Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
La cultura oltre l’orario: un nuovo modello di fruizione museale
di Gabriele Cortis
L’Italia è il Paese con il più grande patrimonio culturale al mondo: con 61 siti riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO detiene il primato globale. A questo, secondo l’Osservatorio dei Beni Culturali e delle Attività Turistiche, si aggiungono quasi 5.000 tra musei, monumenti e aree archeologiche aperti al pubblico. Nonostante questa straordinaria ricchezza, l’accesso ai musei in Italia resta limitato e disomogeneo. Le aperture serali sono episodiche e la fruizione culturale è spesso confinata ai fine settimana o a iniziative occasionali. Ne deriva una distanza crescente tra cittadini e patrimonio culturale, che non riesce a entrare stabilmente nella vita di tutti i giorni. Il confronto europeo evidenzia con chiarezza questo limite. Secondo gli ultimi dati Eurostat sulla partecipazione culturale, in diversi Paesi europei oltre il 60% della popolazione visita musei o siti culturali ogni anno, con punte superiori al 70% nei Paesi del Nord Europa e circa il 58% in Spagna. In Italia, invece, la partecipazione si attesta intorno al 30–35% della popolazione, un dato significativamente inferiore alla media dei principali Paesi europei. In Francia, istituzioni come il Musée du Louvre prevedono aperture serali settimanali; nel Regno Unito, il British Museum garantisce l’accesso gratuito alle collezioni permanenti; in Spagna, il Museo del Prado consente ingressi gratuiti quotidiani nelle fasce serali; a Vienna, il Kunsthistorisches Museum integra stabilmente aperture serali nell’offerta culturale. Il paradosso è evidente: il Paese con il più ampio patrimonio culturale al mondo è tra quelli che lo rendono meno accessibile in modo continuativo ai propri cittadini. Si tratta di una questione non solo culturale, ma anche identitaria. Limitare l’accesso significa indebolire il rapporto tra cittadini e storia, tra comunità e patrimonio.
Ricerca universitaria: finanziare il merito
di Paolo Salucci
Il Ministero dell'Università e della Ricerca (Decreto 2298; 10-04-26) ha stabilito i criteri per accedere al "Finanziamento di progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN)", volto a promuovere la ricerca universitaria in Italia. La dotazione di 260 ME (milioni di Euro) è ripartita in tre macroaree: 91 ME per Scienze della vita, 91 ME per Matematica, Fisica, Informatica e Comunicazione, Ingegneria, Scienze dell'Universo e della Terra ed infine 78 ME per Scienze Sociali ed Umane. I progetti, di durata triennale, devono obbligatoriamente prevedere un finanziamento di 1.0-1.2 ME; il gruppo di ricerca deve essere costituito da un minimo di quattro unità, ognuna appartenente ad un Ateneo o Ente diverso. È necessario quantificare che, nell'Università italiana, abbiamo circa 65000 "professori e ricercatori strutturati" (da qui, ricercatori). Nella stragrande maggioranza dei casi, la ricerca universitaria è una narrazione di impegno e di grandi successi a ogni livello, età e disciplina. I circa 200 progetti che vengono finanziati coprono solo una piccola parte dei progetti in programmazione o in realizzazione nelle varie Università' e discipline. La possibilità di successo per ogni progetto presentato è di circa il 25%. Tuttavia, migliaia di eventuali progetti, a sostegno di linee di ricerca di alto livello, hanno una "scala" molto più piccola rispetto a quella che si vuole finanziare. In dettaglio, tali progetti fanno riscontro a un budget che è solo 1/10 di quello obbligatorio, vedono coinvolte non più di 2 Università con un limitato numero di ricercatori. Queste linee di ricerca e i relativi "Piccoli Progetti", che sono la spina dorsale della ricerca italiana, non rientrano nelle mire del finanziamento pubblico, rivolto esclusivamente ai "Grandi Progetti". Inoltre, per le loro specificità, difficilmente queste linee di ricerca possono essere inserite in qualche "Grande Progetto", risultando così invisibili al finanziamento PRIN. Da notare che Trieste ha più di 40 centri di ricerca scientifica e umanistica, con più del 4% della popolazione dedicata a questa attività'. Le eccellenze e le esperienze presenti sul territorio possono fare da fulcro nel mobilitare il mondo della ricerca italiana su questa tematica.
Sostegno all'acquisto della prima casa: detrazione fiscale sugli interessi passivi per i giovani
di Francesco De Santis
L'Italia affronta una crisi abitativa strutturale che costringe i giovani a posticipare l'uscita dal nucleo familiare ben oltre i trent'anni, ostacolando la loro autonomia e il progetto di vita. L'accesso alla proprietà immobiliare è diventato proibitivo nelle aree economicamente dinamiche, dove i prezzi elevati si sommano all'impatto devastante dell'aumento dei tassi di interesse registrato tra il 2021 e il 2024. Questo scenario ha eroso drasticamente il reddito disponibile delle giovani famiglie, rendendo il mutuo un peso insostenibile che frena la mobilità sociale e la stabilità economica. È necessario un intervento pubblico mirato che riconosca il valore sociale dell'abitazione principale, trasformando il costo degli interessi in una leva di sostegno al reddito reale per chi intende investire nel proprio futuro.
Contrasto allo spopolamento e agli svantaggi dell'insularità: riabitare i borghi e le aree interne
di Claudia Medda
Contrastare lo spopolamento delle aree interne richiede un approccio multidimensionale. Non basta offrire incentivi economici; bisogna ricostruire un ecosistema di servizi che renda la vita in montagna o nei piccoli borghi non solo possibile, ma sostenibile. La proposta mira a contrastare il declino demografico, favorire il ripopolamento dei comuni classificati come "aree interne" e promuovere lo sviluppo economico sostenibile, garantendo il diritto alla cittadinanza anche nei territori definiti marginali. L'insularità, la carenza di infrastrutture ferroviarie e il fenomeno delle "case a 1 euro", necessitano di una cornice normativa più solida per funzionare davvero. Si potrebbe valorizzare Il "South Working" (lavorare dal Sud per aziende del Nord o estere). Si tratta di una formula già collaudata che dovrebbe essere istituzionalizzata con sgravi contributivi per le aziende che permettono il lavoro da remoto da queste aree. Contrasto agli svantaggi dell'insularità - Specifico per Sardegna e Sicilia In attuazione del principio di insularità in Costituzione (art. 119): Continuità Territoriale Merci: contributi diretti per abbattere i costi di trasporto per le imprese con sede operativa nei comuni interni della Sardegna/Sicilia, equiparando i costi di logistica a quelli della terraferma. Fiscalità di Sviluppo Insulare: riduzione dell'aliquota IRAP per le imprese che mantengono l'occupazione per almeno 10 anni in territori a bassa densità abitativa. In sintesi: trasformare il borgo in un incubatore di impresa verde e digitale.
Riforma del fisco
di Dario Claps
CONTESTO DI RIFERIMENTO - Sistema fiscale vecchio ed inefficiente; - Livello di tassazione elevato che pesa sostanzialmente sul ceto medio e sul lavoro; - Elevata evasione fiscale; - Eccesso di burocrazia fiscale che pesa sul contribuente in termini di tempo, costi ed adempimenti pratiche fiscali OBIETTIVO Riforma strutturale del sistema fiscale che abbia come obiettivi la semplificazione e la riduzione della pressione fiscale, con conseguente abbattimento della spesa pubblica, nonché uno strumento fiscale specifico per ogni livello di governo per attuare il vero federalismo attraverso il binomio autonomia/responsabilità.
Proposta di legge: un giorno di smart working obbligatorio per tutti i lavoratori
di Marco Cappa
IL PROBLEMA: Lavoro e qualità della vita nel 2026 Il mondo del lavoro è cambiato, ma le leggi no. In Italia, lo smart working è ancora una concessione discrezionale del datore di lavoro, non un diritto. Lo dice chiaramente la legge 81/2017, che affida integralmente la scelta all'autonomia negoziale individuale o alla contrattazione collettiva — ignorando la cruda realtà: tra datore e singolo lavoratore, la parità negoziale è una mera finzione giuridica. Il risultato? Milioni di lavoratori dipendenti — specialmente giovani, genitori, pendolari — continuano a sostenere costi nascosti altissimi: trasporti, pranzi fuori casa, tintorie, babysitter. Una stima prudente: parliamo dei nuovi 80 euro al mese che senza questa misura sarebbero però in meno in tasca, ogni mese, per svolgere esattamente il lavoro che potrebbero fare da casa. Con il costo del carburante alle stelle — aggravato dall'instabilità geopolitica in Medio Oriente — questi costi non sono più una scomodità: sono un peso strutturale sulle famiglie. Senza oneri sulle casse dello stato, potrebbero rappresentare un valore di risparmio nelle tasche dei lavoratori pari ad almeno 80 Euro al mese. Non è solo una questione economica. È una questione generazionale. Chiunque oggi incontri ragazze e ragazzi in cerca di lavoro — nelle aziende, negli studi professionali, negli enti pubblici — sa che la prima domanda non è sul salario: è sulla qualità della vita. Flessibilità, tempo, autonomia. Questi sono i nuovi indicatori di dignità e qualità lavorativa. Se vogliamo attrarre talenti, trattenere competenze, costruire un'economia produttiva, dobbiamo parlare la lingua di chi lavora — non di chi gestisce parcheggi aziendali o si approccia al lavoro con le categorie del passato. Il paradosso è che, anziché investire sulla qualità del lavoro, si moltiplicano gli adempimenti burocratici: informative sulla salute e sicurezza (notizia di questi giorni) obblighi formali con rischio penale in caso di inottemperanza — oneri che gravano soprattutto sulle PMI e sui professionisti, senza alcun beneficio reale per i lavoratori. È la strada sbagliata. Noi vogliamo e possiamo percorrere quella giusta.
Verso l'autosufficienza energetica: investire in rinnovabili e nucleare
di Francesco Del Buono
L'Italia si trova in una condizione di vulnerabilità energetica inaccettabile, con una dipendenza dall'estero che mina la nostra sovranità e stabilità economica. Nonostante il potenziale, le nostre fonti energetiche rinnovabili sono ancora insufficientemente sfruttate, e il dibattito sul nucleare, pur essendo una risorsa cruciale per l'autosufficienza, stenta a decollare. Questa situazione non solo ci espone a fluttuazioni geopolitiche e rincari, ma frena anche il nostro sviluppo sostenibile. È imperativo un cambio di mentalità, una vera e propria rivoluzione culturale che ponga l'autosufficienza energetica al centro delle priorità nazionali. Dobbiamo liberarci da questa dipendenza per garantire un futuro più stabile e prospero alle prossime generazioni, sfruttando appieno ogni risorsa energetica disponibile sul nostro territorio.
Diritto ed economia obbligatori in tutte le scuole superiori: per formare cittadini consapevoli del mondo
di Francesca Vivenzi
L'Italia si trova di fronte a una sfida democratica profonda, rappresentata dall'analfabetismo funzionale, che colpisce un italiano su tre secondo i dati OCSE. Questa carenza non è un mero dato statistico, ma una realtà che si traduce in apatia, in una pericolosa vulnerabilità alla disinformazione (problema indubbiamente aggravato dalla diffusione dell'AI) e in un astensionismo crescente, come evidenziato anche dal "Libro bianco" del Dipartimento Riforme Istituzionali del 2022. Quando i cittadini non comprendono appieno il funzionamento delle istituzioni, i propri diritti e doveri, o le implicazioni delle decisioni politiche, la democrazia ne risente. Senza una solida base di conoscenza giuridica, politica ed economica, i cittadini non sono attrezzati per navigare la complessità sempre maggiore del mondo contemporaneo e per esercitare pienamente il loro ruolo di protagonisti nella società. Ad oggi è previsto soltanto l'insegnamento di "educazione civica", per un minimo di 33 ore annuali, nelle scuole di ogni ordine e grado (L. 92/2019). Si tratta di una disciplina a tutti gli effetti, con un proprio voto in pagella, teoricamente improntata sull'insegnamento di 3 nuclei tematici definiti (Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale). Tuttavia, è molto problematico il modo in cui le ore sono gestite nei fatti: infatti, esse sono ricavate all'interno del monte ore complessivo delle altre discipline già presenti nel piano di studi e affidate a più insegnanti del consiglio di classe, privi di una formazione specialistica nelle tematiche affrontate dall'educazione civica. Di fatto, molto spesso accade che il docente di italiano o di scienze si trovi ad improvvisare lezioni sugli articoli della Costituzione (per semplice obbligo), senza una competenza accademica tecnica che gli consenta di trasmettere una conoscenza solida agli studenti. Il risultato della trasversalità dell'educazione civica e del fatto che sia insegnata da docenti non formati è la sua trasformazione in un insegnamento frammentato, disomogeneo e spesso ripetitivo, percepito come una pura formalità dagli studenti e dagli stessi docenti.
Riforma del catasto: restituire equità, non aumentare le tasse
di Manrico Macilenti
Perché intervenire ora Il sistema catastale italiano è fermo al secolo scorso. Le rendite su cui si calcolano le tasse derivano da criteri del 1939: un’Italia che non esiste più. Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: chi possiede immobili di grande valore paga spesso meno del dovuto, mentre chi vive in periferia paga più del giusto. Non è un problema tecnico. È una questione di giustizia. La verità che va detta chiaramente • Il sistema attuale è iniquo: immobili simili pagano tasse diverse. • Le rendite catastali sono spesso lontane dai valori reali. • Esiste una sperequazione territoriale tra comuni e tra quartieri. • Gli interventi fatti finora sono stati parziali e disomogenei. Chi difende lo status quo difende un privilegio, non un principio.
Diritti sessuali e riproduttivi
di Desideria Mini
I diritti sessuali e riproduttivi sono sotto attacco mentre dovrebbero essere riconosciuti e tutelati in quanto fondamentali per ogni persona. In particolare, dovrebbero essere protetti e rispettati: 1) il diritto di utilizzare i metodi contraccettivi e di prevenzione delle malattie veneree; 2) il diritto della donna di accedere all'interruzione volontaria di gravidanza in caso di violenza sessuale, pericolo per la sua vita, pericolo per la sua salute fisica o psichica o grave anomalia o malformazione del feto; 3) il diritto ad accedere gratuitamente alle tecniche di preservazione della fertilità, per il soggetto che per condizioni mediche o personali, può divenire infertile o sterile, previo supporto psicologico nel caso del minore; 4) il diritto della persona affetta da incongruenza di genere a intraprendere e portare a termine, nei limiti della propria volontà, un percorso di affermazione di genere, di tipo sociale, anagrafico, ormonale e\o chirurgico, con l'aiuto di un team medico multidisciplinare che la supporti nel percorso; 5) il diritto di ogni soggetto a non subire interventi chirurgici sui propri caratteri sessuali senza aver espresso una richiesta consapevole e informata in tal senso, a meno che detto intervento non sia necessario per salvaguardare la vita di un individuo che non è in grado di autodeterminarsi; 6) il diritto delle persone viventi maggiorenni e in età potenzialmente fertile di accedere ai percorsi di procreazione medicalmente assistita senza discriminazioni per condizioni personali o sociali, ivi compresi i percorsi che includono procedure biomediche, di sicurezza ed efficacia comprovate, necessarie a prevenire le malattie ereditarie e\o a evitare un pericolo per la salute della donna durante la gravidanza; 7) il diritto all’asilo politico dello straniero che per condizioni personali o sociali inerenti ai diritti sessuali e riproduttivi è perseguitato nel paese di origine. Inoltre, al fine di prevenire fenomeni di bullismo, di promuovere il rispetto reciproco tra pari e rendere le giovani generazioni consapevoli dei propri diritti sessuali e riproduttivi, almeno nella scuola secondaria di primo e secondo grado l'educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere oggetto di formazione scolastica, avvalendosi di personale docente opportunamente formato e\o di esperti esterni qualificati. Chi fa le veci del minore dovrebbe essere informato in merito a tale tipologia di attività didattica. Di seguito quello che propongo in concreto.
Partecibar - la nuova stagione del circolo culturale 2.0 secure by design
di Federico Barbieri
L'idea che la politica debba riaffermare il concetto intrinseco di condivisione e di dibattito nasce dalla disperata necessità di riavvicinare il cittadino comune alla politica come esperienza attiva e partecipata. Bisogna invertire la rotta tracciata dai populismi che avevano utilizzato la tecnologia meritoriamente nel senso di democratizzazione e accesso al dibattito, ma molto negativamente dal punto di vista del rapporto uno a uno che il personal computer e poi lo smartphone hanno imposto ai singoli individui. In questo senso la tecnologia è stata d'aiuto per lo scambio contenutistico di idee e opinioni tra persone, ma è stata molto limitante nella costruzione dei rapporti umani. Il risultato, nel corso di 15 anni, è stata una sempre maggiore progressione della disaffezione politica e una sempre crescente mancanza di luoghi e spazi di aggregazione politica. In primis per i giovani, che hanno pagato lo scotto della perdita di rappresentanza soprattutto sui territori, con una politica spesso imbelle alle difficoltà degli amministratori locali e depauperata delle capacità di riattivazione dei tessuti sociali nelle periferie, così come nei piccoli paesi. Tutto questo ha riaffermato l'impossibilità di gestire i processi di costruzione partecipata del consenso, avendo i pochi leader politici impossibile capacità di essere fisicamente presenti in più parti d'Italia.
L'Italia per gli Stati Uniti d'Europa: unione politica e militare
di Luca Del Frate
Il futuro dell'Italia e dell'Europa è a un bivio cruciale. Vedo con crescente preoccupazione il dibattito che vorrebbe un'Italia isolata, fuori dalle alleanze fondamentali come la NATO e l'Unione Europea. Questa visione è miope e pericolosa. Il mondo è radicalmente cambiato: potenze economiche e militari emergenti come Cina, India e Russia stanno ridefinendo gli equilibri globali. In questo scenario, i singoli Stati europei, inclusa l'Italia, rischiano di diventare irrilevanti, schiacciati e privi di voce. La mia profonda convinzione è che l'Italia non solo debba rimanere saldamente ancorata alla UE e alla NATO, ma debba assumere un ruolo di leadership per spingere verso una vera unione politica e militare europea. Solo un'Europa forte e coesa, capace di parlare con una sola voce e di difendere i propri interessi comuni, potrà affrontare le sfide del XXI secolo e garantire prosperità e sicurezza ai suoi cittadini. È una questione di sopravvivenza e di sovranità, non possiamo permetterci di restare frammentati.