Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Welfare

Tutto si tiene

di Paolo Costanzo

Giovani e anziani sembrano due questioni distinte. Sono la stessa questione, vista dai due capi della stessa vita. Il welfare italiano è stato disegnato per un mondo in cui si entrava in fabbrica a vent'anni e se ne usciva a sessanta, con carriere prevedibili e diritti che si accumulavano. Quel mondo non esiste più; l'architettura sì. Protegge i posti, non le persone. Ne è nato un dualismo tra protetti e non protetti che non è solo inefficienza: è un meccanismo parzialmente estrattivo, dove le posizioni tutelate generano rendite, l'accesso resta chiuso e il potere di veto blocca le riforme. Dal lato dei giovani questo significa carriere discontinue e, di conseguenza, discontinuità contributiva. Il sistema contributivo premia le traiettorie lineari e penalizza tutte le altre: la precarietà di oggi è la povertà di domani, e riguarda anche laureati e persone competenti. Significa non accedere al credito perché manca la busta paga, non poter affittare casa, non poter programmare una famiglia. E significa, quando il lavoro si perde, un sistema di politiche attive sottodimensionato che lascia soli proprio nel momento della transizione. Dal lato degli anziani significa una non autosufficienza gestita come se le famiglie fossero ancora quelle di cinquant'anni fa: più numerose, più vicine, con una donna disponibile a tempo pieno. Le donne oggi lavorano, i figli sono meno e più lontani, la non autosufficienza dura più a lungo. Lo Stato risponde con un'indennità di accompagnamento di circa 500 euro al mese, mentre un'assistenza continuativa ne costa tre o quattro volte tanto, e con servizi domiciliari a macchia di leopardo. Il risultato è un welfare fai-da-te: chi ha risorse si arrangia, chi non le ha crolla. I due capi si toccano in un punto preciso. La figlia che lascia il lavoro per assistere la madre non autosufficiente è la stessa persona che tra trent'anni avrà una pensione insufficiente. La fragilità dell'anziano diventa la precarietà del giovane e ritorna, una generazione dopo, come fragilità. Nel frattempo le famiglie schiacciate dalla cura non consumano, non risparmiano, non investono, e il capitale umano che si ritira dal mercato del lavoro non torna più. Questo è il vero conflitto generazionale: non anziani contro giovani, ma un sistema che ripara i danni invece di prevenirli e che, riparando tardi, costa di più e funziona peggio. Tutto si tiene, o niente regge.

Welfare come infrastruttura per la mobilità social
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3 mesi fa
Lavoro

Il lavoro è un diritto economico

di Gabriele Lo Bianco

Il lavoro in Italia è gestito male da tutti i punti di vista: tasse, stipendi, incentivi, divari di tipologia di lavoro eccetera. Partiamo dalle tasse. Queste sono organizzate e gestite male oltre ad essere alte. Ci sono troppe tipologie di imposte che vanno pagate e lo Stato non ha un complesso istituzionale efficiente da dire ai cittadini l’elenco delle imposte, così se un lavoratore onesto non si riferisce ad un commercialista finisce per essere sanzionato (o segnalato). Ma già di base avere così tante imposte variegate e complesse, e anche strane è un problema di efficienza e burocrazia in italia. Tradotto: sistema lento e che quindi può dare spazio a illegalità, cioè evasione. Dal punto di vista degli stipendi, vanno fatte delle distinzioni perché che non tutto va incolpato allo stato. Ci-esistiamo in un paese sviluppato sui diritti e doveri e siamo aperti al libero mercato e al capitalismo (non estremo). Ciò vuol dire che se andiamo a lavorare da un Privato, cioè da un proprietario privato di una azienda, lo stipendio viene erogato da lui stesso e non dallo stato. Quindi in questo campo lo Stato non ha potere diretto. Può solo incentivare con bonus, abbassare tasse e permettere al mercato nazionale, attraverso varie politiche, di abbassare i prezzi. Lo Stato garantisce lo stipendio direttamente soltanto ai dipendenti pubblici (insegnanti, sicurezza, burocratici, giustizia…). Fatta questa premessa, secondo me gli stipendi sono fermi più che altro per ragioni di produttività: un italiano non produce così tanto valore come un tedesco. Questo grazie a politiche economiche, fiscali e sociali poco efficienti e populiste, e un ambiente con prezzi sempre più alti per le possibilità degli italiani. La produttività quindi è fondamentale per avere un salario dignitoso. Ovviamente però non dipende solo dal lavoratore ma anche dalle possibilità dei privati: tasse alte equivalgono a meno soldi che si possono dare ai dipendenti. Anche lo Stato fa la sua parte, tra tasse e incentivi che mettono in atto (pochi, inefficienti e propagandistici, sopratutto quelli della sinistra attualmente). Infine, secondo me, ci sono lavori troppo pagati e altri troppi poco di base. Il notaio per esempio, nonostante le sue responsabilità non ha un valore che dovrebbe permette questo salario. Al contrario, medici, infermieri e quant’altro hanno bisogno di stipendi simili per la responsabilità e l’impegno che ci mettono nel lavoro.

lavorotasseeconomia
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3 mesi fa

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