Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Economia

Strategia nazionale della IA per aumentare la produttività delle PMI e la partecipazione dei corpi intermedi

di Matteo Anatra

Il modo in cui l' AI ( vedi Acemoglou, Aghion , Brynjolfsson ) sta trasformando contemporaneamente economia, istituzioni e lavoro, richiede lo sviluppo di una capacità politica adeguata per governarne gli effetti.L’Italia dispone di asset strategici rilevanti - infrastrutture di supercalcolo, modelli linguistici nazionali, una normativa avanzata - ma non riesce a tradurli in una diffusione sistemica dell’IA nel tessuto produttivo e nella Pubblica Amministrazione. Questo è particolarmente grave perché l’Italia da oltre vent’anni non cresce in produttività.L’adozione dell’AI è limitata e concentrata, soprattutto nelle grandi imprese, mentre la maggioranza delle PMI resta ai margini.Il risultato è che l’IA rischia di aumentare i divari invece di ridurli, rafforzando chi è già forte e lasciando indietro il resto del sistema.A questo si aggiunge il nodo del lavoro. L’IA non sta producendo una distruzione massiva immediata dell’occupazione - solo una quota limitata di posti è completamente automatizzabile -ma sta generando una profonda riallocazione delle competenze e dei ruoli.È importante perché sul piano micro, produttività, salari e qualità del lavoro sono oggi strettamente legati e dall’altro - su un piano più macro - l’Intelligenza artificiale pone il tema di una ridefinizione del rapporto tra capitale e lavoro. Se la produttività non cresce, non crescono i salari.La trasformazione segue una dinamica “a curva J”: una fase iniziale di transizione, con costi e discontinuità, seguita da una crescita più rapida quando imprese e organizzazioni riescono a riorganizzarsi (MacroFocus_Globale - L'impatto dell'IA sull'economia - lo stato dell'arte – Intesa San Paolo 2026).Questo significa che il problema non è solo economico, ma sociale e politico.Il punto centrale, in linea anche con le riflessioni del CNEL , è che il lavoro non può essere considerato una variabile passiva dell’innovazione: deve diventare una componente attiva della strategia.L’impatto dell’IA non è uniforme e colpisce in modo differenziato diversi gruppi sociali ed economici. Le PMI sono le più esposte: hanno minori risorse per investire in tecnologia e formazione e rischiano di rimanere escluse dai benefici della trasformazione. Questo può ampliare i divari territoriali e settoriali.I dati indicano che l’IA tende a colpire in modo particolare alcune categorie, come i lavoratori giovani entry-level , chi svolge lavori routinari e oggi anche i colletti bianchi.

Piccole impreseproduttivitàsalari
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6 mesi fa
Economia

ALFABETIZZAZIONE FINANZIARIA, VEICOLO DI INVESTIMENTO A TASSAZIONE AGEVOLATE (V.I.T.A.), E BABY ACCOUNTS

di Marco Santacroce

IL PROBLEMA: Ultimi in Europa. L'Italia ha il tasso di alfabetizzazione finanziaria più basso tra i Paesi del G7. Secondo l'indagine OCSE del 2023, solo il 16,6% degli italiani raggiunge il punteggio minimo di 70 su 100 considerato accettabile per una gestione finanziaria consapevole. Solo il 17,2% sa distinguere tra interesse semplice e composto, il che espone milioni di persone a indebitarsi senza comprendere i meccanismi del credito. In termini di comportamento finanziario corretto, l'Italia si colloca al 32° posto tra i paesi OCSE. Il divario di genere è particolarmente grave. Nel test PISA 2022, i ragazzi italiani hanno ottenuto 20 punti in più delle ragazze in alfabetizzazione finanziaria, contro una media OCSE di soli 5 punti. Questo divario è sistematico e presente in tutte le fasce d'età, e si traduce in una marginalizzazione concreta delle donne nella gestione del risparmio e degli investimenti. A livello europeo, l'Italia si colloca agli ultimi posti insieme a Lituania, Cipro e Romania, con punteggi ben sotto la media OCSE. Le conseguenze sono concrete: una popolazione finanziariamente impreparato risparmia in modo inefficiente ed è più esposta a truffe e sovraindebitamento. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il 9,4% degli italiani è stato vittima di truffe finanziarie, e solo il 17,1% di questi aveva le competenze per difendersi. Questo problema colpisce tutti ma in modo sproporzionato le donne, i giovani, i residenti nel Mezzogiorno e le famiglie a basso reddito. Fonte: https://en.ilsole24ore.com/art/failed-debt-and-loans-italy-fund-ranking-financial-skills-AHCIxq8B

Inclusione finanziariaConti di investimento agevolatiCapitale per le nuove generazioni
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7 mesi fa
Economia

SISTEMA ITALIA

di Carmelo Castrogiovanni

L’Italia non soffre soltanto di tasse elevate, ma di un sistema che preleva risorse soprattutto quando si lavora, si assume, si produce e si investe. Nel 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1% del PIL, il livello più alto da oltre dieci anni, mentre il PIL reale è cresciuto appena dello 0,5%. È la fotografia di un problema strutturale: un Paese che tassa molto lavoro e produzione ma cresce troppo poco. Il risultato è evidente: salari netti compressi rispetto al costo sostenuto dalle imprese, minore convenienza ad assumere, investimenti frenati, evasione ancora rilevante e una burocrazia fiscale complessa che assorbe risorse senza garantire automaticamente maggiore equità. A questo si aggiungono debito pubblico elevato, infrastrutture disomogenee, tempi amministrativi lunghi e una capacità insufficiente di attrarre nuovi insediamenti produttivi internazionali. La debole crescita produce poi altri effetti. Giovani, medici, ricercatori, tecnici e professionisti formati in Italia trovano all’estero stipendi e prospettive migliori: investiamo nella loro formazione e altri Paesi ne raccolgono i risultati. Le multinazionali scelgono dove investire considerando costo del lavoro, energia, infrastrutture, competenze, tempi autorizzativi, ricerca e qualità dei servizi. Anche la crisi demografica non si risolve con un bonus. Le famiglie rinunciano o rinviano i figli quando mancano reddito stabile, casa accessibile, asili, scuola a tempo pieno e servizi. Nella sanità, liste d’attesa, carenza di personale e differenze territoriali costringono milioni di cittadini a spendere privatamente o a rinunciare alle cure. Da anni affrontiamo questi problemi separatamente: bonus, sgravi temporanei, crediti d’imposta, nuovi fondi e nuovi adempimenti. Sistema Italia parte da una domanda diversa: perché continuare a correggere gli effetti se possiamo cambiare il meccanismo che li produce? L’obiettivo è costruire un Paese nel quale convenga lavorare, assumere, investire, produrre, tornare dall’estero, avere figli e progettare il futuro.

Pressione fiscaleCrescita deboleCuneo fiscale
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3 mesi fa
Economia

Trasporti 2.0 - Italia Veloce.

di Andrea Zanetti

Partiamo da un assunto: in Italia muoversi per il tramite del trasporto pubblico è troppo complicato. E mentre attendiamo l'ingresso di un terzo operatore nell'alta velocità (SNCF, previsto per il 2027), in altri settori la concorrenza rimane un tabù: mi riferisco, in particolare, al trasporto pubblico non di linea e al trasporto ferroviario regionale. Quanto al trasporto pubblico non di linea, la situazione è ormai al collasso, e dalla "guerra" tra Taxi, NCC e altri operatori privati (Uber, Bolt, etc.) ne esce sconfitto il fruitore finale: i mezzi sono pochi, i prezzi sono alti. Con tutto ciò che ne consegue a livello di reputazione internazionale (chiedere al turista che, uscito dall'aeroporto o dalla stazione, attende per ore una macchina), a livello di mobilità interna (chiedere all'utente che, per un breve spostamento, spende più euro che minuti di viaggio) e a livello di sicurezza stradale (chiedere al giovane che, per uscire la sera, è di fatto costretto a usare il proprio mezzo, con tutti i rischi del caso). Anche per quanto riguarda il trasporto ferroviario regionale, il servizio offerto non è al passo con il mondo che cambia. Negli ultimi anni, difatti, a causa del surplus di domanda abitativa nelle grandi città (e il fisiologico aumento, all'interno delle stesse, del costo della vita), stiamo assistendo ad uno sviluppo sempre più ampio delle cd. aree metropolitane (si pensi, su tutte, alla situazione di Milano). Nonostante ciò, il trasporto ferroviario regionale rimane chiuso al mercato, continuando così a non soddisfare le esigenze di efficienza richieste dai cittadini; efficienza, tra l'altro, potenzialmente perseguibile (vedi il rafforzamento del servizio garantito da Trenord durante le Olimpiadi invernali).

Trasporto pubblicoconcorrenza.
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5 mesi fa

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