La comunicazione interpersonale nell'ordinamento scolastico
di Anna Maria Rabezzana
4 settembre 2026
Tema
La comunicazione investe tutti i campi della vita e influenza le nostre scelte in politica e nella quotidianità. E’ un argomento che non appartiene solo alla scienza della comunicazione, ma anche alla filosofia, alla psicologia e alla psicanalisi. Consiglio la lettura del libro di Massimo Recalcati “La luce e l’onda” che approfondisce il tema della comunicazione del sapere e mi viene in mente il titolo del libro di Berne, il fondatore dell’analisi transazionale, “Ciao, e poi?” Che cosa diciamo dopo aver salutato? Infatti il mezzo più potente per comunicare è il linguaggio e a questo proposito cito il libro di Gianrico Carofiglio “Con parole precise”. La comunicazione è una relazione che nasce con il primo vagito, il primo pianto, sorriso, il primo “Ma” che diventa mamma. La relazione la troviamo in matematica, fisica, economia… E’ arte, musica, pedagogia, didattica. La comunicazione sostiene l’informazione, è fondamentale nei rapporti di lavoro, in particolare del lavoro in équipe. Mi interessa però sottolineare che la comunicazione si impara e diventa cultura. Nell’ambito della propaganda, sapientemente usata, ottiene quello che vuole. E noi, vogliamo vivere così condizionati? Cito per concludere una frase di Alessandro Cattaneo tratta dalla prefazione di un libro di scienza della comunicazione: “ Lavorare sui giovani e su una loro reale, soggettiva ed indipendente consapevolezza ricettiva deve essere prioritario in una società che vuol definirsi democratica e liberale”
Soluzione
La comunicazione interpersonale deve diventare materia di studio nell’ordinamento scolastico, iniziando dalla scuola media superiore, dove esistono già le discipline di italiano, storia, filosofia, pedagogia, psicologia, per estenderla poi alla media inferiore. Con l’insegnamento della comunicazione interpersonale si può incidere su aspetti importanti della relazione: il rispetto dell’altro, il rispetto di genere, l’uso di un linguaggio non offensivo, non aggressivo, non saccente come vediamo continuamente sui social media. Non si può governare solo con divieti. I giovani devono imparare ad usare questi strumenti di per sé utili. Bisogna insegnare loro una comunicazione corretta, e chissà che non imparino anche i genitori e che si applichi anche in famiglia. Qui tocco un aspetto etico, cioè il discernimento tra una buona e una cattiva relazione, e un aspetto critico, nel senso di non illusorio, nei confronti di AI. Con l’insegnamento della comunicazione si può fare formazione. Propongo di spostare un’ora, da quelle di italiano (sono 32) a quelle di filosofia, oppure nei licei di scienze umane a quelle di pedagogia o psicologia, per non modificare il totale delle ore. I professori di filosofia, psicologia, italiano che vogliono insegnare comunicazione interpersonale, devono fare dei corsi di formazione obbligatori e gratuiti che, oltre a fornire specifiche competenze, aggiornano la loro didattica. In alternativa si possono assumere docenti di scienza della comunicazione. Infine bisogna definire i programmi e redigere dei libri di testo.
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