Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Famiglie

Un Nido per Crescere, un Lavoro per Ripartire - il Voucher Universale per l’infanzia

di Gianmarco Gabrieli

L’Italia sta affrontando tre emergenze che spesso vengono trattate separatamente, ma che in realtà sono profondamente collegate: bassa natalità, bassa occupazione femminile e fragilità economica delle donne. Nel 2025 le nascite in Italia sono scese a circa 355 mila, con un ulteriore calo del 3,9% rispetto al 2024. Il saldo naturale è negativo per circa 296 mila persone: nascono molti meno bambini di quante persone muoiano. È un dato che fotografa non solo una crisi demografica, ma anche una crisi di fiducia nel futuro. Alla bassa natalità si somma il problema del lavoro femminile. L’Italia resta uno dei Paesi europei con il più alto divario occupazionale tra uomini e donne: secondo Eurostat, nel 2024 il gender employment gap italiano era il più alto dell’Unione europea, pari a 19,4 punti percentuali. Il problema è particolarmente grave nel Mezzogiorno. Nel 2024 le regioni europee con i tassi di occupazione più bassi erano proprio alcune regioni del Sud Italia: Calabria e Campania erano le uniche regioni UE in cui meno della metà delle persone tra 20 e 64 anni risultava occupata. Questo ritardo non dipende solo dalla mancanza di lavoro in generale, ma anche dal basso tasso di occupazione femminile. Troppe donne rinunciano al lavoro o riducono drasticamente la propria presenza nel mercato del lavoro perché il costo della cura dei figli è troppo alto, l’offerta di servizi è insufficiente o la gestione familiare ricade quasi interamente su di loro. C’è poi un tema spesso rimosso dal dibattito pubblico: la violenza economica. Molte donne subiscono forme di dipendenza, controllo o ricatto economico all’interno della coppia. Non avere un reddito proprio significa, in molti casi, non avere la libertà concreta di scegliere, separarsi, denunciare, ricostruirsi una vita. Il lavoro femminile non è solo una questione economica: è una questione di libertà.

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7 mesi fa
Lavoro

Recuperi INPS su Quota 100: introdurre per legge il principio di proporzionalità

di Mario Angelo Poltero

La pensione anticipata "Quota 100" (D.L. n. 4/2019) prevede l'incumulabilità con redditi da lavoro dipendente. L'INPS, attraverso la Circolare n. 117/2019 (atto amministrativo interno privo di forza di legge) applica in modo automatico e generalizzato il recupero dell'intera annualità pensionistica, indipendentemente dalla durata del lavoro svolto e dall'entità del reddito percepito. La norma primaria non disciplina le modalità e i limiti del recupero, questa lacuna consente effetti patrimoniali gravemente sproporzionati. Esistono molti casi documentati, fra i quali: un pensionato calabrese ha guadagnato € 1.283 lordi con lavoro stagionale part-time e si è visto chiedere € 27.138 (rapporto 1 a 21, pari a 18 mensilità nette di pensione). Un pensionato modenese ha fatto la comparsa nel film "Ferrari" per € 300 e ha ricevuto una richiesta di € 34.000 (rapporto 1 a 113). La platea potenzialmente esposta supera i 450.000 pensionati Quota 100. Il problema è aggravato dalle procedure. In diversi casi l'INPS ha avviato le trattenute prima di notificare formalmente il provvedimento, ha azzerato intere mensilità di pensione e ha compensato unilateralmente crediti pregressi del pensionato, senza contraddittorio e senza rispettare il limite dell'1/5 previsto dall'art. 69 della L. 153/1969. Il fenomeno è stato evidenziato anche in sede istituzionale. Nel gennaio 2024 il Sottosegretario Durigon ha dichiarato in Commissione Lavoro alla Camera che la questione era "meritevole di attenzione" annunciando una valutazione del Governo. A oltre due anni di distanza nessun intervento è stato adottato. Nel frattempo i tribunali italiani stanno correggendo caso per caso le storture della Circolare 117/2019, con sentenze favorevoli ai pensionati dalla Corte d'Appello di Firenze, dai Tribunali di Lucca, Terni, Rovereto, Modena e dalla Corte d'Appello di Bologna e Trento. La stessa Corte Costituzionale (sentenza n. 162/2025) ha precisato che l'unica pronuncia della Cassazione favorevole all'INPS è rimasta isolata e non costituisce orientamento vincolante. Lasciare la materia alla sola via giudiziaria significa scaricare su pensionati, che per età e condizione economica hanno già difficoltà a tutelarsi, costi e tempi insostenibili, generando migliaia di ricorsi individuali evitabili con un semplice intervento normativo.

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7 mesi fa

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