"Istruzione Italia": competenze per crescere e competere
di Carmelo Castrogiovanni
22 agosto 2026
Tema
L’Italia non ha soltanto un problema di scuola: ha un problema di capitale umano. Nel 2024 solo il 31,6% dei 25-34enni possedeva un titolo terziario, contro il 44,1% nell’Unione europea. I giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano erano ancora il 15,2%, contro l’11,1% medio UE. Nel 2024/25, inoltre, il 41,4% degli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado non raggiungeva competenze sufficienti in italiano. Sono segnali diversi dello stesso problema: il sistema non riesce ancora a garantire a tutti competenze solide e un collegamento efficace tra istruzione, formazione e lavoro. Le disuguaglianze iniziano presto. Il territorio, il reddito e il livello di istruzione della famiglia incidono sulle opportunità, mentre tempo pieno, nidi, orientamento, sostegno e attività extrascolastiche restano distribuiti in modo diseguale. Il rischio è che la scuola, anziché ridurre le differenze di partenza, finisca talvolta per riprodurle. Parallelamente, imprese, sanità, ricerca e Pubblica Amministrazione cercano tecnici, informatici, ingegneri, personale sanitario e competenze specialistiche che non sempre trovano. Università, ITS, scuola e formazione professionale continuano troppo spesso a programmare senza una mappa nazionale aggiornata dei fabbisogni futuri. Questa proposta sviluppa il pilastro istruzione e capitale umano di “Sistema Italia”, già presentato nella sezione Economia. SI collega scuola, università, ITS, ricerca, imprese, lavoro, casa e attrazione degli investimenti: i motori di cresita puntano su ricerca, innovazione, formazione e pre-specializzazione, mentre ogni nuovo investimento strategico deve essere accompagnato da un piano delle competenze. L’istruzione non è soltanto una spesa sociale: è l’infrastruttura che determina produttività, salari, mobilità sociale, innovazione e capacità dell’Italia di competere.
Soluzione
Propongo “Istruzione Italia”, sviluppo operativo di Sistema Italia già presentato nella sezione Economia: una filiera unica che accompagni la persona dall’infanzia alla formazione continua e colleghi istruzione, competenze e sviluppo. Il primo pilastro è partire prima. Nidi accessibili, scuola dell’infanzia, tempo pieno, mense, sport, laboratori e servizi estivi devono diventare una rete nazionale con livelli minimi garantiti, soprattutto nei territori più deboli. La scuola deve compensare le differenze di partenza, non ereditarle. Il secondo è riportare al centro le competenze fondamentali. Italiano, matematica, scienze, inglese, cultura civica e digitale devono essere verificati durante il percorso, attivando recuperi personalizzati prima che il ritardo diventi abbandono. Orientamento e tutoraggio iniziano prima della scelta della scuola superiore. Il terzo pilastro collega formazione e lavoro senza subordinare la scuola alle imprese. Sistema Italia prevede la formazione guidata dai fabbisogni reali e pre-specializzazione per energia, automotive, elettronica, software e infrastrutture intelligenti. Una mappa nazionale aggiornata delle competenze deve orientare ITS, formazione professionale e università; ogni grande investimento attratto da Sistema Italia, deve includere un piano formativo concordato con scuole, università, ITS e territorio. Il quarto è rafforzare università e ricerca. Dottorati industriali, laboratori condivisi, trasferimento tecnologico, borse e carriere competitive devono sostenere Sistema Italia su ricerca, IA e innovazione e contribuire a trattenere o riportare in Italia ricercatori, docenti e professionisti. Il quinto è formazione permanente: chi cambia lavoro o vede trasformata la propria professione deve poter accedere a percorsi brevi, certificati e collegati a competenze richieste, con risultati pubblici su completamento e occupazione. Infine serve una PA educativa digitale: fascicolo formativo unico, titoli e certificazioni interoperabili, iscrizioni semplificate, dati sui risultati accessibili e principio “once only”. Studenti e famiglie non devono consegnare più volte informazioni già possedute dallo Stato. Istruzione Italia misura il successo non dal numero di riforme, ma da competenze migliori, meno dispersione e NEET, più diplomati e laureati, più mobilità sociale, più ricerca trasferita alle imprese e maggiore corrispondenza tra formazione e lavoro. È il capitale umano che rende possibile l’intero Sistema Italia.
Punteggio
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