Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Misure di Politica Economica e Industriale per Aumentare la Produttività delle PMI Italiane
di Liliana Baculo
La produttività delle Piccole e Medie Imprese italiane rappresenta una delle sfide strutturali più urgenti per il sistema economico nazionale. L’Italia è il Paese europeo con il più ampio divario di produttività tra grandi imprese e PMI, con un gap che si è ampliato costantemente nell’ultimo ventennio. Le PMI italiane impiegano in media 3,1 addetti – un dato inferiore alla media UE di 3,9 – e questa frammentazione dimensionale è al contempo causa ed effetto di una produttività che stenta a crescere. Il presente paper propone dieci misure concrete di politica economica e industriale, ciascuna ancorata a un modello internazionale che ha prodotto risultati misurabili. Non si tratta di proposte teoriche, ma di interventi già sperimentati con successo in economie avanzate comparabili – dal Regno Unito alla Corea del Sud, dalla Danimarca all’Australia – e adattabili al contesto italiano con gli opportuni aggiustamenti istituzionali. La logica complessiva è che le PMI italiane non sono poco produttive per un singolo motivo, ma per un ecosistema che le penalizza simultaneamente su scala, management, innovazione, accesso al capitale e costi di transazione. Le misure isolate non funzionano: serve un pacchetto coordinato che attacchi tutti i colli di bottiglia in parallelo.
Academy aziendali per la formazione dei giovani nelle professioni che promuovono la cultura del Made in Italy
di Silvia Fregolent e Vittoria Nallo
La disoccupazione e la precarietà giovanile hanno raggiunto proporzioni inaccettabili. La difficoltà di inserirsi nel mercato del lavoro, i salari bassi così come i contratti che non garantiscono rapporti di lungo periodo portano i giovani a perdere fiducia nel mercato del lavoro, e a trasferirsi all’estero. Secondo i dati del 2025, in Italia, più del 13% dei giovani in età compresa tra i 15 e i 29 anni, non studia e non lavora: questo testimonia la scarsa fiducia da parte dei giovani nella capacità del nostro sistema di istruzione di prepararli per essere competitivi nel mercato del lavoro. D’altra parte, molti giovani preferiscono trasferirsi all’estero, per trovare maggiori e migliori opportunità lavorative, e salari all’altezza delle loro qualifiche. I dati dimostrano che nel solo 2024, sono stati 78 mila i giovani con età compresa tra il 18 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, mentre il numero complessivo di giovani emigrati nel periodo tra il 2011 e il 2024 è di 630 mila. A fronte di questi dati molto preoccupanti, il nostro sistema offre strumenti del tutto inadeguati per sopperire alla crisi sistematica di precarietà e disoccupazione giovanile, e per garantire un’adeguata formazione dei giovani: spesso si riscontra un abuso dei tirocini extra-curricolari, che non consentono una stabilizzazione dei giovani all’interno del mercato del lavoro, e che non favoriscono la loro formazione e crescita personale e professionale. D’altra parte, manca una disciplina organica che permetta agli stage curricolari di rappresentare effettivamente un’occasione per la formazione e l’avvicinamento al mercato del lavoro da parte dei giovani. In alcuni settori, in particolare, come quello della cultura, della creatività e dello spettacolo, mancano strumenti e investimenti adeguati ad assicurare una formazione dei giovani che intendono accedere a questo specifico mercato del lavoro, che di per sé è caratterizzato da una forte precarietà, da salari bassi, e da rapporti di lavoro subordinati fittiziamente ricondotti a collaborazioni con partita Iva. Queste considerazioni portano i giovani ad essere scoraggiati nell’intraprendere una carriera nell’ambito delle professioni artigiane, culturali e creative che rappresentano la piena estrinsecazione del modello culturale del Made in Italy.
Piano Industria 6.0 per l'Italia
di Matteo Anatra
L’Italia resta una delle grandi potenze manifatturiere europee, ma il contesto competitivo globale sta cambiando molto rapidamente. Negli ultimi anni il Piano Industria 4.0 ha consentito a molte imprese di investire in automazione, macchinari connessi e digitalizzazione dei processi produttivi. Quella stagione ha rappresentato una svolta importante per la modernizzazione del nostro sistema industriale. Oggi, però, la competizione non si gioca più soltanto sulla qualità delle macchine o sull’automazione tradizionale, ma sulla capacità di integrare intelligenza artificiale, dati, software, energia e robotica avanzata dentro l’intero ciclo produttivo. L’ Europa se non vorrà restare schiacciata tra il modello statunitense e quello cinese dovrà trasformare la propria forza manifatturiera in una nuova capacità tecnologica. Per l’Italia il rischio è ancora più evidente: molte piccole e medie imprese non hanno accesso alle nuove infrastrutture digitali, mancano competenze avanzate e cresce la dipendenza da tecnologie sviluppate all’estero. Senza una nuova politica industriale il nostro sistema produttivo rischia una lenta perdita di produttività, innovazione e competitività. Questa sfida riguarda prima di tutto le PMI e i distretti industriali, che rappresentano la vera struttura portante dell’economia italiana. Ma riguarda anche il lavoro. L’intelligenza artificiale può aumentare la produttività e creare nuove professionalità, oppure può accentuare disuguaglianze e polarizzazione se lasciata agire senza una strategia pubblica. Per questo Industria 6.0 non deve essere vista come una semplice evoluzione tecnologica, ma come una scelta politica ed economica: usare l’intelligenza artificiale per rafforzare la manifattura, il lavoro qualificato e l’autonomia industriale europea.
Sportello unico digitale per le PMI: meno burocrazia, più crescita
di Oronzo Suma
Per una piccola o media impresa italiana il costo della burocrazia è spesso una tassa occulta. Procedure ripetitive, adempimenti duplicati, documenti richiesti da più enti, tempi incerti e piattaforme non integrate sottraggono tempo, risorse e capacità di investimento. Il problema non è solo amministrativo: è economico. Un imprenditore che dedica energie a districarsi tra pratiche, autorizzazioni, scadenze e richieste incoerenti non investe in innovazione, personale, export o qualità. Le PMI, che sono la struttura portante dell’economia italiana, sono le più penalizzate perché non dispongono di grandi uffici legali o amministrativi. La burocrazia colpisce soprattutto chi produce, assume, esporta e rischia in prima persona.
Contro molestie e insicurezza
di agata anchsi
La percezione di insicurezza e il fenomeno delle molestie fisiche e verbali rappresentano una barriera quotidiana che limita la libertà di movimento di donne e soggetti vulnerabili. Questa insicurezza non è solo un dato statistico, ma una ferita profonda che colpisce chiunque si trovi a camminare per strada, indipendentemente dall'orario o dall'abbigliamento. Il problema affonda le radici in una cultura che normalizza comportamenti invasivi e sguardi ossessivi, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di costante allerta. È inaccettabile che la paura di subire molestie condizioni le scelte di vita e la libertà personale di una parte significativa della cittadinanza. La mia esperienza diretta mi ha insegnato che il silenzio e l'assenza di tutele concrete alimentano questo senso di impotenza, rendendo necessario un intervento strutturale che vada oltre la semplice gestione dell'ordine pubblico.
Una nuova mobilità: l'App unica per il trasporto integrato e sostenibile che "libera" la città
di Luca Lazzari
L'eccessivo traffico nelle nostre città è una piaga che soffoca la qualità della vita, genera inquinamento atmosferico e acustico, causa perdite economiche significative a causa della congestione e rappresenta un rischio per la salute di chi circola e di chi respira l'inquinamento. Ogni giorno, milioni di cittadini sono costretti a subire lunghe code, stress e costi elevati per spostarsi, spesso per tragitti brevi che potrebbero essere facilmente coperti con alternative più sostenibili. Non si tratta solo di rottamare le auto, ma di ripensare radicalmente il nostro approccio alla mobilità, riducendo il numero di veicoli in circolazione e incentivando l'uso del trasporto pubblico e condiviso. Questo problema mi sta particolarmente a cuore perché vedo ogni giorno l'impatto negativo sulla salute dei cittadini e sull'ambiente urbano e credo fermamente che sia giunto il momento di offrire soluzioni concrete che rendano la scelta sostenibile non solo possibile, ma anche la più conveniente e semplice.
Piano Nazionale per l'IA e il Talento Digitale
di Luca Apollaro
L'Italia e l'Europa si trovano a un bivio cruciale nella corsa globale all'Intelligenza Artificiale. Siamo in netto ritardo rispetto ad altre potenze mondiali, una condizione che minaccia la nostra competitività economica, la nostra sovranità tecnologica e il nostro futuro. Questo ritardo non è solo una questione di numeri, ma si traduce in minori opportunità di lavoro qualificato, minore innovazione e una crescente dipendenza da tecnologie straniere. A peggiorare il quadro, assistiamo a una dolorosa emorragia dei nostri talenti più brillanti, i cosiddetti 'cervelli in fuga', in particolare tra gli studenti e i giovani professionisti specializzati in IA. Questi giovani, formati con risorse pubbliche, sono costretti a cercare all'estero le opportunità, gli stipendi e gli ambienti di ricerca che il nostro Paese non riesce a offrire. È una perdita inestimabile che ci priva del capitale umano essenziale per costruire il nostro futuro digitale. È ora di agire con decisione per invertire questa rotta e garantire che l'Italia e l'Europa possano giocare un ruolo da protagonisti nell'era dell'IA.
Riforma per contrastare la medicina difensiva e le cause infondate
di Nicolò Borsellino
La professione medica è sotto assedio. Non solo per l'impegno gravoso e le retribuzioni spesso inadeguate rispetto ad altri Paesi, ma soprattutto per la piaga della medicina difensiva. Questo fenomeno, alimentato da un sistema legale sbilanciato, costringe i medici a ordinare una mole enorme di esami e procedure diagnostiche inutili, non per il bene del paziente, ma per proteggersi da potenziali denunce. Il risultato è un'inappropriata allocazione delle risorse sanitarie e un aumento mostruoso dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Come medico, vivo quotidianamente la frustrazione di dover agire non sempre secondo la migliore pratica clinica, ma con la costante paura di finire sotto accusa. Le cause legali contro i medici, spesso infondate e 'architettate ad arte' da avvocati senza scrupoli, ingolfano i Tribunali per anni, per poi concludersi nel 95% dei casi con l'assoluzione del professionista. Questo non solo genera costi inutili per la giustizia, ma crea un clima di sfiducia e paura che mina la qualità dell'assistenza e la serenità di chi ogni giorno si dedica alla salute dei cittadini.
OLTRE LA DISCREZIONALITA': L'INDICE GIUDIZIARIO DI AFFIDABILITA'
di Pietro Nuzzolese
L'attuale sistema di valutazione dei detenuti per la concessione dei benefici penitenziari e delle misure alternative presenta criteri applicati in modo non sempre uniforme. Le informazioni utili sono già disponibili, ma sono frammentate in diversi atti e spesso affidate a valutazioni soggettive, con il rischio di decisioni differenti in casi analoghi. Questo può compromettere il reinserimento sociale, favorire la recidiva e ridurre la fiducia dei cittadini nella giustizia. Perché è importante: Ridurre la recidiva significa prevenire nuovi reati, evitare nuove vittime e diminuire i costi sociali ed economici per lo Stato. Inoltre, una giustizia più trasparente, prevedibile e uniforme rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e realizza il principio costituzionale dell'articolo 27, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Una valutazione più accurata contribuisce anche ad aumentare la sicurezza collettiva. Chi colpisce? Il problema riguarda diversi soggetti: I cittadini, che subiscono le conseguenze della recidiva e della perdita di fiducia nel sistema giudiziario. Le vittime dei reati, che aumentano quando il reinserimento fallisce. I magistrati di sorveglianza, chiamati a decidere sulla base di informazioni non sempre organizzate in modo omogeneo. I detenuti, che possono ricevere valutazioni differenti pur avendo seguito percorsi riabilitativi simili e che spesso non conoscono con chiarezza i criteri su cui verranno valutati. Lo Stato, che sostiene i costi economici e sociali derivanti dalla recidiva e da un sistema meno efficiente.
Introduzione di una Quota Giovani nelle Istituzioni
di Kemuel Pagano
L'Italia si trova di fronte a sfide epocali che richiedono una visione lungimirante e un impegno concreto per il futuro. Tuttavia, l'attuale panorama politico è dominato da una classe dirigente che, per ragioni anagrafiche e di bacino elettorale, tende a privilegiare politiche orientate al presente e agli interessi di una popolazione più anziana. Questo squilibrio genera una profonda disconnessione tra le decisioni prese nelle aule istituzionali e le reali esigenze delle nuove generazioni. I giovani, che rappresentano il futuro del Paese, si sentono spesso ignorati e non rappresentati, con conseguenze dirette su temi cruciali come l'istruzione, il lavoro, l'ambiente e l'innovazione. È fondamentale superare questa inerzia e garantire che le voci e le prospettive dei giovani siano parte integrante del processo decisionale, per costruire un'Italia più dinamica, equa e proiettata verso il domani.
Dopo di noi: un patto territoriale per il progetto di vita e l'autonomia
di Alberto Fornaroli
Il timore per il futuro dei propri cari con disabilità rappresenta un'angoscia silenziosa e logorante per migliaia di famiglie, che vivono nell'incertezza costante di cosa accadrà dopo la scomparsa dei genitori. L'attuale sistema di assistenza, spesso frammentato e puramente emergenziale, non riesce a garantire una prospettiva di vita dignitosa e stabile nel tempo. Non è accettabile che la dignità umana e il diritto all'autonomia vengano subordinati a rigide logiche di mercato o a vincoli di bilancio che ne comprimono l'essenza. È necessario superare la solitudine delle famiglie, trasformando la cura da peso privato a responsabilità collettiva, affinché nessun genitore debba temere che il futuro del proprio figlio si interrompa con la propria vita.
Pensioni 2030: più sicurezza per i giovani, meno illusioni per tutti
di Federico Beltrami
Il sistema pensionistico italiano è costruito su un equilibrio che non esiste più. Per anni ha garantito sicurezza a chi è già in pensione o vicino ad andarci, ma ha progressivamente scaricato il peso sulle nuove generazioni. Oggi questo squilibrio non è più sostenibile. L’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo: il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati continua a peggiorare, mentre i giovani entrano nel mercato del lavoro più tardi, con carriere discontinue e salari più bassi. Questo significa una cosa molto semplice: chi oggi ha meno di 40 anni rischia di ricevere domani una pensione pubblica significativamente più bassa rispetto alle generazioni precedenti. Il sistema contributivo, introdotto per garantire sostenibilità, ha aumentato l’equità formale, ma ha reso evidente il problema reale: senza carriere solide e continue, le pensioni saranno insufficienti. Allo stesso tempo, la previdenza complementare resta poco diffusa: milioni di lavoratori, soprattutto giovani, non aderiscono a fondi pensione per mancanza di informazione, fiducia o capacità di risparmio. Il risultato è un sistema che protegge chi è già dentro e lascia scoperti quelli che verranno. Un sistema che crea un conflitto implicito tra generazioni, invece di ricucirlo. E che continua a essere affrontato con interventi temporanei, deroghe e misure spot, senza una strategia di lungo periodo. Il vero problema non è solo la sostenibilità finanziaria, ma la sostenibilità sociale: un Paese in cui lavorare una vita intera non garantisce una vecchiaia dignitosa è un Paese che perde fiducia nel futuro. Per questo serve una riforma che dica la verità: la pensione pubblica da sola non basta più. Ma proprio per questo deve essere affiancata da strumenti nuovi, semplici e accessibili, che permettano a tutti di costruire una sicurezza reale nel tempo.