Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Istituzioni

A casa! Tocca a noi scegliere: Dalla ineleggibilità degli assenteisti al voto ai sedicenni passando per legge elettorale

di Cristiano Barnia

Sono tanti quelli che definiamo i mali della politica e quindi per proprietà transitiva della cittadinanza fra questi vi è senza dubbio il rapporto di rappresentanza tra cittadino e parlamentare. È inaccettabile che i nostri rappresentanti, pagati con i soldi delle nostre tasse, disertino le aule parlamentari. Questa assenza non è solo uno spreco di risorse pubbliche, ma un affronto alla democrazia e alla fiducia che riponiamo in chi dovrebbe lavorare per il bene del paese. La scarsa partecipazione dei parlamentari mina la credibilità delle istituzioni e rallenta il processo decisionale, lasciando irrisolti problemi molto urgenti. Parallelamente, la voce dei giovani è sistematicamente ignorata. Essi, pur essendo parte attiva della società, con un futuro da costruire, non hanno la possibilità di influenzare direttamente le scelte politiche che li riguardano e quindi vengono quasi sempre ignorati. È ora di restituire dignità al lavoro parlamentare e di dare ai giovani il potere di plasmare il proprio domani in modo che il rapporto tra cittadinanza e politica sia a doppio filo e che i politici che non faranno il loro dovere smetteranno di essere tali, in modo da garantire che chi ci rappresenterà sarà presente e che tutte le generazioni abbiano già da ora voce in capitolo.

CostituzioneParlamentoGiovani
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6 mesi fa
Istituzioni

voto di preferenza e primarie per tutti i candidati

di Bartolomeo Nicolotti

I cittadini sono stati estromessi da 20 anni dal Parlamento per mezzo di leggi elettorali che consentono ai partiti di coartare la volontà popolare e nominare i parlamentari. Il parlamento non rappresenta più i cittadini, ma è soggetto al volere di chi ha messo i candidati in posizione favorevole per essereel eletti senza che i cittadini possano scegliere chi va in parlamento. In questo modo i problemi della società non potranno mai essere affrontati e risolti, ne la costituzione attuata. I cittadini dovrebbero attivarsi e difendere i propri diritti costituzionali. Il potere esecutivo condiziona il parlamento di nominati tramite voti di fiducia e la stessa riforma della giustizia è stata approvata senza modificare una virgola. Per il porcellum l'ha stabilito la corte costituzionale con sentenza 1/2014, l'attuale legge elettorale, il rosatellum, ripropone gli stessi effetti del porcellum. Per la proposta di legge elettorale Stabilicum, che ripropone gli stessi problemi del porcellum e del rosatellum, è iniziato l'iter presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera. Prima che venga malauguratamente approvata bisogna che i cittadini elettori inizino ad esercitare una forte pressione sul Parlamento e sui partiti rivendicando il diritto ad una legge elettorale giusta che garantisca il voto libero ed eguale come previsto dall'art.48 della Costituzione.

diritto di votocostituzioneparlamento
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7 mesi fa
Casa

ATTICI PER TUTTI: RIQUALIFICAZIONE EDILIZIA A COSTO ZERO PER LO STATO

di Marco Santacroce

IL PROBLEMA: Un sistema edilizio fuori tempo Il patrimonio edilizio italiano è tra i più inefficienti d'Europa. L'Italia conta 12,4 milioni di edifici residenziali, di cui oltre il 60% costruiti prima del 1976, anno della prima legge sul risparmio energetico. Il 55% delle abitazioni residenziali ha più di cinquant'anni e il 28% si colloca nelle classi energetiche più basse. Secondo l'Housing Europe Observatory, metà del patrimonio abitativo italiano rientra nelle classi F e G, le peggiori. L'impatto è triplice. Innanzitutto economico: famiglie e condomini sopportano bollette energetiche elevate a causa della dispersione termica, e circa il il 14% delle famiglie italiane dichiara di non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, quasi il doppio della media europea del 7,3%. Poi ambientale: gli edifici rappresentano circa il il 40% del consumo energetico finale dell'UE e oltre un terzo delle emissioni di gas serra. Infine patrimoniale: gli immobili inefficienti si stanno svalutando. Studi condotti da ricercatori e della Banca d'Italia stimano un premio di circa il 6% per ogni classe energetica di miglioramento, con stime che raggiungono il 25% per il passaggio dalla classe G alla classe A nelle aree metropolitane. La nuova direttiva europea EPBD impone la riduzione del consumo energetico medio residenziale del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con almeno il 55% della riduzione proveniente dalla ristrutturazione degli edifici peggiori. Questo problema colpisce tutti, ma in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito che vivono in edifici vetusti e non possono sostenere i costi di ristrutturazione, rischiando di ritrovarsi con immobili invendibili e bollette insostenibili. Fonti: - https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2214629625000131 - https://www.mdpi.com/2073-445X/14/6/1151 - https://www.media.enea.it/en/press-releases-and-news/years-archive/year-2024/energy-enea-issues-report-on-national-building-stock.html - https://longevity-partners.com/exclusive/existing-buildings-the-revised-epbd-minimum-energy-performance-standards-renovation-requirements/

Riqualificazione energeticaRiqualificazione urbanaDensificazione verticale
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7 mesi fa
Famiglie

Primo figlio, zero salto nel buio: una garanzia pubblica per casa, nido e lavoro

di Filippo Commendatore

L’Italia non ha soltanto un problema di natalità: ha un problema di fiducia nel futuro. Nel 2025 sono nati circa 355 mila bambini e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, mentre l’età media al parto ha raggiunto 32,7 anni. Non possiamo però ridurre tutto alla domanda “perché gli italiani non fanno più figli?”. La domanda più utile è un’altra: quali ostacoli incontrano le persone che vorrebbero averne? I dati ISTAT mostrano che oltre la metà delle persone tra 18 e 49 anni considera preoccupante l'impatto economico dell'arrivo di un figlio. Per le donne, il 49,9% ritiene che un figlio possa peggiorare le proprie opportunità lavorative; tra le 18-24enni la quota supera il 65%. Inoltre, tra chi non intende avere figli, un terzo indica motivi economici. Anche i servizi sono distribuiti in modo molto diseguale. Nell’anno educativo 2023/24 l’offerta di servizi per la prima infanzia copriva 31,6 posti ogni 100 bambini 0-2 anni, ma la media scende al 19% nel Sud e al 19,5% nelle Isole. Lo Stato, in realtà, ha già introdotto diversi strumenti: Assegno unico, Bonus nuovi nati, Bonus nido, congedi, misure sul lavoro e Fondo di garanzia per la prima casa. Il problema è che una famiglia non vive queste misure separatamente: vive una sola decisione, quella di costruire una famiglia. Per questo non serve semplicemente aggiungere un altro bonus. Serve cambiare logica: dalla somma di agevolazioni separate a una garanzia complessiva sulle condizioni che rendono possibile avere un figlio.

NatalitàFamigliaGiovani
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circa 2 mesi fa

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