Strade permeabili, siti vivi: le infrastrutture viarie come leva per i siti archeologici minori
di Lorena Pacelli
29 aprile 2026
Tema
L'Italia custodisce il patrimonio archeologico più vasto d'Europa, eppure la stragrande maggioranza dei suoi siti è invisibile. Non per mancanza di storia, ma per mancanza di accesso, segnaletica, racconto e presidio. Il confronto con Pompei o il Colosseo è fuorviante: esistono centinaia di siti di importanza storica straordinaria che non vengono visitati semplicemente perché non si sa come arrivarci, non ci sono servizi, e nessuno li custodisce. Nel 2025 è diventato operativo un modello che cambia tutto: la passerella pedonale di Luni (La Spezia), che permette ai viaggiatori dell'autostrada A12 di fermarsi e visitare il parco dell'antica colonia romana senza uscire al casello, parcheggiando gratuitamente in aree dedicate. Il progetto (15 milioni finanziati dalla concessionaria autostradale SALT) prevede di triplicare i visitatori del sito: da 15.000 a 50.000 l'anno. Un risultato ottenuto non costruendo nulla di nuovo, ma rendendo permeabile ciò che già esiste. Questo modello potrebbe avere un nome preciso: autostrade permeabili. https://storie.simtur.eu/le-autostrade-diventano-permeabili-il-caso-di-luni/ Su 8.000 km di rete a pedaggio italiana, con 256 aree di parcheggio (una ogni 42 km in media), la potenzialità di replicazione è enorme. Il caso più urgente e emblematico al Sud è quello della Valle Telesina, nel Sannio beneventano. La Strada Statale 372 - la Telesina, in fase di raddoppio - attraversa letteralmente i resti dell'antica Telesia: città sannita poi colonia romana, citata da Tito Livio, patria di Caio Ponzio Telesino (protagonista delle Forche Caudine), con mura in opus reticulatum, anfiteatro, terme, acquedotto e 44 insulae riconoscite su 31 ettari. La maggior parte del sito è ancora sotterranea e inesplorata. Eppure la SS372 ci passa sopra ogni giorno, e nessuno si ferma - perché non c'è nulla che inviti a farlo. Il paradosso: le infrastrutture che "tagliano" i paesi come San Salvatore Telesino - spesso percepite come un danno - potrebbero diventare il principale vettore di valorizzazione del patrimonio che attraversano, se progettate con questa intenzione. Ai problemi di visibilità si aggiungono quelli di sicurezza: siti non presidiati sono esposti a scavi clandestini, trafugamenti e vandalismi. E una generazione di laureati in beni culturali, archeologia, storia dell'arte non trova lavoro nel proprio territorio.
Soluzione
Un programma nazionale "Strade Permeabili" articolato su quattro assi: 1. Accordi obbligatori tra concessionari e MiC nei capitolati di appalto Ogni progetto di nuova infrastruttura viaria o di ammodernamento significativo (raddoppi, varianti, nuove SS e SR) che intercetti aree di interesse archaeologico deve prevedere - come condizione del capitolato - uno studio di permeabilità: aree di sosta tematiche, segnaletica dedicata, accessi pedonali o ciclabili sicuri verso il sito più prossimo. Il modello Luni-SALT diventa standard, non eccezione. 2. Musei di transito lungo le arterie principali Nelle aree di servizio o di sosta esistenti, spazi multimediali compatti (formato container o struttura leggera) che raccontano i siti nelle vicinanze: reperti in replica, proiezioni, QR code, audioguide scaricabili. Costo contenuto, impatto immediato. Sul modello del tunnel "Lvni Experience" di Luni - narrazione per immagini e suono, nessun didascalismo, accesso libero. 3. Fondo nazionale per i siti minori: presidio e scavo Un fondo triennale destinato ai Comuni con siti di interesse storico non valorizzati, per finanziare: campagne di scavo condotte da università in convenzione, messa in sicurezza e recinzione dei perimetri, assunzione di custodi-mediatori culturali tra giovani laureati in beni culturali, archeologia, storia dell'arte con contratti a tempo determinato rinnovabili. Ogni sito attivato = almeno 2-3 figure professionali locali. 4. Caso pilota: Valle Telesina e raddoppio della SS372 Il raddoppio della Telesina è già in discussione. Va integrato da subito con: un'area di sosta tematica "Antica Telesia" tra San Salvatore Telesino e Telese Terme; una passerella pedonale o percorso ciclabile sicuro verso il futuro parco archeologico; un accordo ANAS-MiC per il presidio del sito e l'avvio di nuove campagne di scavo; un museo di transito nella struttura dell'Abbazia di San Salvatore (già sede dell'Antiquarium Telesia). Un caso che può diventare modello per tutto il Mezzogiorno. Le infrastrutture non devono attraversare la storia come se non esistesse. Devono fermarsi, aprire un varco, e lasciare che la storia si racconti. È così che si tiene in vita un territorio.
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