Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Salute

Riforma Urgente della Sanità Pubblica: Accesso, Costi e Personale

di Carmela De Troia

La sanità pubblica in Italia è al collasso, un problema che colpisce direttamente la vita di milioni di cittadini, in particolare i più vulnerabili come i pensionati. Le liste d'attesa sono diventate insostenibili, trasformando l'accesso a esami diagnostici spesso urgenti in un'odissea che mette a rischio la salute e la serenità delle persone. Non è accettabile che per una visita specialistica si debbano attendere mesi, se non anni, costringendo molti a rivolgersi al privato, con costi proibitivi. A questo si aggiunge il peso insostenibile dei costi farmaceutici, un fardello insopportabile per chi vive con una pensione bassa, costretto a scegliere tra curarsi e vivere dignitosamente. Il sistema dei medici di famiglia, pilastro della medicina territoriale, è anch'esso in crisi profonda: troppi pazienti per pochi professionisti, che si trovano a gestire carichi di lavoro eccessivi, riducendo di fatto la qualità dell'assistenza e la possibilità di un rapporto medico-paziente efficace. Questa situazione è il risultato di anni di tagli e di una programmazione miope che ha ignorato le esigenze future del nostro sistema sanitario, portando a una fuga di personale qualificato verso il privato. È ora di agire per salvare la nostra sanità pubblica, un diritto fondamentale che sta scomparendo sotto i nostri occhi.

Sanità pubblicaListe d'attesaCosti farmaci
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7 mesi fa
Economia

Tutto si tiene - Welfare, lavoro, industria e tecnologia: il progetto integrato per l’Europa del XXI secolo

di Paolo Costanzo

Un lavoratore quarantenne perde il posto in un settore in declino. Il sostegno al reddito è scollegato dalla riqualificazione. I servizi per l’impiego non intercettano le imprese. La formazione è generica. Il genitore anziano diventa non autosufficiente. La famiglia si arrangia da sola. Questa non è un’eccezione. È diventata la condizione strutturale di milioni di europei. Tutto si tiene nasce dalla convinzione che le crisi che attraversano le società europee — stagnazione dei salari, precarizzazione del lavoro, stress dei sistemi sanitari, dipendenza energetica, vulnerabilità tecnologica — non siano fenomeni separati da affrontare uno alla volta ma le manifestazioni di una stessa crisi di modello. E che riformarle separatamente, come si è fatto per decenni, non produca trasformazione: produce ottimizzazione di parti che spesso si danneggiano a vicenda. La tesi è semplice nella formulazione, impegnativa nelle conseguenze: tutto si tiene. Welfare, formazione, mercato del lavoro, politica industriale, sanità e sovranità tecnologica non sono ambiti autonomi. Sono componenti interdipendenti di un’unica architettura. O si riformano insieme — in modo integrato, sequenziale, dentro una cornice europea ambiziosa — o non si trasforma niente. In un mondo in cui la guerra in Ucraina ha mostrato il costo della dipendenza energetica, il conflitto in Iran ha dimostrato che l’irrilevanza geopolitica ha un prezzo economico diretto, e milioni di elettori scelgono chi protegge la loro identità invece di chi migliora il loro reddito, questo non è più un programma auspicabile. È una necessità urgente. Propongo una forma il riformismo trasformativo: graduale nei metodi, radicale negli obiettivi. Non rivoluzione — impossibile e controproducente in democrazia. Non manutenzione dell’esistente — insufficiente di fronte alla portata della crisi. Ma trasformazione reale, attraverso riforme concrete, costruite su coalizioni possibili, dentro istituzioni democratiche. In un mondo tornato pericoloso, costruire un’Europa con welfare solido, lavoro di qualità, industria strategica e sovranità digitale non è solo più giusto. È la condizione per restare liberi.

Riformismo trasformativo
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7 mesi fa
Giovani

Patto casa giovani

di vincenza la rocca

Negli ultimi anni il diritto alla casa è diventato sempre più difficile da raggiungere per una larga parte dei giovani italiani. Migliaia di ragazzi e ragazze studiano, lavorano, costruiscono competenze e contribuiscono ogni giorno alla crescita del Paese, ma non riescono a compiere uno dei passi più importanti verso l’autonomia: acquistare una casa. Oggi il problema non riguarda soltanto chi non ha un impiego, ma anche chi lavora stabilmente e percepisce uno stipendio regolare. Il costo degli immobili, l’aumento dei tassi di interesse, la precarietà contrattuale e la richiesta di garanzie economiche elevate da parte delle banche rendono l’accesso al credito quasi impossibile per intere generazioni. Molti giovani sono costretti a rimanere a lungo nelle famiglie di origine oppure a vivere in affitto senza la possibilità concreta di costruire un patrimonio personale. In numerose città italiane il prezzo delle abitazioni è cresciuto più rapidamente dei salari, creando un forte squilibrio sociale. A questo si aggiunge il fatto che spesso le banche richiedono anticipi elevati e contratti lavorativi considerati “sicuri”, escludendo automaticamente chi ha lavori autonomi, partite IVA o percorsi professionali discontinui. Questa situazione produce effetti profondi sull’intera società. Ritardare l’uscita di casa significa rinviare la costruzione di una famiglia, avere meno figli, consumare meno e vivere in una condizione di incertezza continua. Il disagio abitativo giovanile non è quindi soltanto un problema economico, ma anche sociale e demografico. Un Paese nel quale i giovani non riescono a costruire il proprio futuro rischia di perdere energie, competenze e fiducia. Sempre più ragazzi scelgono infatti di trasferirsi all’estero alla ricerca di stipendi più alti e maggiori opportunità. Chi resta, spesso vive con la percezione di non poter progettare il futuro. Questo indebolisce il senso di appartenenza e rallenta la crescita economica nazionale. Garantire ai giovani la possibilità concreta di acquistare una casa significa invece rafforzare la stabilità sociale, sostenere il ceto medio e creare le condizioni per una società più equilibrata e sicura. La casa non deve essere considerata un privilegio riservato a pochi, ma un obiettivo raggiungibile per chi studia, lavora e contribuisce alla comunità. Ridare accesso alla prima casa significa restituire fiducia a una generazione che oggi chiede soprattutto opportunità, stabilità e dignità.

casagiovanifuturo
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6 mesi fa
Giovani

S.E.R.V.E. Servizio di Responsabilità Volontaria per la Comunità

di Marco Santacroce

PROBLEMA: UNA GENERAZIONE SOSPESA TRA INATTIVITÀ, DISAGIO E VIOLENZA. L'Italia sta perdendo un'intera generazione. Quasi 2 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni risultano NEET (non studiano, non lavorano, non si formano). L'Italia è il secondo Paese dell'Unione Europea per incidenza del fenomeno (15% nella fascia 15–29, contro una media UE dell'11%), lontanissima dall'obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Il fenomeno colpisce in modo particolare le donne, il 26% nel Meridione, e si concentra nella fascia 25–29 anni, dove un giovane su quattro è escluso da ogni percorso. Secondo Conflavoro, il 17% dei NEET ha smesso di cercare lavoro per rassegnazione, percentuale che nelle grandi aree metropolitane arriva al 40%. Ma il problema non è solo economico: è esistenziale. Il disorientamento giovanile si traduce in fragilità psicologica, autolesionismo, dipendenze e violenza. Il rapporto "Dis(armati)" di Save the Children (2026) documenta un'escalation allarmante dei reati violenti commessi da giovani nel decennio 2014–2024: le rapine sono passate da circa 1.900 a 3.968 (+109%), le lesioni personali da 1.921 a 4.653 (+142%), le risse hanno raggiunto quota 1.021 e le minacce 1.880. I minorenni segnalati per porto di armi sono saliti da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024 (+150%). Nel 2024, i minorenni segnalati o arrestati hanno superato quota 38.000 (+16% sull'anno precedente). La violenza giovanile non è più confinata a contesti marginali: è trasversale. La radice è l’assenza di una traiettoria chiara, di figure di riferimento, di aspettative credibili sul futuro. Questi ragazzi sono sempre più "armati" fisicamente ma sempre più "disarmati" dal punto di vista emotivo e relazionale. Il sistema educativo non riesce a colmare questo vuoto, l'apprendistato è sottosviluppato, e l'orientamento professionale è inefficace. Milioni di giovani attraversano la transizione scuola-lavoro senza bussola, senza mentori, senza esperienza concreta del mondo reale e quelli che rimangono fuori non riescono a tornare dentro. Siamo di fronte a un circolo vizioso: l'inattività alimenta il disagio, il disagio alimenta l'isolamento, l'isolamento alimenta la violenza o l’inattività. Il costo sociale ed economico di questa emergenza è enorme. Le risposte attuali non bastano. Serve un modello nuovo. Serve un intervento strutturale che intercetti i giovani prima che escano dai percorsi di formazione e lavoro. Serve un sistema capace di accompagnare i giovani verso opportunità concrete.

NEETFormazioneImpegno Civico
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7 mesi fa
Lavoro

Una riforma fiscale per creare occupazione e aumentare i salari

di Pietro Nuzzolese

L'elevata pressione fiscale sulle imprese rappresenta un ostacolo alla nascita di nuove attività economiche e alla crescita di quelle esistenti. Questo frena gli investimenti, scoraggia l'imprenditorialità e limita la creazione di nuovi posti di lavoro. Inoltre, il peso del costo del lavoro si riflette anche sulle retribuzioni dei dipendenti, incidendo negativamente sul loro potere d'acquisto. Perché è importante Ridurre la pressione fiscale significa favorire un ambiente economico più competitivo e dinamico, incentivando la nascita di nuove imprese e sostenendo lo sviluppo di quelle già operative. Una maggiore occupazione genera benefici per l'intero sistema economico, mentre salari più elevati aumentano il potere d'acquisto delle famiglie, stimolando i consumi e la crescita economica. Chi colpisce La questione interessa diversi soggetti: - Gli imprenditori, che affrontano un elevato carico fiscale e maggiori difficoltà nell'avviare o sviluppare un'attività. - I potenziali nuovi imprenditori, spesso scoraggiati dall'eccessivo peso della tassazione. - I lavoratori, che risentono di retribuzioni meno competitive e di una ridotta capacità di spesa. - Le famiglie, che beneficiano indirettamente di maggiori redditi e di una crescita dell'occupazione. - L'intero sistema economico, che vede rallentare investimenti, produttività e sviluppo.

lavoroimpresafamiglia
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4 mesi fa

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