Strategia nazionale della IA per aumentare la produttività delle PMI e la partecipazione dei corpi intermedi
di Matteo Anatra
7 maggio 2026
Tema
Il modo in cui l' AI ( vedi Acemoglou, Aghion , Brynjolfsson ) sta trasformando contemporaneamente economia, istituzioni e lavoro, richiede lo sviluppo di una capacità politica adeguata per governarne gli effetti.L’Italia dispone di asset strategici rilevanti - infrastrutture di supercalcolo, modelli linguistici nazionali, una normativa avanzata - ma non riesce a tradurli in una diffusione sistemica dell’IA nel tessuto produttivo e nella Pubblica Amministrazione. Questo è particolarmente grave perché l’Italia da oltre vent’anni non cresce in produttività.L’adozione dell’AI è limitata e concentrata, soprattutto nelle grandi imprese, mentre la maggioranza delle PMI resta ai margini.Il risultato è che l’IA rischia di aumentare i divari invece di ridurli, rafforzando chi è già forte e lasciando indietro il resto del sistema.A questo si aggiunge il nodo del lavoro. L’IA non sta producendo una distruzione massiva immediata dell’occupazione - solo una quota limitata di posti è completamente automatizzabile -ma sta generando una profonda riallocazione delle competenze e dei ruoli.È importante perché sul piano micro, produttività, salari e qualità del lavoro sono oggi strettamente legati e dall’altro - su un piano più macro - l’Intelligenza artificiale pone il tema di una ridefinizione del rapporto tra capitale e lavoro. Se la produttività non cresce, non crescono i salari.La trasformazione segue una dinamica “a curva J”: una fase iniziale di transizione, con costi e discontinuità, seguita da una crescita più rapida quando imprese e organizzazioni riescono a riorganizzarsi (MacroFocus_Globale - L'impatto dell'IA sull'economia - lo stato dell'arte – Intesa San Paolo 2026).Questo significa che il problema non è solo economico, ma sociale e politico.Il punto centrale, in linea anche con le riflessioni del CNEL , è che il lavoro non può essere considerato una variabile passiva dell’innovazione: deve diventare una componente attiva della strategia.L’impatto dell’IA non è uniforme e colpisce in modo differenziato diversi gruppi sociali ed economici. Le PMI sono le più esposte: hanno minori risorse per investire in tecnologia e formazione e rischiano di rimanere escluse dai benefici della trasformazione. Questo può ampliare i divari territoriali e settoriali.I dati indicano che l’IA tende a colpire in modo particolare alcune categorie, come i lavoratori giovani entry-level , chi svolge lavori routinari e oggi anche i colletti bianchi.
Soluzione
Proponiamo una Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale centrata sulla produttività delle PMI e sulla qualità del lavoro che integri politiche industriali, politiche del lavoro e governance istituzionale.L’obiettivo è chiaro: usare l’IA come leva per aumentare la produttività e, attraverso essa, sostenere la crescita dei salari e della competitività del sistema economico. Al tempo stesso l’IA deve essere una tecnologia che aumenta il lavoro umano, non che lo sostituisce in modo non governato. Tre pilastri integrati.Il primo è la diffusione dell’IA nel sistema produttivo, soprattutto nelle PMI, per evitare una crescita a due velocità..Il secondo è costruire un nuovo patto sul lavoro, che coinvolga imprese, sindacati e istituzioni nella gestione della trasformazione, assicurando che i benefici della produttività si traducano anche in migliori condizioni e salari.Il terzo è una governance pubblica forte, capace di coordinare innovazione tecnologica, politiche industriali e politiche del lavoro. L’attuazione deve essere concreta e selettiva, evitando logiche di sussidio generalizzato.Sul lato delle imprese, è necessario accelerare l’adozione dell’IA nelle PMI attraverso incentivi automatici, crediti d’imposta e accesso a infrastrutture di calcolo. Ma questi strumenti devono essere condizionati anche a investimenti in formazione dei lavoratori, per evitare che l’innovazione si traduca solo in riduzione dei costi.Sul lato del lavoro, serve un grande Piano nazionale di formazione e riqualificazione continua, costruito insieme a imprese e sindacati. La formazione deve diventare un diritto strutturale del lavoratore lungo tutto l’arco della vita, con strumenti come conti individuali di formazione, programmi di reskilling e upskilling e integrazione tra scuola, università e impresa.Nel breve periodo, una diffusione mirata dell’IA nelle PMI può generare un aumento della produttività dello 0,5%. Nel medio periodo, l’impatto può arrivare tra l’1% e l’1,5%, contribuendo in modo significativo alla crescita economica e al recupero degli effetti negativi del calo demografico. L’obiettivo operativo è portare l’uso effettivo dell’IA nelle imprese da livelli oggi marginali a una soglia significativa (almeno il 20% in cinque anni. Sul piano del lavoro: se governata correttamente, l’IA può portare a uno scenario di complementarità tra uomo e macchina, con maggiore qualità del lavoro e nuove opportunità
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