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Diritto ed economia obbligatori in tutte le scuole superiori: per formare cittadini consapevoli del mondo

di Francesca Vivenzi

12 aprile 2026

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Tema

L'Italia si trova di fronte a una sfida democratica profonda, rappresentata dall'analfabetismo funzionale, che colpisce un italiano su tre secondo i dati OCSE. Questa carenza non è un mero dato statistico, ma una realtà che si traduce in apatia, in una pericolosa vulnerabilità alla disinformazione (problema indubbiamente aggravato dalla diffusione dell'AI) e in un astensionismo crescente, come evidenziato anche dal "Libro bianco" del Dipartimento Riforme Istituzionali del 2022. Quando i cittadini non comprendono appieno il funzionamento delle istituzioni, i propri diritti e doveri, o le implicazioni delle decisioni politiche, la democrazia ne risente. Senza una solida base di conoscenza giuridica, politica ed economica, i cittadini non sono attrezzati per navigare la complessità sempre maggiore del mondo contemporaneo e per esercitare pienamente il loro ruolo di protagonisti nella società. Ad oggi è previsto soltanto l'insegnamento di "educazione civica", per un minimo di 33 ore annuali, nelle scuole di ogni ordine e grado (L. 92/2019). Si tratta di una disciplina a tutti gli effetti, con un proprio voto in pagella, teoricamente improntata sull'insegnamento di 3 nuclei tematici definiti (Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale). Tuttavia, è molto problematico il modo in cui le ore sono gestite nei fatti: infatti, esse sono ricavate all'interno del monte ore complessivo delle altre discipline già presenti nel piano di studi e affidate a più insegnanti del consiglio di classe, privi di una formazione specialistica nelle tematiche affrontate dall'educazione civica. Di fatto, molto spesso accade che il docente di italiano o di scienze si trovi ad improvvisare lezioni sugli articoli della Costituzione (per semplice obbligo), senza una competenza accademica tecnica che gli consenta di trasmettere una conoscenza solida agli studenti. Il risultato della trasversalità dell'educazione civica e del fatto che sia insegnata da docenti non formati è la sua trasformazione in un insegnamento frammentato, disomogeneo e spesso ripetitivo, percepito come una pura formalità dagli studenti e dagli stessi docenti.

Soluzione

Per affrontare quella che ritengo essere un'urgenza per il futuro della nostra democrazia, propongo il superamento dell'ora di educazione civica per come oggi è strutturata e l'introduzione dell'insegnamento obbligatorio del diritto in tutte le scuole superiori italiane. Esattamente come impariamo la storia dell'arte, la matematica o la letteratura, nel momento in cui terminiamo il nostro percorso scolastico dovremmo avere un'idea del funzionamento del Paese (oltreché dell'Europa e del mondo) in cui viviamo. Quello che propongo è un percorso formativo chiaro e strutturato su quattro direttrici principali: diritto costituzionale di base (come ABC del cittadino consapevole), diritto internazionale e dell'Unione Europea, nozioni di diritto privato (di famiglia e dei contratti), basi del sistema economico e della finanza. Si tratterebbe di due ore settimanali, l'una dedicata alle materie giuridiche e l'altra a quelle economiche: il modello è quello già presente in alcuni indirizzi specifici di scuola secondaria di secondo grado, come il Liceo delle Scienze umane. Le due ore standard sarebbero mantenute nell'orario settimanale per tutta la durata del corso di studi (quinquennale o quadriennale), in tutti gli indirizzi. Punto cardine della proposta è l'affidamento degli insegnamenti a docenti curriculari formati: solo laureati in discipline giuridiche, politiche o economiche. Così come in generale non si può insegnare matematica con una laurea in Giurisprudenza, è logico che non si possa insegnare diritto con una laurea in Matematica. La mia proposta prevede però il mantenimento dell'educazione civica così come è impostata oggi nella scuola primaria e secondaria di primo grado, con insegnamenti propedeutici adeguati all'età e alla maturità degli allievi. Nei gradi inferiori avrebbe senso una maggiore discrezionalità, nell'ambito dell'autonomia scolastica, per la definizione dell'offerta formativa in educazione civica. L'attuazione della mia proposta richiederebbe un impegno del Ministero dell'Istruzione per la definizione dei programmi, garantendo che l'insegnamento del diritto e dell'economia alle superiori sia completo e rigoroso, ma anche pratico, stimolante e legato alla realtà quotidiana. L'impatto sarebbe trasformativo: i giovani acquisirebbero una maggiore consapevolezza civica, svilupperebbero un pensiero critico e sarebbero più propensi a partecipare attivamente alla vita democratica del nostro Paese.

Punteggio

332

Posizione in classifica

#20 di 1426 proposte

#5 di 202 proposte su Istruzione

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