Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Soluzione previdenziale unica anche per chi nella carriera cambia lavoro
di Antonella Antonello
Oggi più di ieri le persone nel corso della carriera lavorativa si trovano a fare lavori diversi, che fanno capo ad enti previdenziali diversi: per esempio un giornalista (INPGI) in seguito alla crisi dell'editoria, trova un posto come venditore (Enasarco) e poi si iscrive in graduatoria ed entra come prof a scuole (INPS). Cercare di "riunire" i differenti contributi previdenziali è quasi impossibile, eppure la persona che ha lavorato è sempre la stessa....
Piattaforma Digitale Unica per la PA: Accesso Semplificato ai Servizi
di Daniele Moretti
Nell'era digitale, i cittadini si aspettano un'efficienza e una semplicità d'uso nei servizi pubblici paragonabile a quella offerta dal settore privato. Attualmente, l'interazione con la Pubblica Amministrazione è spesso un labirinto di siti web, sportelli fisici e procedure complesse, che costringe a perdere tempo prezioso e genera frustrazione. La frammentazione delle informazioni e la mancanza di un punto di accesso unico rendono difficile per ogni cittadino consultare i propri dati, gestire pratiche o accedere a servizi essenziali. Questo problema colpisce tutti, dai giovani ai meno giovani, rallentando la vita quotidiana e creando un divario inaccettabile tra le aspettative e la realtà dei servizi offerti. È ora di superare questa inefficienza e garantire a tutti un accesso semplice e immediato alle proprie informazioni e ai servizi di cui hanno diritto, allineando la PA agli standard di efficienza a cui i cittadini sono abituati nel mondo privato.
Aumento Stipendi per Medici e Insegnanti: Valorizzare il Futuro del Paese
di Duccio Ruben Ducci
Il cuore pulsante della nostra società, la sanità e l'istruzione, è in sofferenza. Medici e insegnanti, pilastri fondamentali del benessere e dello sviluppo del Paese, sono oggi professionisti sottopagati, con stipendi che non riflettono né l'importanza cruciale del loro lavoro né l'impegno e la dedizione richiesti. Questa situazione non è solo un'ingiustizia per chi ogni giorno si prende cura della nostra salute e forma le nuove generazioni, ma rappresenta un grave rischio per il futuro collettivo. La scarsa attrattività economica di queste carriere sta allontanando i giovani talenti, portando a carenze di personale qualificato e a un progressivo deterioramento della qualità dei servizi pubblici essenziali. È inaccettabile che chi investe anni di studio e sacrifici per servire la comunità debba affrontare difficoltà economiche o sentirsi svalorizzato. Riconoscere il giusto valore a queste professioni significa investire nel futuro dei nostri figli e nella salute di tutti.
Autosufficienza Energetica
di Rosario Puglisi
Energia
Supporto tecnico per comuni in dissesto: accesso ai fondi europei e nazionali
di Luigi Puccio
La capacità degli enti locali di accedere ai finanziamenti europei e nazionali è cruciale per lo sviluppo del territorio e il benessere dei cittadini. Purtroppo, un numero crescente di comuni, in particolare quelli che si trovano in stato di pre-dissesto o dissesto finanziario, si trova in una situazione paradossale: pur avendo un disperato bisogno di risorse per infrastrutture e servizi, non riesce a intercettare i fondi disponibili. La ragione è spesso la mancanza di personale qualificato e di competenze tecniche interne, soprattutto nel settore dei lavori pubblici, necessarie per la complessa fase di progettazione e gestione dei bandi. Questa inefficienza non solo blocca la crescita locale ma perpetua un circolo vizioso di difficoltà finanziarie, impedendo ai nostri territori di cogliere opportunità vitali per il loro futuro. È inaccettabile che la burocrazia e la carenza di risorse interne condannino intere comunità a rimanere indietro, privandole di investimenti essenziali per la ripresa e la modernizzazione.
Afrrontare in modo concreto , e non solo con norme e regolamenti, il tema della cybersecurity e dell'AI
di Marco Piscitelli
E' ben descritto in un articolo di cui fornisco Aqui il link (si tratta di Difesaonline) ma in questi giorni se ne sta parlando (purtroppo poco) su vari siti. https://www.difesaonline.it/2026/04/10/project-glasswing-vulnerabilita-zero-day-sistemi-operativi-browser/
Parità che si costruisce: welfare abilitante per il lavoro femminile e meno burocrazia
di Nicolò Martinello
Il tasso di occupazione femminile in Italia è al 53,4% nel 2024 — tra i più bassi d'Europa, 14 punti sotto la media UE. Il 35,8% delle donne lavora part-time contro il 6,7% degli uomini. Non si tratta di mancanza di competenze: il 71% del lavoro di cura non retribuito è svolto dalle donne (ILO-Federcasalinghe 2025), che dedicano in media 5 ore e 9 minuti al giorno alla cura di figli, anziani e familiari — più del doppio degli uomini. Il 90,6% di chi assiste adulti non autosufficienti è donna. Quasi una madre su due ha lasciato o ridotto il lavoro dopo il primo figlio: per le donne la famiglia è un deviatore di carriera, per gli uomini non lo è. Il welfare non supporta questa asimmetria. La copertura degli asili nido è al 31,6% — sotto l'obiettivo UE del 33% fissato nel 2002, con Sud e Isole ferme al 19%. Il 59,5% delle strutture ha liste d'attesa, il 93% chiude in estate. Il congedo di paternità è di soli 10 giorni obbligatori — tra i più bassi d'Europa. Sul lato imprese, la burocrazia vale 57-80 miliardi di euro/anno di costo occulto (Ambrosetti-CGIA 2025): il 93% delle aziende la considera un ostacolo, un quarto ha rinunciato a crescere per evitare adempimenti, e l'Italia è il Paese UE con la quota più alta di personale dedicato esclusivamente alla compliance normativa (BEI 2024).
Lavoro fluido: exit volontario agevolato e incentivi fiscali per chi diventa imprenditore
di Nicolò Martinello
Il mercato del lavoro italiano è bloccato da una contraddizione strutturale: le imprese non possono adattarsi ai cambiamenti perché qualsiasi conversazione esplorativa su un'uscita consensuale può essere usata in giudizio come prova di mobbing; i lavoratori non possono reinventarsi imprenditori perché il sistema fiscale punisce la transizione. I dati OCSE 2025 mostrano che l'Italia ha il calo più significativo dei salari reali tra le economie OCSE (-7,5% rispetto al 2021) e un tasso di occupazione al 62,9%, contro il 70,4% della media OCSE. Nel 2024, 78.000 under 35 hanno lasciato l'Italia (CNEL 2025), portando un capitale umano stimato in 159 miliardi di euro perso dal 2011 (Fondazione Nord Est). Il vero problema non è solo l'emigrazione: è che chi vuole reinventarsi non ha né gli strumenti legali né gli incentivi fiscali per farlo in Italia. Il diritto del lavoro italiano ha regolato con grande dettaglio il licenziamento unilaterale, ma ha ignorato la gestione consensuale delle uscite. Non esiste uno strumento "safe harbour" per le conversazioni esplorative: ogni apertura può essere usata in giudizio. Contemporaneamente, chi apre una P.IVA affronta contributi fissi INPS, assenza di welfare e nessun ponte fiscale agevolato — a differenza di Germania (Gründungszuschuss), Francia (ARCE, 70.000 beneficiari nel 2024) e Portogallo, che dal 2025 offre esenzione IRPEF totale al primo anno per under 35. Va chiarito: questa proposta non smantella le tutele esistenti del lavoratore né tocca lo Statuto dei Lavoratori. Non facilita i licenziamenti unilaterali. Offre una porta in più — una possibilità aggiuntiva per chi vuole uscire consensualmente con dignità e costruire un progetto. Chi non la vuole usare non è obbligato.
Incentivi per possessori di pannelli fotovoltaici e ampliamento delle comunità energetiche
di Paolo Riccardi
Si parla molto di transizione ecologica e di utilizzo dell'energia rinnovabile. Oggi l'utilizzo delle fonti rinnovabili non rappresenta un valore aggiunto per la società, in particolare quella derivante dall'energia solare. I cittadini hanno la possibilità di acquistare un impianto fotovoltaico attraverso degli incentivi ma continuano a pagare una bolletta sempre abbastanza cara. Tutti i governi prestano forte attenzione alle cosiddette aziende energivore e ai cittadini con redditi bassi (attenzione giusta e sacrosanta) ma non fanno nulla per alleviare la bolletta a coloro che concorrono al risparmio energetico e alla produzione di energia. Inoltre ciò che viene reimmesso in rete (come nel mio caso) viene pagato una miseria dal GSE. In questo modo i cittadini si sentirebbero invogliati ad installare pannelli fotovoltaici vista la convenienza ed il risparmio che ne trarrebbero.
"Cittadelle del sapere". Un piano Marshall contro la povertà educativa e l’erosione sociale
di Francesco Rizzo
Nella provincia di Agrigento, la dispersione scolastica raggiunge picchi che gridano vendetta. Lo svantaggio socio-educativo non è solo mancanza di mezzi materiali, ma mancanza di orizzonti. In contesti dove il "capitale culturale" è ridotto ai minimi termini, la scuola viene percepita come un corpo estraneo o, peggio, come una perdita di tempo rispetto a un guadagno immediato, spesso precario o irregolare. L’abbandono scolastico è la prima forma di esclusione politica: chi non possiede gli strumenti critici della "didattica speculativa" è condannato a essere un suddito, mai un cittadino. Questo fenomeno colpisce i ragazzi delle periferie esistenziali e delle aree interne, creando un solco incolmabile tra chi ha accesso alla conoscenza e chi rimane prigioniero del proprio isolamento. Se non interrompiamo questo ciclo, la nostra "restanza" sarà solo lo svuotamento dei paesi a favore di un sottoproletariato urbano senza voce. Dobbiamo dichiarare guerra alla povertà educativa per restituire ai nostri giovani la sovranità sulla propria intelligenza.
Più eolico per abbassare i costi dell'energia
di Pepe Carnevale
Come abbassare i costi dell'energia in Italia. Disclaimer - sono imprenditore nel campo dell'eolico flottante. L'italia ha uno dei costi più alti dell'energia elettrica perchè è molto dipendente dal gas e quest'ultimo influenza i prezzi (per i bravi: con il marginal pricing mechanism, che non è altro che il meccanismo di domanda e offerta e anche il modo in cui si formano i prezzi di tutte le commodities: dalle plastiche, al cacao, all'energia appunto). Risultato: in Italia (dati EMBER) dal 1 gennaio al 10 Marzo 2026 il gas ha influenzato la formazione dei prezzi 89% delle volte. In Spagna nello stesso periodo solo il 15% delle volte [Fonte: https://ember-energy.org/latest-insights/latest-energy-shock-reminds-europe-of-its-risky-gas-reliance/]. A gennaio 2025 (sempre dati EMBER) in Italia eolico rappresentava il 10% della domanda, in Spagna il 34%. In inverno il solare produce 3-4 volte meno che in estate e quindi anche installare molto solare (che va bene e sta già succedendo) non è una soluzione. L'eolico invece è piu stabile e soffia piu forte in inverno. C'è un problema però: l'italia ha meno risorse di vento rispetto alla Spagna, ha il doppio della densità abitativa ed è molto lenta nel rilasciare autorizzazioni (soprattuto per impatto visivo delle turbine eoliche). Per questo motivo mentre il solare rispetta la tabella di marcia del PNIEC, l'eolico è molto indietro e non raggiungerà i target al 2030. Piccola digressione sul nucleare - facciamolo pure, ma non illudiamoci sui tempi e costi. Praticamente l'unico paese che sta costruendo nucleare in larga scala al mondo è la Cina. Nel 2025 la Cina ha installato 1 GW di Nucleare, ma ben 315 GW di solare e 120 GW di eolico! Tra PV e eolico più di 400 volte di più del nucleare! Un motivo c'è: Il nucleare è piu caro, molto meno veloce da istallare (in UK e Francia i vari progetti nucleari sono tra i 5 e 8 anni in ritardo rispetto ai piani e con costi lievitati di 2,5 volte rispetto ai budget)