Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Un Patto sociale europeo per l’intelligenza artificiale, con un’iniziativa italiana su lavoro, welfare e redistribuzione
di Jacopo Arpetti
L’intelligenza artificiale non è più solo una questione tecnologica: sta diventando una forza capace di ridisegnare produttività, occupazione, salari, fiscalità e distribuzione del potere economico. Negli Stati Uniti il dibattito si sta già spostando su questi temi: oltre agli investimenti massicci delle grandi imprese, stanno emergendo proposte su dividendi pubblici dell’IA, fondi collettivi della ricchezza, tassazione dei rendimenti legati all’automazione e nuove protezioni per chi subisce la transizione. In Europa, invece, l’azione è ancora sbilanciata: esistono iniziative importanti per competitività, adozione e competenze, come l’AI Continent Action Plan, la Union of Skills e la Quality Jobs Roadmap, ma manca ancora un vero pilastro sociale dell’IA capace di affrontare in modo coordinato l’impatto su lavoro, redditi e finanza pubblica. Intanto l’European Policy Centre segnala che l’AI Act è solo un primo passo e che servono nuovi strumenti di resilienza del mercato del lavoro; inoltre Eurostat ha rilevato che nel 2025 ha usato strumenti di IA generativa il 32,7% dei cittadini UE, mentre l’Italia si è fermata al 19,9%, tra i valori più bassi dell’Unione. Per l’Italia il problema è doppio. Da un lato rischiamo di subire tecnologie e modelli economici decisi altrove; dall’altro rischiamo di arrivare impreparati sul piano sociale, proprio mentre la Banca d’Italia rileva che l’esposizione all’IA si concentra soprattutto in occupazioni cognitive e nel settore dei servizi. Se l’Europa non definisce presto un proprio contratto sociale per l’IA, finirà per importare non solo la tecnologia, ma anche le regole scritte da altri.
Fotovoltaico su ogni tetto: Indipendenza Energetica Nazionale
di Cesare Guarnieri
L'Italia si trova di fronte a una sfida cruciale: garantire la propria sicurezza energetica e ridurre drasticamente la dipendenza dalle fonti fossili, che ci rendono vulnerabili alle fluttuazioni geopolitiche e ai costi crescenti. È inaccettabile che il nostro Paese, baciato dal sole, non sfrutti appieno il suo potenziale per produrre energia pulita e rinnovabile. Ogni giorno che passa senza un'azione decisa, perdiamo l'opportunità di abbassare le bollette per le famiglie e le imprese, di creare posti di lavoro nel settore delle energie verdi e di contribuire concretamente alla lotta contro il cambiamento climatico. Questa proposta nasce dalla profonda convinzione che sia giunto il momento di agire con coraggio per un futuro energetico sostenibile e autonomo per tutti i cittadini italiani.
Abolizione dell'istituto del tirocinio extracurricolare
di Massimo Ungaro
- La piaga della precarietà giovanile ha raggiunto proporzioni inverosimili a cui occorre porre rimedio anche tramite il riassetto normativo degli strumenti per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. - Viene abolito l’istituto del tirocinio extra-curriculare in quanto qualsiasi periodo di prova e formazione per i laureati o comunque le persone che hanno completato un ciclo di studio devono avere anche una minima possibilità reale di trasformarsi in contratti di lavoro a tempo indeterminato, mentre troppo spesso lo ‘stage’ extra-curriculare non ha nessuna possibilità di trasformarsi in contratto indeterminato ma funge da copertura pe rapporti di manovalanza precaria a basso costo. - Fin troppo spesso giovani laureati - doppiamente laureati, con la triennale e la specialistica – prima di essere assunti a tempo indeterminati devono sottoporsi a lunghi tirocini extra-curriculari, in seguito a periodi di prova o contratti a tempo determinato, allungandone la condizione di precarietà contrattuale ed economica, ritardandone l’emancipazione come l’uscita di casa, l’accensione di mutui, la possibilità di costruire percorsi di autonomia dalla famiglia di origine. Se nella UE in media i giovani lasciano il nucleo famigliare intorno a 26 anni, o 23 anni nel Nord Europa, in Italia questo avviene in media dopo i 30. - Il legislatore è intervenuto a favore delle aziende negli ultimi anni semplificando i rapporti industriali con la flessibilità del Jobs Act, promuovendo gli investimenti con i crediti fiscali di Industria 4.0 e incentivandone la patrimonializzazione con la detassazione degli utili re-investiti in azienda (norma ‘ACE’ poi abolita). - Le aziende e le pubbliche amministrazioni che intendono sottoporre laureati a un periodo di prova senza l’obbligo di assumerli a tempo indeterminato possono comunque avvalersi dei seguenti istituti normativi esistenti: o Contratto di apprendistato o Periodo di prova dai 3 ai 6 mesi del contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato a tutele crescenti durante il quale il contratto può essere rescisso unilateralmente o Contratto di lavoro dipendente a tempo determinato
Reintroduzione Contributi Volontari INPS e Riscatto Laurea Agevolato
di Cristina Marcucci
Il sistema previdenziale italiano, pur fondamentale, presenta lacune che generano profonde incertezze e disuguaglianze. Troppi cittadini si trovano a fronteggiare un futuro pensionistico incerto, con importi insufficienti a garantire una vita dignitosa o con periodi contributivi scoperti che compromettono l'accesso alla pensione. Questa situazione non solo crea ansia e precarietà per gli individui, ma alimenta anche disparità sociali inaccettabili. È inaccettabile che chi ha avuto carriere discontinue, magari per motivi familiari o di salute, o chi semplicemente desidera migliorare la propria posizione previdenziale, non abbia strumenti adeguati per farlo. La possibilità di intervenire attivamente sul proprio futuro pensionistico non è un lusso, ma un diritto che deve essere garantito per costruire una società più equa e sicura, dove ogni cittadino possa guardare alla vecchiaia con maggiore serenità e dignità.
Comunità attive per disabili giovani senza famiglia non autosufficienti
di Alessio De Moro
Ragazzi e uomini under 70 che hanno disabilità che ad oggi se non hanno una famiglia vengono messi in casa di riposo per anziani che ha un’impatto devastante per la loro salute mentale.
Detassazione dei premi di produzione aziendali
di Sara Russo
La detassazione dei premi aziendali è fondamentale per aumentare la redditività di chi ha una produzione che supera il tetto dello stipendio mensile. Semplicemente il premio di produzione è il risultato di un impegno profuso oltre la normale attività lavorativa che viene riconosciuto dalla propria azienda, ma viene depauperato dalla vigente tassazione. Attualmente, più è alto il premio di produzione, più incide la relativa tassazione, fino a dimezzarlo, rendendo questo traguardo meno appetibile di quanto potrebbe esserlo.
Gestire il tema CARCERI creando valore per tutti
di Paola Elena Giacomello
La gestione attuale delle carceri oltre ad essere disumana e non civile crea: - problemi di SICUREZZA (70% recidiva) - COSTI - perdita di MANODOPERA oltre OVVIAMENTE al fattore umano. Per gli adulti ed ancora di più nei confronti dei minori.
La comunicazione interpersonale nell'ordinamento scolastico
di Anna Maria Rabezzana
La comunicazione investe tutti i campi della vita e influenza le nostre scelte in politica e nella quotidianità. E’ un argomento che non appartiene solo alla scienza della comunicazione, ma anche alla filosofia, alla psicologia e alla psicanalisi. Consiglio la lettura del libro di Massimo Recalcati “La luce e l’onda” che approfondisce il tema della comunicazione del sapere e mi viene in mente il titolo del libro di Berne, il fondatore dell’analisi transazionale, “Ciao, e poi?” Che cosa diciamo dopo aver salutato? Infatti il mezzo più potente per comunicare è il linguaggio e a questo proposito cito il libro di Gianrico Carofiglio “Con parole precise”. La comunicazione è una relazione che nasce con il primo vagito, il primo pianto, sorriso, il primo “Ma” che diventa mamma. La relazione la troviamo in matematica, fisica, economia… E’ arte, musica, pedagogia, didattica. La comunicazione sostiene l’informazione, è fondamentale nei rapporti di lavoro, in particolare del lavoro in équipe. Mi interessa però sottolineare che la comunicazione si impara e diventa cultura. Nell’ambito della propaganda, sapientemente usata, ottiene quello che vuole. E noi, vogliamo vivere così condizionati? Cito per concludere una frase di Alessandro Cattaneo tratta dalla prefazione di un libro di scienza della comunicazione: “ Lavorare sui giovani e su una loro reale, soggettiva ed indipendente consapevolezza ricettiva deve essere prioritario in una società che vuol definirsi democratica e liberale”
Rete di volontariato per l'orientamento burocratico-sanitario degli anziani
di Rita Gozzi
La crescente digitalizzazione dei servizi sanitari, come le prenotazioni CUP o le pratiche di scelta e revoca del medico, sta creando una barriera insormontabile per la popolazione anziana. Molti cittadini si sentono smarriti e vengono rimbalzati tra uffici diversi, incapaci di navigare procedure tecnologiche complesse. Questo isolamento burocratico non solo genera frustrazione, ma limita concretamente l'accesso al diritto alla salute. È necessario riconoscere che il capitale umano è la risorsa più preziosa per colmare questo divario, trasformando l'attesa in un momento di assistenza qualificata e umana.
Istituzione della Funzione fondamentale comunale "Sicurezza Urbana Integrata"
di Stefano Scabellone
Sicurezza. Il concetto di sicurezza urbana e la definizione di “sicurezza urbana come bene pubblico” (Art. 4 DL n. 14/2017) nascono in un preciso contesto di riferimento culturale e normativo che si è affermato a partire dal primo decennio de nuovo millennio, grazie anche al contributo della Regioni, e si è consolidato attraverso l’intervento statale a ridosso degli degli anni venti. A partire dalla crisi del 2011, il nostro paese si è trovato nella necessità di rivedere alcuni aspetti delle normativa per adeguare l’azione amministrativa ai migliori standard di generazione di valore pubblico definito nei termini del bene che la Pubblica Amministrazione riesce a generare verso la collettività. Nella generazione di valore pubblico sono due gli aspetti che l’amministrazione deve acquisire quali criteri fondamentali rispetto alla programmazione e all’attuazione degli interventi: il primo è la capacità di sostenere nel tempo le attività; il secondo è il grado di radicamento territoriale in termini di coinvolgimento, anche attraverso la realizzazione di partenariati, degli stakeholder e in generale dei beneficiati della attività. Il DL 14/2017 definisce la sicurezza urbana come “bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città”. In quanto tale la sicurezza urbana viene traslata in quella diversa impostazione di azione amministrativa che va della prevenzione e della gestione del rischio e dei processi il fulcro della programmazione delle attività e della organizzazione gestionale degli uffici preposti. Nella filiera della generazione di questo particolare “valore pubblico” che conduce alla realizzazione di quel “bene pubblico” che è la sicurezza urbana, il Comune rappresenta l’interfaccia principale nel rapporto con i beneficiari. Nella generazione di questo valore oltre al ruolo dello Stato emerge, dagli anni duemila, il fondamentale ruolo delle Regioni nella loro capacità di incentivazione e di coordinamento in termini di superamento dei limiti e delle competenze territoriali dei Comuni e degli altri Enti intermedi quali, ad esempio, le Unioni di Comuni. In quanto livello di governo più vicino ai cittadini, le autorità locali e regionali sono nella posizione migliore per valutare e individuare le situazioni in cui i diritti fondamentali che afferiscono al bene pubblico della sicurezza sono minacciati.
EDUCAZIONE DIGITALE PER OGNI GENERAZIONE Patentino per i giovani, cittadinanza digitale per gli adulti
di mauro turi
Ultimamente si discute di limitare l’accesso ai social network e agli smartphone per bambini e adolescenti. È un tema serio, che nasce da preoccupazioni reali: dipendenza, cyberbullismo, isolamento, contenuti inappropriati, pressione sociale, calo dell’attenzione e fragilità emotive. Mettere regole può essere utile. Ma pensare che basti un divieto sarebbe un errore. Un ragazzo senza educazione digitale resta fragile anche se entra sui social a 16 anni invece che a 14. Un genitore senza strumenti resta impreparato anche con tutte le app di controllo del mondo. Un adulto che condivide odio, fake news o truffe online trasmette cattivi modelli alle nuove generazioni. Il problema non è solo quando si entra online. Il problema è come si vive nel digitale. Oggi non basta saper usare uno smartphone. Bisogna saper vivere nel digitale. Istituire un Piano Nazionale di Educazione Digitale, rivolto ai giovani, agli adulti e alle famiglie, per trasformare la tecnologia da rischio diffuso a opportunità consapevole. Proteggere significa prima di tutto preparare. Navigare nel web non significa solo saper usare uno smartphone, ma saperlo fare con consapevolezza e sicurezza. Troppi adulti non conoscono davvero il mondo digitale in cui vivono i figli. Non ne comprendono linguaggi, meccanismi e rischi. Per questo spesso sottovalutano segnali importanti oppure intervengono troppo tardi.
Digitalizzare il Voto e Semplificare le Procedure Elettorali per una Maggiore Partecipazione
di Margherita Mazzuoccolo
L'astensione dal voto è una sfida complessa che mina le fondamenta della nostra democrazia. Sebbene le sue radici affondino spesso nel disinteresse o nella sfiducia verso la politica attuale, non possiamo ignorare come procedure elettorali obsolete e macchinose contribuiscano a creare barriere insormontabili per molti cittadini. Penso a chi ha difficoltà motorie, a chi vive o lavora all'estero, o a chi semplicemente si scontra con la complessità di un sistema che sembra fermo nel tempo. È inaccettabile che nel 21° secolo, con tutte le tecnologie a nostra disposizione, il processo di voto sia ancora così manuale e farraginoso. Questa inefficienza non solo scoraggia la partecipazione, ma impone anche un carico di lavoro enorme e spesso frustrante a migliaia di presidenti di seggio e scrutinatori, costretti a gestire registri cartacei voluminosi, con un alto rischio di errori e un dispendio di tempo e risorse che potremmo facilmente evitare. È ora di modernizzare il nostro sistema elettorale per renderlo più inclusivo, efficiente e al passo con i tempi.