Lavoro Italia: più salario, più occupazione, più competenze
di Carmelo Castrogiovanni
22 agosto 2026
Tema
Il lavoro italiano soffre una contraddizione che frena insieme salari, assunzioni e crescita: per garantire a un lavoratore un reddito netto adeguato, l’impresa deve sostenere un costo molto più alto. Secondo l’OCSE, nel 2025 il cuneo fiscale del lavoratore medio senza figli è ancora pari al 45,8% del costo del lavoro, contro una media OCSE molto più bassa; nello stesso anno la pressione fiscale italiana ha raggiunto il 43,1% del PIL. Una parte enorme della ricchezza viene quindi prelevata prima che possa trasformarsi in salario, consumo, investimento e nuova occupazione. Il risultato colpisce entrambi i lati: il lavoratore riceve meno, l’impresa paga di più, il lavoro irregolare conserva un vantaggio e l’Italia fatica a competere con Paesi capaci di offrire retribuzioni nette più elevate. Nel 2025 il PIL reale è cresciuto appena dello 0,5%, mentre le unità di lavoro sono aumentate dell’1,3%: creare occupazione senza aumentare abbastanza produttività e salari non basta. Il problema è anche qualitativo. Precarietà, part-time involontario, difficoltà di conciliazione e scarsa mobilità impediscono a molti di progettare famiglia, casa e futuro. Intanto imprese e servizi pubblici cercano tecnici, operai specializzati, informatici, ingegneri, medici e altre professionalità che spesso non trovano. L’Italia forma inoltre giovani, ricercatori e professionisti che costruiscono altrove la propria carriera: sosteniamo il costo della formazione e cediamo ad altri Paesi produttività, innovazione e capacità fiscale. Questa proposta sviluppa il capitolo lavoro di “Sistema Italia”, già presentato nella sezione Economia. Nel quadro SI fiscalità, attrazione di imprese, reshoring, formazione, rientro dei talenti e semplificazione della PA concorrono a un obiettivo di scenario di circa 1,8 milioni di occupati netti aggiuntivi. Il modello collega inoltre il fabbisogno di competenze a rientri italiani e immigrazione qualificata, invece di trattare lavoro, formazione e demografia come problemi separati. La domanda è semplice: perché continuare a tassare pesantemente il lavoro che vogliamo creare e poi spendere risorse per incentivarlo?
Soluzione
Propongo “Lavoro Italia”, sviluppo operativo di Sistema Italia già presentato nella sezione Economia. La scelta è netta: il prelievo si sposta dal lavoro e dalla produzione ai consumi finali. Il posto di lavoro smette di essere tassato prima ancora di avere prodotto reddito. Il primo effetto è diretto: più netto in busta e minore costo per assumere. Le risorse liberate possono trasformarsi in salari, nuove assunzioni, formazione, investimenti o prezzi più competitivi. Lo Stato non decide artificialmente come ogni impresa debba utilizzarle: misura i risultati su occupazione regolare, salari reali, produttività e investimenti. Il secondo obiettivo è creare nuova domanda di lavoro. Sistema Italia rende il Paese attrattivo per multinazionali, reshoring e nuovi insediamenti: aree produttive pronte, energia, infrastrutture, ricerca, autorizzazioni certe e personale formato. Ogni stabilimento, centro di ricerca o sede direzionale deve trascinare anche fornitori, logistica, manutenzione e servizi italiani. Nel dossier queste leve concorrono all’obiettivo di scenario di circa +1,8 milioni di occupati netti. Il terzo pilastro sono le competenze. Imprese, ITS, scuole tecniche, università e Regioni programmano insieme i profili necessari nei successivi tre-cinque anni. Chi perde il lavoro entra in percorsi collegati a fabbisogni certificati e opportunità reali, non in formazione senza sbocco. Il quarto è riportare talenti e lavoratori in Italia. Nel quadro iniziale di Sistema Italia sono previsti nel 2029 600.000 rientri italiani e 550.000 lavoratori e professionisti stranieri selezionati sui fabbisogni reali. Salari netti competitivi, carriera, casa, sanità e servizi devono rendere conveniente arrivare, tornare e restare. Infine cambia la PA: principio “once only”, un solo fascicolo digitale per lavoratore e impresa, comunicazioni automatiche tra enti, autorizzazioni con tempi certi e controlli concentrati sugli abusi reali. Lavoro Italia rovescia la logica attuale: non tassa pesantemente il lavoro per poi restituire una parte delle risorse attraverso bonus e sgravi. Rende strutturalmente conveniente creare lavoro regolare, qualificato e meglio pagato.
Punteggio
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