Riformare produzione e distribuzione del cinema per dare priorità al cinema italiano e riportare il pubblico nelle sale
di marco castrucci
17 aprile 2026
Tema
Oggi il cinema italiano soffre di un problema strutturale che riguarda tutta la filiera: produzione, distribuzione, promozione ed esercizio non funzionano in modo coordinato e non riescono a trasformare il potenziale culturale del settore in forza economica, occupazione stabile e rapporto reale con il pubblico. Si producono opere che troppo spesso non vengono accompagnate bene nella loro vita successiva: escono male, restano poco in sala, ricevono promozione insufficiente e faticano a trovare spettatori. Il sistema tende inoltre a favorire soggetti già forti, già integrati e già presenti nei principali canali di accesso al mercato. Questo penalizza i nuovi autori, i produttori indipendenti, i territori fuori dai grandi centri e molte opere italiane che avrebbero bisogno di più tempo e più spazio per incontrare il pubblico. La distribuzione è spesso troppo concentrata e il cinema nazionale si trova a competere in condizioni squilibrate con grandi titoli internazionali che hanno una forza commerciale e promozionale molto superiore. Il risultato è un impoverimento doppio. Da una parte si indebolisce un settore che potrebbe creare più lavoro, più indotto e più ricchezza. Dall’altra si impoverisce culturalmente il Paese, perché un’Italia che vede sempre meno le proprie storie, i propri conflitti, i propri linguaggi e i propri territori sullo schermo perde immaginario, identità e capacità di raccontarsi. Anche il pubblico si allontana: i giovani non sentono la sala come un luogo vivo e contemporaneo, mentre molte persone adulte e anziane non trovano una proposta continua, riconoscibile e radicata nella realtà italiana. Il problema quindi non è solo sostenere il cinema come settore culturale, ma farlo funzionare come filiera nazionale capace di produrre valore economico e valore simbolico insieme.
Soluzione
Serve una riforma integrata della filiera cinematografica che rimetta il cinema italiano al centro come priorità industriale e culturale. Primo: vanno rafforzate le dinamiche produttive sane. I fondi pubblici e gli incentivi non devono premiare solo l’avvio delle opere, ma anche la qualità dello sviluppo, la solidità della scrittura, la sostenibilità del piano produttivo, la strategia distributiva e la capacità di costruire un pubblico. Va sostenuto chi realizza film con un vero percorso di vita, non solo chi riesce a chiudere finanziariamente una produzione. Secondo: va riformata la distribuzione. Bisogna ridurre la concentrazione del potere distributivo, semplificare l’accesso al mercato per opere italiane e indipendenti, rafforzare la promozione dei film nazionali e creare strumenti che colleghino meglio produttori, distributori, esercenti e territori. I film italiani non devono solo uscire: devono avere tempo e spazio per incontrare davvero il pubblico. Terzo: il cinema italiano deve avere priorità in Italia. Le sale dovrebbero garantire una quota minima obbligatoria di programmazione dedicata ai film italiani, con criteri chiari ed equilibrati. Allo stesso tempo, i dispositivi di sostegno pubblico alla distribuzione, alla promozione e alla permanenza in sala devono essere più forti per i film nazionali e più selettivi per i titoli internazionali. Non significa chiudersi, ma riequilibrare un mercato oggi sbilanciato. Quarto: bisogna riportare il pubblico nelle sale con una strategia permanente. Per i giovani servono prezzi accessibili, programmi con scuole e università, eventi, educazione all’immagine e una sala vissuta come esperienza viva. Per adulti e anziani servono programmazioni più leggibili, sale di prossimità, rassegne e una presenza più continua del cinema italiano nei territori. La sala deve tornare a essere uno spazio sociale, culturale e popolare. Quinto: il cinema va trattato come leva di arricchimento nazionale. Se funziona bene, produce lavoro per autori, tecnici, attori, produttori, distributori, esercenti e servizi collegati; rafforza i territori; genera economia locale; esporta immaginario; accresce il prestigio culturale del Paese. Il valore del cinema deve ricadere su occupazione, cultura, identità, città, pubblico e imprese. L’obiettivo finale è un sistema in cui il cinema italiano torni a circolare, a farsi vedere, a creare pubblico e a generare ricchezza materiale e culturale. Così si diventa veramente sovranisti.
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