Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Autismo
di Maria Rosaria Iavarone
Autismo
Centri di Competenze Condivise: Mentorship Intergenerazionale in Co-working
di Clorinda De Feo
Il divario generazionale e la crescente fuga di talenti giovanili rappresentano una minaccia per la tenuta sociale ed economica del nostro Paese. Da un lato, i giovani faticano a trovare opportunità che valorizzino il loro potenziale innovativo, dall'altro, gli anziani rischiano l'emarginazione, perdendo l'occasione di trasmettere un patrimonio inestimabile di saperi artigianali e professionali. È necessario invertire questa rotta, trasformando il confronto tra generazioni in un motore di crescita reciproca. La mancanza di luoghi di incontro strutturati impedisce oggi che l'esperienza dei senior si fonda con la spinta digitale dei giovani, privando il mercato di una sinergia fondamentale per l'innovazione.
Rete di portierato sociale di quartiere per il contrasto alla solitudine degli anziani
di Roberto Morese
L'isolamento sociale degli anziani nelle nostre città è diventato una vera e propria emergenza silenziosa, che mina la dignità e la sicurezza delle persone più fragili. Molti anziani vivono confinati nelle proprie abitazioni, privi di una rete di supporto che possa aiutarli nelle incombenze quotidiane o semplicemente offrire un momento di socialità. Questa solitudine non è solo una questione privata, ma un fallimento collettivo che espone i cittadini a rischi concreti per la salute e a un progressivo declino psicofisico. È necessario intervenire con presidi territoriali che sappiano intercettare il bisogno prima che diventi emergenza, restituendo agli anziani il senso di appartenenza a una comunità viva e attenta.
Programma di rientro per ricercatori d'eccellenza: incentivi fiscali e voucher di mobilità
di Roberto Morese
Il sistema accademico e scientifico italiano soffre di una cronica incapacità di attrarre talenti di alto profilo, frenato da stipendi non competitivi rispetto agli standard internazionali e da costi di trasferimento proibitivi. Questa fuga di cervelli non è solo una perdita di capitale umano, ma un impoverimento sistemico della nostra capacità di innovazione e competitività globale. Il divario salariale rende il rientro in Italia una scelta spesso penalizzante, scoraggiando i ricercatori più brillanti che hanno maturato esperienze fondamentali all'estero. È necessario intervenire con decisione per trasformare il nostro Paese in un hub attrattivo, riconoscendo che il valore prodotto da questi professionisti in termini di brevetti, fondi europei e progresso scientifico supera di gran lunga l'investimento iniziale richiesto.
Fondo nazionale di garanzia statale al 100% per l'acquisto della prima casa under 35
di Roberto Morese
L'accesso alla proprietà immobiliare è diventato un miraggio per le nuove generazioni, bloccate dall'impossibilità di accumulare il capitale iniziale richiesto dagli istituti bancari. Nonostante la presenza di strumenti di garanzia parziale, la barriera all'ingresso rimane insormontabile per chi non dispone di risparmi pregressi o di un supporto familiare. Questa esclusione dal mercato abitativo non solo limita l'autonomia dei giovani, ma ne mina la stabilità sociale e il radicamento nel territorio. È necessario un intervento pubblico deciso che riconosca il diritto alla casa come pilastro fondamentale per la crescita e la produttività del Paese.
Piano nazionale per l'inserimento professionale dei laureati in filosofia
di Antonino Pio Maccarone
I laureati in filosofia affrontano oggi una grave carenza di sbocchi professionali, schiacciati da concorsi pubblici saturi e da un mercato del lavoro privato che fatica a riconoscere il valore intrinseco delle competenze umanistiche. Questo disallineamento non solo penalizza il capitale umano formato nelle nostre università, ma priva la società di una risorsa fondamentale: il pensiero critico, l'analisi etica e la capacità di astrazione. È necessario superare la percezione della filosofia come disciplina puramente teorica, trasformandola in una competenza attiva e spendibile. La frustrazione di chi ha investito anni in un percorso di studi rigoroso e si ritrova ai margini del sistema produttivo è un segnale d'allarme che richiede un intervento strutturale e lungimirante.
Piano Integrato dei Sottoservizi per eliminare gli sprechi nei lavori stradali
di Marco Uselli
Il fenomeno degli scavi ripetuti su strade appena asfaltate rappresenta una delle inefficienze più frustranti e costose della gestione pubblica italiana. È inaccettabile vedere risorse collettive dilapidate a causa di una totale assenza di dialogo tra gli enti locali e i gestori dei sottoservizi, come luce, gas e fibra ottica. Questa mancanza di programmazione non solo danneggia il decoro urbano e la sicurezza stradale, ma riflette una cultura amministrativa priva di accountability, dove nessuno risponde dello spreco sistemico di denaro pubblico. Il cittadino subisce quotidianamente il disagio di cantieri infiniti e strade dissestate, percependo chiaramente che il problema non è la mancanza di fondi, ma la loro gestione scriteriata e priva di visione d'insieme.
I giovani vanno a lavorare all'estero.
di Silvia Deaniella
Perchè i giovani vanno all'estero a lavorare? I nostri giovani vanno all'estero a lavorare: - Perchè il mondo (nonostante tutto) è aperto e interessante e la curiosità di fare nuove esperienze è insita nei ragazzi. - Perchè le offerte di lavoro sono più interessanti e meglio pagate oltre che le realtà lavorative all'estero sono più "in grande" rispetto alle nostre realtà. Ho sentito giovani che lavorano in ambito bancario a Londra e mi dicevano che lo stesso lavoro in Italia avrebbe avuto valori nettamente inferiori e le carriere decisamente più lente. - Ci sono giovani che pensano di fare un po' di esperienza all'estero e poi tornare in Italia ma come accennato prima le carriere all'estero sono più veloci e quindi rientrare con la propria mansione diventa difficile. - Poi c'è l'amore, molto spesso trovano compagne/i di solito non italiani per cui tornare in Italia è più complicato.
Riforma delle professioni: superamento del sistema corporativo e delle rendite di posizione
di Alfonso Pavone
Il sistema italiano delle professioni e delle attività regolamentate è oggi ostaggio di logiche corporative che trasformano licenze e incarichi pubblici in rendite di posizione ereditarie. Questo blocco sociale impedisce il ricambio generazionale, soffoca il merito e danneggia i cittadini, costretti a pagare costi più elevati per servizi spesso inefficienti. La persistenza di 'feudi' professionali, dove l'accesso è regolato dalle lobby anziché dalla competenza, crea una disparità inaccettabile tra chi opera in mercati aperti e chi gode di privilegi protetti. È un sistema che si auto-sostiene, impedendo ai giovani talenti di emergere e privando il Paese di una sana dinamica competitiva basata sul valore reale del servizio offerto.
Istituzione di percorsi di formazione politica e stage operativi per giovani under 35
di Alessandro Ragone
Il distacco emotivo dei giovani verso le istituzioni è una ferita aperta della nostra democrazia, alimentata da una cronica mancanza di spazi di ascolto e da una sfiducia sistemica verso la politica. Molti ragazzi percepiscono l'amministrazione come un apparato lontano, inaccessibile e privo di una visione programmatica capace di coinvolgerli. Questa distanza non è solo una questione di competenze tecniche, ma di appartenenza: i giovani si sentono esclusi dai processi decisionali, vedendo nel voto un atto privo di impatto reale. È necessario colmare questo vuoto, trasformando la politica da concetto astratto a strumento concreto di gestione del bene comune, rendendo le istituzioni luoghi vivi e partecipati.
Patto intergenerazionale: autonomia giovanile e tutela del lavoro di cura
di Elisa Zola
Il sistema attuale fallisce nel sostenere l'autonomia dei giovani e nel proteggere le famiglie che si prendono cura degli anziani. I giovani under 35 faticano a trovare indipendenza abitativa a causa di costi insostenibili, mentre chi assiste familiari non autosufficienti vive una condizione di precarietà lavorativa e previdenziale. È necessario un intervento strutturale che riconosca il valore sociale del caregiver e faciliti l'ingresso dei giovani nel mondo dell'abitare, garantendo dignità a entrambe le generazioni.
UNA CITTÀ PER TUTTE LE GENERAZIONI
di Giuseppe Salerno
IL PROBLEMA CHE VOGLIAMO AFFRONTARE Cosa sta succedendo In Italia sempre più giovani fanno fatica a costruire una vita autonoma: lavoro precario o poco qualificato, salari insufficienti, difficoltà ad accedere alla casa e servizi non sempre adeguati li spingono a rimandare progetti di vita o a cercare opportunità altrove. Contemporaneamente, una parte crescente della popolazione anziana vive una condizione di solitudine, fragilità e progressiva perdita di autonomia. Quando vengono meno le reti familiari e sociali, anche una difficoltà quotidiana può trasformarsi rapidamente in isolamento e bisogno di assistenza. Il problema, quindi, non è soltanto economico o assistenziale: è sociale e comunitario. PERCHÉ È IMPORTANTE Perché una società che non permette ai giovani di costruire il proprio futuro e non riesce ad accompagnare dignitosamente i propri anziani indebolisce il proprio futuro. Se un giovane è costretto ad andare via per trovare opportunità, il territorio perde competenze, energie e nuove famiglie. Se un anziano rimane solo, aumenta il rischio di isolamento, esclusione e perdita di autonomia. Continuare ad affrontare questi problemi separatamente significa intervenire spesso quando la difficoltà è già diventata emergenza. Serve invece un cambio di prospettiva: prevenire la fragilità, creare opportunità e ricostruire relazioni. CHI COLPISCE Il problema riguarda: * i giovani, soprattutto quelli che cercano lavoro, autonomia e una casa; * gli anziani, in particolare quelli che vivono soli o hanno una rete familiare fragile; * le famiglie, che spesso devono sostenere contemporaneamente figli e genitori anziani; * le persone fragili, che rischiano di rimanere escluse dai servizi e dalla vita sociale; * le comunità locali, che perdono giovani, competenze e partecipazione; * l’intero territorio, perché meno giovani significa meno futuro e più solitudine significa meno coesione sociale. IL PUNTO CENTRALE Non vogliamo semplicemente assistere chi è in difficoltà. Vogliamo costruire una comunità nella quale un giovane abbia motivi e possibilità per restare e un anziano abbia motivi e possibilità per continuare a partecipare. Il problema che vogliamo affrontare è quindi questo: come costruire una comunità capace di offrire futuro ai giovani e autonomia agli anziani, trasformando la distanza tra generazioni in una nuova occasione di incontro, solidarietà e crescita.