Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Lavoro

Parità che si costruisce: welfare abilitante per il lavoro femminile e meno burocrazia

di Nicolò Martinello

Il tasso di occupazione femminile in Italia è al 53,4% nel 2024 — tra i più bassi d'Europa, 14 punti sotto la media UE. Il 35,8% delle donne lavora part-time contro il 6,7% degli uomini. Non si tratta di mancanza di competenze: il 71% del lavoro di cura non retribuito è svolto dalle donne (ILO-Federcasalinghe 2025), che dedicano in media 5 ore e 9 minuti al giorno alla cura di figli, anziani e familiari — più del doppio degli uomini. Il 90,6% di chi assiste adulti non autosufficienti è donna. Quasi una madre su due ha lasciato o ridotto il lavoro dopo il primo figlio: per le donne la famiglia è un deviatore di carriera, per gli uomini non lo è. Il welfare non supporta questa asimmetria. La copertura degli asili nido è al 31,6% — sotto l'obiettivo UE del 33% fissato nel 2002, con Sud e Isole ferme al 19%. Il 59,5% delle strutture ha liste d'attesa, il 93% chiude in estate. Il congedo di paternità è di soli 10 giorni obbligatori — tra i più bassi d'Europa. Sul lato imprese, la burocrazia vale 57-80 miliardi di euro/anno di costo occulto (Ambrosetti-CGIA 2025): il 93% delle aziende la considera un ostacolo, un quarto ha rinunciato a crescere per evitare adempimenti, e l'Italia è il Paese UE con la quota più alta di personale dedicato esclusivamente alla compliance normativa (BEI 2024).

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7 mesi fa
Lavoro

Lavoro fluido: exit volontario agevolato e incentivi fiscali per chi diventa imprenditore

di Nicolò Martinello

Il mercato del lavoro italiano è bloccato da una contraddizione strutturale: le imprese non possono adattarsi ai cambiamenti perché qualsiasi conversazione esplorativa su un'uscita consensuale può essere usata in giudizio come prova di mobbing; i lavoratori non possono reinventarsi imprenditori perché il sistema fiscale punisce la transizione. I dati OCSE 2025 mostrano che l'Italia ha il calo più significativo dei salari reali tra le economie OCSE (-7,5% rispetto al 2021) e un tasso di occupazione al 62,9%, contro il 70,4% della media OCSE. Nel 2024, 78.000 under 35 hanno lasciato l'Italia (CNEL 2025), portando un capitale umano stimato in 159 miliardi di euro perso dal 2011 (Fondazione Nord Est). Il vero problema non è solo l'emigrazione: è che chi vuole reinventarsi non ha né gli strumenti legali né gli incentivi fiscali per farlo in Italia. Il diritto del lavoro italiano ha regolato con grande dettaglio il licenziamento unilaterale, ma ha ignorato la gestione consensuale delle uscite. Non esiste uno strumento "safe harbour" per le conversazioni esplorative: ogni apertura può essere usata in giudizio. Contemporaneamente, chi apre una P.IVA affronta contributi fissi INPS, assenza di welfare e nessun ponte fiscale agevolato — a differenza di Germania (Gründungszuschuss), Francia (ARCE, 70.000 beneficiari nel 2024) e Portogallo, che dal 2025 offre esenzione IRPEF totale al primo anno per under 35. Va chiarito: questa proposta non smantella le tutele esistenti del lavoratore né tocca lo Statuto dei Lavoratori. Non facilita i licenziamenti unilaterali. Offre una porta in più — una possibilità aggiuntiva per chi vuole uscire consensualmente con dignità e costruire un progetto. Chi non la vuole usare non è obbligato.

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7 mesi fa
Energia e ambiente

Più eolico per abbassare i costi dell'energia

di Pepe Carnevale

Come abbassare i costi dell'energia in Italia. Disclaimer - sono imprenditore nel campo dell'eolico flottante. L'italia ha uno dei costi più alti dell'energia elettrica perchè è molto dipendente dal gas e quest'ultimo influenza i prezzi (per i bravi: con il marginal pricing mechanism, che non è altro che il meccanismo di domanda e offerta e anche il modo in cui si formano i prezzi di tutte le commodities: dalle plastiche, al cacao, all'energia appunto). Risultato: in Italia (dati EMBER) dal 1 gennaio al 10 Marzo 2026 il gas ha influenzato la formazione dei prezzi 89% delle volte. In Spagna nello stesso periodo solo il 15% delle volte [Fonte: https://ember-energy.org/latest-insights/latest-energy-shock-reminds-europe-of-its-risky-gas-reliance/]. A gennaio 2025 (sempre dati EMBER) in Italia eolico rappresentava il 10% della domanda, in Spagna il 34%. In inverno il solare produce 3-4 volte meno che in estate e quindi anche installare molto solare (che va bene e sta già succedendo) non è una soluzione. L'eolico invece è piu stabile e soffia piu forte in inverno. C'è un problema però: l'italia ha meno risorse di vento rispetto alla Spagna, ha il doppio della densità abitativa ed è molto lenta nel rilasciare autorizzazioni (soprattuto per impatto visivo delle turbine eoliche). Per questo motivo mentre il solare rispetta la tabella di marcia del PNIEC, l'eolico è molto indietro e non raggiungerà i target al 2030. Piccola digressione sul nucleare - facciamolo pure, ma non illudiamoci sui tempi e costi. Praticamente l'unico paese che sta costruendo nucleare in larga scala al mondo è la Cina. Nel 2025 la Cina ha installato 1 GW di Nucleare, ma ben 315 GW di solare e 120 GW di eolico! Tra PV e eolico più di 400 volte di più del nucleare! Un motivo c'è: Il nucleare è piu caro, molto meno veloce da istallare (in UK e Francia i vari progetti nucleari sono tra i 5 e 8 anni in ritardo rispetto ai piani e con costi lievitati di 2,5 volte rispetto ai budget)

Eolico flottanteindustralizzazioneoccupazione
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7 mesi fa

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