Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Riforma Fiscale: IVA e Ritenuta d'Acconto Obbligatorie per Azzerare l'Evasione
di Vincenzo Belcastro
L'evasione dell'IVA rappresenta una piaga per l'economia italiana, sottraendo risorse fondamentali allo Stato e creando una concorrenza sleale tra le imprese. Ogni anno, miliardi di euro sfuggono al fisco, compromettendo la capacità del Paese di investire in servizi essenziali come sanità, istruzione e infrastrutture. Questo fenomeno non solo danneggia le casse pubbliche, ma grava anche sulle spalle dei cittadini onesti e delle aziende che rispettano le regole, costrette a sopportare un carico fiscale più elevato. La complessità degli adempimenti dichiarativi legati all'IVA e ai redditi aggiunge un ulteriore fardello burocratico per le imprese, specialmente le piccole e medie, che devono dedicare tempo e risorse preziose a procedure spesso macchinose e soggette a errori. È ora di agire con decisione per creare un sistema più equo, trasparente e semplice, che garantisca la riscossione dell'IVA e liberi le energie delle nostre imprese.
Riforma del TUEL per ridare dignità agli amministratori locali
di Marco Mincarelli
La riforma del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) rappresenta oggi una necessità non più rinviabile per restituire efficacia, autorevolezza e dignità a chi amministra il territorio, in particolare nei piccoli comuni che costituiscono la spina dorsale del nostro Paese. Un testo normativo pensato decenni fa non risponde più alla realtà complessa e alle enormi responsabilità che sindaci, assessori e consiglieri si trovano ad affrontare quotidianamente. Il peso sproporzionato delle responsabilità: A fronte di compensi spesso simbolici o nulli (specie nei piccoli centri), gli amministratori affrontano responsabilità civili, penali e contabili enormi, rischiando in prima persona per decisioni spesso rallentate da una burocrazia asfissiante. La solitudine dei sindaci: Nei piccoli comuni il sindaco è spesso "solo contro tutti": gestisce la macchina amministrativa, fa i conti con la carenza cronica di personale qualificato e deve far fronte alle emergenze quotidiane senza un adeguato supporto tecnico e politico e soprattutto con poteri molto ridotti. Lo svilimento del ruolo dei consiglieri: I consiglieri comunali, specialmente quelli di minoranza ma non solo, vedono spesso ridotta la propria funzione a una ratifica formale. La mancanza di tutele, di rimborsi adeguati per i permessi lavorativi e di strumenti conoscitivi reali allontana i cittadini migliori dall'impegno politico. Il divario territoriale e la desertificazione democratica: Rendere l'amministratore locale un "mestiere" impossibile o rischioso disincentiva la partecipazione. Il risultato è la desertificazione democratica: in molti piccoli comuni diventa sempre più difficile trovare liste e candidati disposti a mettersi in gioco. Amministrare un comune richiede tempo, competenze e sacrifici personali tali da rendere i consiglieri dei veri e propri volontari della politica. Tuttavia, compensi irrisori e tutele inesistenti trasformano questo impegno in un lusso insostenibile. Di conseguenza, alla vita amministrativa si avvicina solo chi possiede già un reddito solido, escludendo spesso lavoratori dipendenti, giovani e professionisti. Questo filtro economico ferisce il principio costituzionale di rappresentanza e impoverisce la democrazia locale. Senza tutele e compensi equi, le istituzioni di prossimità perdono la loro natura inclusiva.
Superare il "nanismo" delle imprese italiane per competere in un mondo globalizzato
di Angelo Guidi
Nel quadro della competizione globale del mondo delle imprese la situazione economica delle piccole e micro imprese italiane presenta un quadro a doppia velocità, in cui una spiccata capacità di resilienza deve fare i conti con pressioni strutturali e congiunturali complesse. Pur costituendo la quasi totalità del tessuto produttivo italiano e occupando circa la metà della forza lavoro, la quota di fatturato generata dalle imprese sotto i 50 dipendenti ha visto una flessione negli ultimi anni. Le imprese medio-grandi stanno assorbendo quote di mercato maggiori grazie alla capacità di fare scala. L'accesso alla liquidità resta uno dei nodi principali. La combinazione tra politiche monetarie restrittive, l'irrigidimento dei parametri bancari (inclusi gli stringenti criteri di rendicontazione ESG) e la contrazione degli sportelli sul territorio ha progressivamente penalizzato le piccole realtà contabili. L'adeguamento alle nuove tecnologie (IA, automazione) e alla sostenibilità ambientale richiede investimenti elevati che le micro e piccole imprese, se isolate, fanno fatica a sostenere rispetto ai player più strutturati.
Istituzione del doppio canale di reclutamento per la stabilizzazione dei precari storici
di Carmela
Il sistema di reclutamento scolastico attuale soffre di una grave miopia: equipara i docenti precari con anni di esperienza sul campo ai neolaureati, basando l'accesso al ruolo esclusivamente su concorsi teorici. Questa impostazione ignora completamente il valore delle competenze pedagogiche, relazionali e gestionali maturate in anni di servizio effettivo. Per i precari storici, questa condizione rappresenta una frustrante precarietà perenne, mentre per la scuola significa perdere un patrimonio di professionalità già consolidata. È necessario superare la logica dei quiz a crocette, che non misurano la capacità di gestire una classe, per restituire dignità e stabilità a chi ha garantito il funzionamento del sistema scolastico per anni.
Flessibilità in uscita e ricambio generazionale: un patto tra generazioni
di Partecibar
Il sistema pensionistico attuale non tiene conto della naturale usura fisica e mentale che molti lavoratori avvertono al raggiungimento dei sessant'anni. Questa stanchezza, spesso sottovalutata, incide negativamente sulla produttività e sulla qualità della vita dei cittadini, che si sentono intrappolati in un percorso lavorativo troppo rigido. È necessario riconoscere il diritto alla scelta individuale, permettendo a chi ha versato quarant'anni di contributi di ritirarsi dal mondo del lavoro in modo dignitoso. Tale rigidità blocca inoltre il necessario ricambio generazionale, impedendo l'ingresso di giovani talenti pronti a portare nuove competenze e vitalità sia nel settore privato che nella pubblica amministrazione.
Riforma del diritto di famiglia per il matrimonio egualitario e l'adozione
di Silvia Buonvino
L'attuale ordinamento giuridico italiano esclude le coppie dello stesso sesso dal matrimonio e, di conseguenza, dall'accesso paritario all'istituto dell'adozione. Questa disparità di trattamento non solo nega diritti fondamentali alle coppie, ma limita le possibilità di accoglienza per i minori in stato di abbandono. È necessario superare questa discriminazione per garantire a ogni bambino il diritto di crescere in una famiglia pienamente riconosciuta dallo Stato, indipendentemente dall'orientamento sessuale dei genitori. La mancanza di un riconoscimento formale crea una condizione di incertezza giuridica che colpisce direttamente la stabilità e la tutela dei legami affettivi già esistenti.
"Cultura Italia": patrimonio, creatività e turismo come motori di crescita
di Carmelo Castrogiovanni
La cultura italiana è insieme identità, coesione e una grande risorsa economica ancora utilizzata in modo diseguale. Nel 2025 il sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, e quasi 1,54 milioni di occupati. Ogni euro prodotto dalla cultura ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi. Nel 2024 musei, monumenti e aree archeologiche statali hanno superato 60,8 milioni di visitatori e 382 milioni di euro di introiti. Questi numeri mostrano una forza enorme, ma concentrata. Grandi città e siti iconici attraggono flussi crescenti, mentre molti musei minori, borghi, archivi, biblioteche, teatri, cammini e aree archeologiche restano poco connessi, difficili da raggiungere o privi dei servizi necessari per trasformare una visita in permanenza e valore per il territorio. La cultura soffre inoltre di frammentazione amministrativa, manutenzione spesso reattiva, digitalizzazione incompleta e difficoltà nel collegare patrimonio, scuola, imprese creative e turismo. Nel 2025 le presenze turistiche sono cresciute del 2,3%, trainate dagli stranieri (+4,3%), confermando che la domanda internazionale esiste: la sfida è distribuirla meglio nello spazio e nell’anno. Questa proposta sviluppa il capitolo cultura di “Sistema Italia”, già presentato nella sezione Economia. SI considera cultura e turismo veri motori di crescita, collegati a infrastrutture, sicurezza, digitale, Made in Italy, agroalimentare, rigenerazione urbana, ricerca e occupazione. Il patrimonio non deve essere soltanto conservato: deve essere reso accessibile, conosciuto, vissuto e capace di generare sviluppo senza perdere autenticità.
"Istruzione Italia": competenze per crescere e competere
di Carmelo Castrogiovanni
L’Italia non ha soltanto un problema di scuola: ha un problema di capitale umano. Nel 2024 solo il 31,6% dei 25-34enni possedeva un titolo terziario, contro il 44,1% nell’Unione europea. I giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano erano ancora il 15,2%, contro l’11,1% medio UE. Nel 2024/25, inoltre, il 41,4% degli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado non raggiungeva competenze sufficienti in italiano. Sono segnali diversi dello stesso problema: il sistema non riesce ancora a garantire a tutti competenze solide e un collegamento efficace tra istruzione, formazione e lavoro. Le disuguaglianze iniziano presto. Il territorio, il reddito e il livello di istruzione della famiglia incidono sulle opportunità, mentre tempo pieno, nidi, orientamento, sostegno e attività extrascolastiche restano distribuiti in modo diseguale. Il rischio è che la scuola, anziché ridurre le differenze di partenza, finisca talvolta per riprodurle. Parallelamente, imprese, sanità, ricerca e Pubblica Amministrazione cercano tecnici, informatici, ingegneri, personale sanitario e competenze specialistiche che non sempre trovano. Università, ITS, scuola e formazione professionale continuano troppo spesso a programmare senza una mappa nazionale aggiornata dei fabbisogni futuri. Questa proposta sviluppa il pilastro istruzione e capitale umano di “Sistema Italia”, già presentato nella sezione Economia. SI collega scuola, università, ITS, ricerca, imprese, lavoro, casa e attrazione degli investimenti: i motori di cresita puntano su ricerca, innovazione, formazione e pre-specializzazione, mentre ogni nuovo investimento strategico deve essere accompagnato da un piano delle competenze. L’istruzione non è soltanto una spesa sociale: è l’infrastruttura che determina produttività, salari, mobilità sociale, innovazione e capacità dell’Italia di competere.
"Welfare Italia": proteggere, accompagnare, rendere autonomi
di Carmelo Castrogiovanni
Il welfare italiano è ancora troppo frammentato, complesso e spesso costruito per prestazioni separate invece che per persone e bisogni reali. Nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie e più di 5,7 milioni di individui vivevano in povertà assoluta; tra i minori l’incidenza era del 13,8%. A questa fragilità si sommano pensioni basse, disabilità, non autosufficienza, famiglie monogenitoriali, spesa sanitaria privata crescente e forti differenze territoriali nell’accesso ai servizi. Il problema non è solo quanto spendiamo, ma come spendiamo. Il cittadino deve spesso dimostrare più volte la stessa condizione a enti diversi, ricostruire documenti che la PA già possiede e orientarsi tra bonus, soglie, graduatorie, scadenze e misure temporanee. Il risultato è un sistema costoso da amministrare, difficile da capire e non sempre capace di raggiungere in tempo chi ha davvero bisogno. Anche le famiglie vengono sostenute troppo spesso con interventi episodici. Avere un figlio, assistere una persona non autosufficiente o affrontare una disabilità non è un evento di pochi mesi: richiede reddito, servizi, casa, sanità, scuola, trasporti e tempi di lavoro compatibili. Lo stesso vale per gli anziani con pensioni minime, che vedono una parte crescente del proprio reddito assorbita da spese essenziali. Questa proposta sviluppa il capitolo Welfare di “Sistema Italia”, già presentato nella sezione Economia: non un insieme di bonus aggiuntivi, ma una rete permanente che collega fiscalità, pensioni, sanità, famiglia, disabilità, casa e servizi pubblici. Il principio è semplice: il welfare deve proteggere chi è fragile, ma deve anche restituire autonomia, prevenire l’impoverimento e rendere più semplice il rapporto con lo Stato.
Lavoro Italia: più salario, più occupazione, più competenze
di Carmelo Castrogiovanni
Il lavoro italiano soffre una contraddizione che frena insieme salari, assunzioni e crescita: per garantire a un lavoratore un reddito netto adeguato, l’impresa deve sostenere un costo molto più alto. Secondo l’OCSE, nel 2025 il cuneo fiscale del lavoratore medio senza figli è ancora pari al 45,8% del costo del lavoro, contro una media OCSE molto più bassa; nello stesso anno la pressione fiscale italiana ha raggiunto il 43,1% del PIL. Una parte enorme della ricchezza viene quindi prelevata prima che possa trasformarsi in salario, consumo, investimento e nuova occupazione. Il risultato colpisce entrambi i lati: il lavoratore riceve meno, l’impresa paga di più, il lavoro irregolare conserva un vantaggio e l’Italia fatica a competere con Paesi capaci di offrire retribuzioni nette più elevate. Nel 2025 il PIL reale è cresciuto appena dello 0,5%, mentre le unità di lavoro sono aumentate dell’1,3%: creare occupazione senza aumentare abbastanza produttività e salari non basta. Il problema è anche qualitativo. Precarietà, part-time involontario, difficoltà di conciliazione e scarsa mobilità impediscono a molti di progettare famiglia, casa e futuro. Intanto imprese e servizi pubblici cercano tecnici, operai specializzati, informatici, ingegneri, medici e altre professionalità che spesso non trovano. L’Italia forma inoltre giovani, ricercatori e professionisti che costruiscono altrove la propria carriera: sosteniamo il costo della formazione e cediamo ad altri Paesi produttività, innovazione e capacità fiscale. Questa proposta sviluppa il capitolo lavoro di “Sistema Italia”, già presentato nella sezione Economia. Nel quadro SI fiscalità, attrazione di imprese, reshoring, formazione, rientro dei talenti e semplificazione della PA concorrono a un obiettivo di scenario di circa 1,8 milioni di occupati netti aggiuntivi. Il modello collega inoltre il fabbisogno di competenze a rientri italiani e immigrazione qualificata, invece di trattare lavoro, formazione e demografia come problemi separati. La domanda è semplice: perché continuare a tassare pesantemente il lavoro che vogliamo creare e poi spendere risorse per incentivarlo?
Scuola Aperta: tempo pieno, competenze e orientamento
di Elisa Zola
Il sistema scolastico attuale dovrebbe supportare più efficacemente le famiglie e preparare più concretamente gli studenti alle sfide del futuro. Questa carenza si traduce in una dispersione di talenti e in un carico insostenibile per i genitori, che faticano a conciliare i tempi di vita e lavoro. È necessario promuovere un ambiente che valorizzi le potenzialità di ciascuno e l'impegno e che insegni l’uso consapevole dell’AI garantendo equità sociale e supporto psicologico e formativo costante.
Gratuità e libertà di scelta nel sistema educativo 0-6 anni
di Massimo Pesenti
Il sistema educativo 0-6 anni rappresenta il pilastro fondamentale per lo sviluppo cognitivo e sociale di ogni bambino, eppure oggi soffre di una disparità di accesso che penalizza le famiglie e frena la natalità. In un contesto di grave inverno demografico, la scuola non può essere un lusso, ma deve diventare un servizio realmente universale e accessibile. Le scuole paritarie non profit, in particolare, operano spesso come presidi educativi essenziali nelle periferie, garantendo una capillarità che lo Stato da solo fatica a coprire. Tuttavia, l'attuale frammentazione del sostegno economico crea una discriminazione di fatto tra le famiglie che scelgono il sistema statale e quelle che si rivolgono al paritario. È necessario superare questa logica di competizione, riconoscendo che entrambi i sistemi concorrono a formare l'unico sistema nazionale di istruzione, garantendo così il diritto costituzionale alla libertà di scelta educativa.