Riformare i sindacati, rifondare la contrattazione
di Francesco Armillei
19 agosto 2026
Tema
I salari italiani non crescono da troppo tempo. Negli ultimi anni abbiamo discusso di produttività, salario minimo, cuneo fiscale, tasse e trasferimenti. Molto meno abbiamo discusso di come i salari vengono concretamente determinati per milioni di lavoratrici e lavoratori: attraverso la contrattazione e il lavoro dei sindacati. Eppure proprio la contrattazione sarà una delle grandi questioni della prossima legislatura. Non riguarda soltanto i salari: da qui passa anche la capacità del mercato del lavoro di affrontare il cambiamento tecnologico, redistribuire i guadagni di produttività e adattare orari e organizzazione del lavoro alle nuove esigenze delle persone. Il sistema italiano presenta però alcuni problemi: contratti nazionali che possono restare scaduti a lungo, informazioni ancora insufficienti sulla reale rappresentatività delle organizzazioni, partecipazione discontinua dei lavoratori alla scelta dei propri rappresentanti e una contrattazione aziendale ancora troppo debole. Il risultato è un paradosso: abbiamo bisogno di sindacati forti e rappresentativi proprio nel momento in cui chiediamo alla contrattazione di tornare a svolgere un ruolo centrale nella crescita dei salari e nella trasformazione del lavoro. L'autonomia delle parti sociali è e deve restare sacra. Ma quell'autonomia si esercita dentro un quadro di regole e incentivi definito anche dalle istituzioni. È su quel quadro che possiamo intervenire: non per decidere al posto dei sindacati, ma per rimettere i lavoratori al centro dei sindacati e i sindacati al centro della contrattazione. Crediamo nel ruolo delle organizzazioni dei lavoratori. Proprio per questo abbiamo bisogno di creare le condizioni perché possano svolgerlo bene: con maggiore partecipazione, rappresentatività, trasparenza e responsabilità.
Soluzione
Serve una riforma della contrattazione che rafforzi il ruolo delle parti sociali senza sostituirsi alla loro autonomia. Lo Stato non deve stabilire il contenuto degli accordi, ma può costruire un quadro di incentivi che renda la rappresentanza più forte, trasparente e responsabile. Propongo di partire da tre interventi concreti. 1. Election day per le rappresentanze sindacali. Incentivare, nei luoghi di lavoro in cui è prevista l'elezione delle rappresentanze, giornate comuni e riconoscibili dedicate al voto. L'obiettivo è aumentare partecipazione e legittimazione dei rappresentanti, dando ai lavoratori più possibilità di incidere sulle scelte delle organizzazioni che li rappresentano. 2. Dare piena attuazione al Testo Unico sulla Rappresentanza. Recepirne per legge gli elementi essenziali, costruendo finalmente un sistema affidabile e trasparente di misurazione della rappresentatività basato su iscritti e risultati elettorali. Sapere chi rappresenta chi è una condizione fondamentale per una contrattazione forte e credibile e per contrastare la proliferazione di contratti sottoscritti da organizzazioni scarsamente rappresentative. 3. Evitare che la contrattazione si blocchi. Prevedere l'obbligo di riaprire la negoziazione dei contratti nazionali entro un intervallo massimo, ad esempio tre o quattro anni, e di avviare periodicamente il confronto aziendale nelle grandi imprese, prendendo spunto anche da esperienze europee come quella francese. L'obbligo riguarderebbe il negoziato, non il suo esito: nessuna imposizione sul contenuto degli accordi. A questo si potrebbero accompagnare clausole di salvaguardia durante i periodi di vacanza contrattuale. L'obiettivo non è indebolire l'autonomia sindacale, ma fare l'opposto: creare istituzioni che rendano la contrattazione più frequente, partecipata e rappresentativa. Una contrattazione che funziona meglio può aiutare i salari ad adeguarsi più rapidamente ai cambiamenti di produttività e del costo della vita, dare ai lavoratori maggiore voce nelle trasformazioni tecnologiche e organizzative e restituire centralità ai sindacati nel funzionamento del mercato del lavoro. La prossima legislatura può essere l'occasione per una grande riforma della contrattazione. Ma per arrivarci con proposte solide e condivise bisogna iniziare a discuterne adesso.
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