Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Accelerare e semplificare pratiche Adozioni
di Margherita Mazzuoccolo
Molti bambini sono abbandonati o hanno perso i genitori. Le lungaggini burocratiche nelle adozioni portano genitori ad andare all'estero , spesso alimentando il commercio di minori
Rilanciare un Piano Nazionale per la Sicurezza del Territorio
di Vito Marangi
Il nostro Paese è sempre più esposto a eventi meteorologici estremi, che si manifestano con una frequenza e un'intensità crescenti. Alluvioni, frane e smottamenti non sono più eccezioni, ma una triste realtà che colpisce ogni anno intere comunità, distruggendo case, infrastrutture e mettendo a rischio vite umane. Le regioni, purtroppo, non possono accollarsi da sole il peso economico e organizzativo di questi disastri. I loro bilanci sono spesso insufficienti per finanziare sia la prevenzione necessaria sia gli interventi di ripristino post-calamità. Questa situazione di vulnerabilità diffusa genera frustrazione e insicurezza tra i cittadini, che vedono il proprio territorio e il proprio futuro minacciati. È inaccettabile che la sicurezza delle nostre comunità dipenda dalla capacità di risposta frammentata delle singole amministrazioni locali. Serve un approccio unitario e una visione a lungo termine per proteggere l'Italia.
Riforma del Sistema di Cura degli Anziani: Basta RSA, Vogliamo Dignità
di Alda Nannicini
Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) in Italia sono percepite come luoghi segreganti e sottofinanziati, che non rispondono adeguatamente ai bisogni complessi e diversificati dei nostri anziani. Questa situazione mi sta profondamente a cuore perché credo che ogni persona meriti di vivere con dignità, autonomia e integrazione sociale, anche in età avanzata o in condizioni di non autosufficienza. Il modello attuale spesso isola gli anziani, privandoli della possibilità di partecipare attivamente alla vita comunitaria e di mantenere legami familiari e sociali significativi. È fondamentale superare un sistema che genera isolamento e ripensare radicalmente l'approccio alla cura e all'assistenza, garantendo una qualità della vita migliore e più umana per i nostri cari, con un focus sulla loro autonomia e sul loro benessere psicofisico.
Ripensare le successioni: per un diritto al passo con i tempi.
di Andrea Zanetti
«Ricordati che devi morire»: questo ammonimento non vale solo per Mario (iconico personaggio interpretato da Massimo Troisi nel film «Non ci resta che piangere»), ma per tutte e tutti noi. E a ricordarcelo è anche il Codice Civile, dedicando l’intero libro secondo alla materia delle successioni. La disciplina giuridica di tale materia, caratterizzata da un’impostazione “paternalistica” del legislatore ideata in un contesto economico e sociale profondamente diverso da quello attuale, risulta oggi poco in linea con le moderne dinamiche affettive e familiari, oltre che ostile a fluidi passaggi generazionali di impresa. Un aspetto emblematico di questo approccio è l’eccessiva rigidità della cd. quota di riserva in favore dei legittimari (coniuge e/o unito civilmente, figli, ascendenti), che a livello quantitativo quasi sempre eccede la metà dell’asse ereditario. Ancora, sono maturi i tempi per valorizzare in ambito successorio la cd. convivenza di fatto, dinamica sempre più diffusa a livello sociale ma a cui ancora non sono stati associati diritti ereditari ex lege (ad eccezione dell’art.1, comma 42 della l. 76/2016, che attribuisce al convivente di fatto superstite il diritto di abitazione sulla casa adibita a comune residenza e di proprietà del convivente deceduto per un periodo non superiore a cinque anni), alimentando così una forte disparità rispetto al matrimonio e/o all’unione civile. Nell’ambito dei passaggi generazionali di impresa, invece, meritevole di revisione è l’istituto del patto di famiglia: la necessaria partecipazione di tutti i legittimari al contratto, il vincolo di trasferimento dell’impresa esclusivamente a un discendente e l’obbligo in capo ai legittimari assegnatari di liquidare i legittimari non assegnatari (cd. patto di famiglia orizzontale) ne fanno uno strumento farraginoso, recidendone la portata innovativa e l’utilità pratica. A ciò aggiungasi che la permanenza nel sistema dell’anacronistico divieto – al di fuori dello schema del patto di famiglia – di stipulare patti successori rinunciativi, mediante i quali i legittimari avrebbero la possibilità di rinunciare ai loro diritti anche durante la vita del futuro de cuius, incrementa ancor più l’instabilità delle pianificazioni patrimoniali.
L’acqua che resta: un piano per piccoli invasi e accumulo idrico in agricoltura
di Alessio De Moro
L’acqua è una risorsa decisiva per l’agricoltura e per i territori montani, ma sempre più spesso arriva in periodi in cui non serve e manca nei mesi in cui serve di più. In Valle d’Aosta non partiamo da zero. Esistono già invasi, infrastrutture irrigue e una rete capillare di Consorzi di miglioramento fondiario. Questa base va valorizzata e potenziata. Il problema è aumentare la capacità di accumulo vicino ai territori agricoli, soprattutto nelle aree più esposte alla carenza d’acqua, senza puntare esclusivamente su grandi opere. La proposta riguarda in particolare le aziende agricole, i Consorzi di miglioramento fondiario e le comunità rurali, con attenzione alle coltivazioni che hanno maggiore necessità di continuità nell'approvvigionamento idrico.
Introduzione di una detrazione fiscale universale per le spese culturali
di Andrea Carlo Erba
Il consumo di beni e attività culturali è oggi frenato da barriere economiche che limitano la crescita intellettuale e la partecipazione attiva dei cittadini alla vita del Paese. La cultura non deve essere considerata un bene di lusso accessibile solo a pochi, ma un pilastro fondamentale per lo sviluppo della società. Attualmente, mancano incentivi strutturali che rendano l'acquisto di libri, l'accesso ai musei o la partecipazione a eventi culturali un'abitudine quotidiana. È necessario superare questa inerzia, promuovendo una visione in cui l'investimento nella conoscenza sia equiparato, per importanza e trattamento, alla tutela della salute. Rendere la cultura un bene incentivato significa investire nel capitale umano e nel futuro intellettuale dell'intera nazione.
EDUCAZIONE DIGITALE PER OGNI GENERAZIONE Patentino per i giovani, cittadinanza digitale per gli adulti
di Fabia Flavia Magi
Ultimamente si discute di limitare l’accesso ai social network e agli smartphone per bambini e adolescenti. È un tema serio, che nasce da preoccupazioni reali: dipendenza, cyberbullismo, isolamento, contenuti inappropriati, pressione sociale, calo dell’attenzione e fragilità emotive. Mettere regole può essere utile. Ma pensare che basti un divieto sarebbe un errore. Un ragazzo senza educazione digitale resta fragile anche se entra sui social a 16 anni invece che a 14. Un genitore senza strumenti resta impreparato anche con tutte le app di controllo del mondo. Un adulto che condivide odio, fake news o truffe online trasmette cattivi modelli alle nuove generazioni. Il problema non è solo quando si entra online. Il problema è come si vive nel digitale. Oggi non basta saper usare uno smartphone. Bisogna saper vivere nel digitale. Istituire un Piano Nazionale di Educazione Digitale, rivolto ai giovani, agli adulti e alle famiglie, per trasformare la tecnologia da rischio diffuso a opportunità consapevole. Proteggere significa prima di tutto preparare. Navigare nel web non significa solo saper usare uno smartphone, ma saperlo fare con consapevolezza e sicurezza. Troppi adulti non conoscono davvero il mondo digitale in cui vivono i figli. Non ne comprendono linguaggi, meccanismi e rischi. Per questo spesso sottovalutano segnali importanti oppure intervengono troppo tardi.
Promuovere l'azionariato diffuso e la partecipazione dei lavoratori nelle imprese
di Lorenzo Crivellaro
Troppo spesso, i lavoratori si sentono ingranaggi di una macchina, distanti dalle decisioni e dai destini dell'azienda per cui dedicano la loro vita. Questa distanza genera disinteresse, demotiva e impedisce di sfruttare appieno il potenziale umano e intellettuale presente in ogni organizzazione. Il problema è la mancanza di un vero e proprio coinvolgimento di tutti gli operatori aziendali, dai collaboratori ai manager, nei problemi e nei successi dell'impresa. Senza una partecipazione attiva, la responsabilizzazione individuale diminuisce e il controllo aziendale interno ne risente, lasciando spazio a dinamiche che non sempre tutelano gli interessi di chi l'azienda la fa vivere ogni giorno. Questa proposta nasce da una convinzione profonda, maturata in 36 anni di esperienza diretta: ho vissuto in prima persona i benefici di un modello in cui i dipendenti sono anche azionisti e parte di un patto di sindacato. Ancora oggi, da pensionato, continuo a far parte di quel patto, testimonianza vivente di come un tale sistema crei un legame indissolubile, un senso di appartenenza e una dedizione che vanno oltre il semplice rapporto di lavoro. È ora di estendere questa visione, per un'economia più giusta e partecipata, dove il successo dell'azienda sia il successo di tutti.
Via i partiti dalla Sanità
di Raffaele Fedele
In Italia il problema principale é la scarsa managerializzazione della cosa pubblica. Vale per la politica e per quelli che gravitano attorno ai politici (insomma i lecchini).
Strade permeabili, siti vivi: le infrastrutture viarie come leva per i siti archeologici minori
di Lorena Pacelli
L'Italia custodisce il patrimonio archeologico più vasto d'Europa, eppure la stragrande maggioranza dei suoi siti è invisibile. Non per mancanza di storia, ma per mancanza di accesso, segnaletica, racconto e presidio. Il confronto con Pompei o il Colosseo è fuorviante: esistono centinaia di siti di importanza storica straordinaria che non vengono visitati semplicemente perché non si sa come arrivarci, non ci sono servizi, e nessuno li custodisce. Nel 2025 è diventato operativo un modello che cambia tutto: la passerella pedonale di Luni (La Spezia), che permette ai viaggiatori dell'autostrada A12 di fermarsi e visitare il parco dell'antica colonia romana senza uscire al casello, parcheggiando gratuitamente in aree dedicate. Il progetto (15 milioni finanziati dalla concessionaria autostradale SALT) prevede di triplicare i visitatori del sito: da 15.000 a 50.000 l'anno. Un risultato ottenuto non costruendo nulla di nuovo, ma rendendo permeabile ciò che già esiste. Questo modello potrebbe avere un nome preciso: autostrade permeabili. https://storie.simtur.eu/le-autostrade-diventano-permeabili-il-caso-di-luni/ Su 8.000 km di rete a pedaggio italiana, con 256 aree di parcheggio (una ogni 42 km in media), la potenzialità di replicazione è enorme. Il caso più urgente e emblematico al Sud è quello della Valle Telesina, nel Sannio beneventano. La Strada Statale 372 - la Telesina, in fase di raddoppio - attraversa letteralmente i resti dell'antica Telesia: città sannita poi colonia romana, citata da Tito Livio, patria di Caio Ponzio Telesino (protagonista delle Forche Caudine), con mura in opus reticulatum, anfiteatro, terme, acquedotto e 44 insulae riconoscite su 31 ettari. La maggior parte del sito è ancora sotterranea e inesplorata. Eppure la SS372 ci passa sopra ogni giorno, e nessuno si ferma - perché non c'è nulla che inviti a farlo. Il paradosso: le infrastrutture che "tagliano" i paesi come San Salvatore Telesino - spesso percepite come un danno - potrebbero diventare il principale vettore di valorizzazione del patrimonio che attraversano, se progettate con questa intenzione. Ai problemi di visibilità si aggiungono quelli di sicurezza: siti non presidiati sono esposti a scavi clandestini, trafugamenti e vandalismi. E una generazione di laureati in beni culturali, archeologia, storia dell'arte non trova lavoro nel proprio territorio.
Riforma SSN: Prevenzione, Trasparenza e Servizi Pubblici Efficienti
di Giuseppe Calderone
Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è in crisi profonda, inadeguato a rispondere alle crescenti esigenze della popolazione. L'attuale sistema è eccessivamente focalizzato sulla cura della malattia, un approccio reattivo che genera costi insostenibili, liste d'attesa interminabili e un sovraccarico costante sui pronto soccorso. Questa impostazione, purtroppo, sembra privilegiare il "business della malattia" piuttosto che il benessere collettivo. È inaccettabile che la salute dei cittadini sia subordinata a logiche di profitto, con risorse mal gestite e un'organizzazione che non sfrutta appieno il potenziale dei dati disponibili. Dobbiamo urgentemente invertire la rotta, passando da un modello che interviene solo quando il danno è fatto, a uno che tutela e salvaguarda la salute attraverso una prevenzione attiva e mirata. La mia preoccupazione è per un sistema che non solo cura, ma previene, garantendo equità e accesso a tutti, riducendo il peso economico e sociale delle patologie gravi e migliorando la qualità della vita per ogni cittadino.
Costruire lo stack europeo dell’IA: l’Italia punti sui componenti strategici della filiera
di Jacopo Arpetti
L’Europa rischia di affrontare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale da una posizione di debolezza, perché molti dei suoi componenti essenziali sono oggi sviluppati, controllati o resi accessibili soprattutto da grandi operatori extraeuropei. La dipendenza non riguarda solo i modelli finali, ma l’intero stack tecnologico: semiconduttori, capacità di calcolo, cloud, data center, dati, software, modelli di base, cybersecurity e applicazioni industriali. Questo significa che una parte crescente del valore economico, della capacità di innovazione e del potere decisionale si concentra fuori dall’Europa. Il problema è particolarmente importante perché l’IA non è una tecnologia come le altre: sta diventando un’infrastruttura generale destinata a incidere sulla competitività industriale, sulla ricerca, sulla sanità, sull’istruzione, sulla pubblica amministrazione, sulla sicurezza e sulla qualità dei servizi. Se l’Europa resta dipendente lungo tutta la filiera, rischia di non riuscire a governare davvero questa trasformazione e di subirne i costi economici, sociali e strategici. Il rischio è quello di un continente che regola molto, ma produce poco, e che quindi finisce per applicare regole su tecnologie decise altrove. Questo problema colpisce imprese, startup, università, centri di ricerca, lavoratori qualificati e pubbliche amministrazioni. Colpisce anche l’Italia, che senza una strategia chiara rischia di restare solo un mercato di consumo, anziché diventare un Paese capace di contribuire in modo riconoscibile alla costruzione della filiera europea dell’IA. In un settore di questa portata, non basta comprare tecnologia: bisogna partecipare alla sua produzione e presidiare almeno alcuni snodi decisivi.