Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Istituzioni

Il riformismo è un metodo

di tommaso minervini

Essendo un metodo, una modalità di Governo nel quale i valori non sono trattabili ma l'intelligenza e la competenza deve portare ad arrivare, pur per gradi, ai grandi cambiamenti valoriali della sinistra riformista e liberale, riprendendo e declinando alla attualità il riformismo di Gaetano Salvemini, dei fratelli Rosselli dello stesso Piero Gobetti, tanto vituperati nel secolo scorso, ma la cui cultura minoritaria all'epoca, è quella sopravvissuta dal 900. Una storia fatta di Istituzioni sovranazionali: Europa e tutte quelle che riportano il conflitto tra Paesi ai tavoli del confronto delle regole etico, economiche e politiche della diplomazia internazionale. Il metodo riformista coniuga incessantemente, seppure a passi graduali, le libertà dell'individuo rispetto allo Stato e alla stessa ragion politica: vedi i temi della Giustizia, del diritto alla salute, il diritto alla Cultura, alla Sicurezza, ad una problematica Ambientale dove l'uomo produce e lavoro e gode della natura. Condivido la sforzo attuale della Casa riformista di idee specifiche: primum vivere (ci sono le elezioni) . Ma la situazione internazionale e nazionale esigono un NUOVO RIFORMISMO, in una visione complessiva che superi la sindrome minoritaria nella sinistra: lo è stato nel 900 ma oggi la sinistra massimalista oggi di Conte AVS certo PD debbono essere orientati dal movimento riformista delle migliori tradizioni italiane ed Europee. Solo una visione aperta e complessiva farà decollare il Riformismo necessario alle pesanti domande e criticità nazionali ed internazionali, prima che la percezione al cambiamento, che pur si percepisce in Italia e in Europa, come in altre parti del mondo, non assuma caratteri emotivi che durano una stagione politica nel fluire dei cicli elettorali. E' necessaria un'azione forte riformista a tutto tondo nei vari campi. Se verrà costituita una cornice solida, ben visibile si potrà inscrivere una piattaforma riformista a partire dalla forma istituzionale, del sistema elettorale, di un nuovo rapporto interno dello Stato con Regioni, Provincie e Comuni ed il vitale rapporto con l'Europa per proseguire alle varie tematiche. Attendo fiducioso la cornice.

Politique d'abord
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7 mesi fa
Cultura

Riformare produzione e distribuzione del cinema per dare priorità al cinema italiano e riportare il pubblico nelle sale

di marco castrucci

Oggi il cinema italiano soffre di un problema strutturale che riguarda tutta la filiera: produzione, distribuzione, promozione ed esercizio non funzionano in modo coordinato e non riescono a trasformare il potenziale culturale del settore in forza economica, occupazione stabile e rapporto reale con il pubblico. Si producono opere che troppo spesso non vengono accompagnate bene nella loro vita successiva: escono male, restano poco in sala, ricevono promozione insufficiente e faticano a trovare spettatori. Il sistema tende inoltre a favorire soggetti già forti, già integrati e già presenti nei principali canali di accesso al mercato. Questo penalizza i nuovi autori, i produttori indipendenti, i territori fuori dai grandi centri e molte opere italiane che avrebbero bisogno di più tempo e più spazio per incontrare il pubblico. La distribuzione è spesso troppo concentrata e il cinema nazionale si trova a competere in condizioni squilibrate con grandi titoli internazionali che hanno una forza commerciale e promozionale molto superiore. Il risultato è un impoverimento doppio. Da una parte si indebolisce un settore che potrebbe creare più lavoro, più indotto e più ricchezza. Dall’altra si impoverisce culturalmente il Paese, perché un’Italia che vede sempre meno le proprie storie, i propri conflitti, i propri linguaggi e i propri territori sullo schermo perde immaginario, identità e capacità di raccontarsi. Anche il pubblico si allontana: i giovani non sentono la sala come un luogo vivo e contemporaneo, mentre molte persone adulte e anziane non trovano una proposta continua, riconoscibile e radicata nella realtà italiana. Il problema quindi non è solo sostenere il cinema come settore culturale, ma farlo funzionare come filiera nazionale capace di produrre valore economico e valore simbolico insieme.

cinemaproduzionedistribuzione
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7 mesi fa

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