta uno dei pilastri fondamentali della Repubblica e uno dei principali strumenti di tutela del diritto alla salute. Tuttavia, il suo modello di finanziamento ospedaliero continua a basarsi prevalentemente sulla remunerazione delle prestazioni attraverso il sistema dei Diagnosis Related Groups (DRG), nato per misurare l'attività assistenziale in maniera uniforme, ma oggi segnato da evidenti limiti strutturali. Il sistema attuale misura infatti il volume delle prestazioni erogate, senza riconoscere pienamente il valore pubblico complessivo che gli ospedali generano quotidianamente per la comunità. Le moderne strutture ospedaliere non sono semplici luoghi di cura: svolgono ricerca scientifica, formazione specialistica, innovazione tecnologica, sperimentazione clinica, gestione delle patologie rare e dei casi ad elevata complessità, presa in carico multidisciplinare ed integrazione nelle reti cliniche. Si tratta di un patrimonio strategico per il Paese che trova solo un riconoscimento marginale negli attuali criteri di finanziamento. A ciò si aggiunge il ritardo nell'aggiornamento del sistema tariffario rispetto alla rapida evoluzione della medicina: molte procedure diagnostiche e terapeutiche innovative vengono garantite dagli ospedali pur in assenza di una remunerazione coerente con i costi effettivi, generando uno squilibrio economico che penalizza proprio le realtà più orientate all'innovazione. Un modello orientato prevalentemente ai volumi produttivi rischia inoltre di penalizzare la qualità degli esiti, l'appropriatezza delle cure e gli investimenti nel capitale umano. Medici, infermieri e professionisti sanitari costituiscono il primo patrimonio del SSN, ma una logica puramente prestazionale fatica a valorizzarne competenze, responsabilità e crescita. Questa riflessione nasce anche dall'osservazione delle difficoltà vissute da realtà ad alta complessità come Casa Sollievo della Sofferenza, ma guarda all'intero sistema sanitario italiano e a tutte le strutture che, indipendentemente dalla loro natura giuridica, svolgono stabilmente funzioni pubbliche essenziali. È necessario affiancare alla logica della prestazione una nuova cultura della valutazione e del finanziamento, capace di sostenere il valore pubblico generato dagli ospedali per rendere il sistema più equo, moderno e orientato alla qualità delle cure.
Lauree abilitanti per l'accesso alle professioni regolamentate
di Allegra Tonnarini
Il persistente disallineamento tra formazione universitaria e accesso al mercato del lavoro rende necessaria una revisione del sistema accademico in chiave maggiormente professionalizzante. In Italia, infatti, solo alcuni percorsi universitari consentono oggi l’accesso diretto alle professioni, mentre in numerosi ambiti regolamentati sono richiesti ulteriori esami, tirocini o percorsi post-laurea, con conseguente allungamento dei tempi di ingresso nel mondo del lavoro. Questa frammentazione determina un ritardo nell’autonomia economica dei giovani rispetto alla media europea e riduce la competitività del sistema produttivo. Risulta pertanto necessario rafforzare il raccordo tra università e professioni attraverso l’estensione del modello delle lauree abilitanti e professionalizzanti. In tale direzione si colloca la Missione 4 “Istruzione e ricerca” del PNRR, che, nell’ambito della Componente 1, ha previsto la Riforma 1.6 sulle lauree abilitanti per determinate professioni, con l’obiettivo di semplificare l’accesso alle professioni regolamentate, ridurre i tempi di transizione tra studio e lavoro e valorizzare il tirocinio pratico-valutativo all’interno dei percorsi universitari. La presente proposta si pone in continuità con tale impostazione, estendendola a ulteriori corsi di laurea magistrale e rafforzando l’integrazione tra formazione teorica e competenze professionali.
Educazione civica europea nelle scuole: se vogliamo riformare l’Europa del domani, dobbiamo insegnarla ai ragazzi oggi
di Matteo Brizzi
L’educazione civica in Italia è già obbligatoria, vero. Ma troppo spesso rimane una materia “tappabuchi”: poche ore, poco spazio nel programma, un percorso frammentato e senza una vera dimensione europea. Eppure i ragazzi di oggi sono già cittadini europei. Possono studiare, vivere e lavorare in altri Paesi. Possono votare alle elezioni europee. Hanno diritti e opportunità che vanno ben oltre i confini nazionali. Ma quanti sanno davvero quali sono questi diritti? Come funziona l’Europa? Chi decide? E cosa significa essere cittadini europei? Mentre in alcuni Paesi tornano proposte di scuola sempre più chiusa dentro una dimensione nazionale — dalla revisione identitaria dell’insegnamento della storia in Germania alle proposte di "patriarcato mediterraneo" di Futuro (o passato?) Nazionale — noi dobbiamo avere il coraggio di guardare nella direzione opposta. Non una scuola meno italiana. Una scuola che insegni a essere italiani ed europei. Non una storia nazionale contro una storia europea. Una storia completa, che spieghi anche perché dopo secoli di guerre abbiamo scelto di costruire una comunità fondata sulla pace, sulla democrazia e sulla cooperazione. La Commissione europea sta già lavorando a un nuovo Citizenship Education Framework previsto per il 2027, con l'obiettivo di rafforzare educazione civica, valori democratici e partecipazione. Ora serve trasformare questa direzione in una riforma concreta delle nostre scuole. Perché una generazione che non conosce l’Europa difficilmente potrà costruirne una migliore.
Stati Uniti d'Europa
di Riccardo Lucatti
ESSERE ATTORI NELLA POLITICA INTERCONTINENTALE. Solo gli SUE possono contribuire a riequilibrare gli sconvolgimenti delle placche politico-economiche-sociali continentali. The rest are details, direbbe Einstein ...
Sportello continuità & rilancio aziendale
di Sara Porta
Salvare il lavoro, tramandare le competenze, proteggere il territorio. 1. La Sfida (Il Problema) Ogni anno centinaia di piccole e medie imprese chiudono i battenti non sempre perché il loro prodotto non funziona, ma per solitudine istituzionale. Quando un imprenditore affronta una crisi finanziaria, un ricambio generazionale difficile o la necessità di ridimensionarsi, si trova isolato. La dispersione del valore: Quando un'azienda cessa l'attività, non fallisce solo un bilancio. Si disperde un patrimonio immateriale inestimabile: il know-how (le competenze), l'organizzazione, la storia e la capacità produttiva di quel territorio. Il dramma sociale: La chiusura significa licenziamenti, famiglie in difficoltà e un territorio che si impoverisce, soprattutto nelle aree più vulnerabili come il Sud Italia.