Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Attuazione del Tribunale della famiglia
di Laura Ostili
In materia di diritti la riforma Cartabia ha previsto l'introduzione del Tribunale della Famiglia, ovvero l'accorpamento della giurisdizione, in materia di famiglia e minori, in un unico Tribunale. La riforma viene continuamente prorogata, ora il termine è slittato ad ottobre 2026.
Riforma meritocratica per la selezione dei Direttori di Struttura Complessa in sanità
di Lorenzo Pelizza
L'attuale sistema di selezione dei primari ospedalieri è affetto da una grave distorsione procedurale che svilisce il merito clinico. La natura ibrida delle procedure concorsuali, caratterizzata da un'eccessiva discrezionalità, permette la creazione di bandi costruiti su misura per candidati pre-scelti, spesso legati a logiche di potere aziendale o politico. Questo fenomeno non solo scoraggia i professionisti più qualificati, che vedono vanificata la propria esperienza, ma incide negativamente sulla qualità delle cure erogate ai cittadini. La mancanza di criteri oggettivi trasforma la valutazione in una formalità, dove la fedeltà agli equilibri interni prevale sulla competenza scientifica e gestionale. È necessario intervenire per ripristinare la fiducia nel sistema sanitario, garantendo che la guida dei reparti sia affidata esclusivamente a chi ha maturato un'eccellenza culturale ed esperienziale comprovata sul campo.
Dai gettonisti agli organici stabili: assunzioni triennali e mobilità per la sanità pubblica
di Antonio Craxi
Il ricorso ai medici a gettone è nato come risposta a una carenza reale: turni scoperti, concorsi deserti e servizi che non possono interrompersi. Il dossier del Centro Studi IVS mostra però che l’emergenza si è trasformata in dipendenza. Nel 2024-2025 ANAC ha individuato 442 procedure riconducibili alla fornitura di personale medico e infermieristico, per un valore complessivo dei CIG di 1,064 miliardi di euro. Nel solo 2025 i CIG sono saliti da 187 a 255 (+36%) e il loro valore da 495,90 a 568,21 milioni (+14,6%). Dopo il 31 luglio 2025 almeno 55 aziende sanitarie hanno continuato a stipulare nuovi atti o proroghe; un’indagine FADOI rileva esternalizzazioni nel 54,8% dei pronto soccorso esaminati. La Sicilia presenta un andamento diverso ma non rassicurante: i nuovi CIG scendono da 11,30 milioni nel 2024 a 3,36 nel 2025, per 14,66 milioni nel biennio, ma il dato non misura le ore lavorate su contratti precedenti, la capienza residua degli accordi quadro né la presenza effettiva degli esterni nei reparti. Il problema non riguarda la qualità del singolo professionista, spesso indispensabile, ma un modello che compra ore senza ricostruire gli organici. Il gettonista copre il turno, mentre continuità clinica, audit, formazione, protocolli, coordinamento e responsabilità organizzativa restano prevalentemente sull’équipe stabile. La maggiore libertà e remunerazione dell’esterno può inoltre rendere meno attrattivo il rapporto dipendente e aggravare la fuga dalle sedi difficili, soprattutto pronto soccorso, aree interne, isole e discipline meno richieste. Il divieto, da solo, non risolve la carenza: se applicato senza sostituzione delle ore trasferisce il peso su dipendenti e pazienti; se aggirato attraverso urgenze ripetute, accordi quadro, frazionamenti o codici generici rende permanente l’eccezione. Il nodo è quindi costruire un reclutamento pubblico più rapido, flessibile e attrattivo, capace di garantire continuità dei servizi e di spostare personale verso le aree dove il fabbisogno è maggiore, con obiettivi verificabili di copertura dei posti, riduzione delle ore esterne e permanenza dei professionisti. La frammentazione produce anche un costo invisibile: ogni rotazione richiede orientamento, consegne e integrazione con sistemi e protocolli locali, mentre il controllo di orari e riposi è più difficile quando lo stesso medico lavora per più committenti. Il caso di 442 ore in un mese mostra il limite di controlli non interoperabili e verifiche frammentarie.
Istituzione del Bollino Verde per l'accesso prioritario alle cure oncologiche e croniche
di Anna Coletta
I pazienti affetti da patologie gravi, come le malattie oncologiche, subiscono oggi ritardi inaccettabili a causa delle liste d'attesa del sistema sanitario ordinario. Questa burocrazia non è solo un disagio, ma un ostacolo diretto alla continuità terapeutica, che è spesso il fattore decisivo per la prognosi e la sopravvivenza. È inaccettabile che chi combatte una malattia complessa debba lottare anche contro i tempi morti del CUP, vedendo compromessa la propria salute per inefficienze organizzative. La dignità del paziente richiede che la priorità clinica prevalga sempre sulla gestione standard delle prenotazioni, garantendo che il monitoraggio della malattia non subisca interruzioni pericolose.
Integrazione dell'odontoiatria nel Servizio Sanitario Nazionale
di Salvatore Onofrio
L'attuale sistema odontoiatrico è quasi interamente privatizzato, trasformando la salute orale in un bene di lusso accessibile solo a chi può permetterselo. Questa separazione tra salute della bocca e salute generale è un errore concettuale che ignora il benessere sistemico dell'individuo. La carenza di specialisti nel pubblico e la scarsità di prestazioni erogate dal SSN costringono i cittadini a rivolgersi al privato, creando disuguaglianze sociali profonde e barriere economiche insormontabili. È necessario superare questa visione frammentata per garantire che la cura del cavo orale sia riconosciuta come un diritto fondamentale e non come una prestazione accessoria.
Sicurezza Italia: prevenire, proteggere, decidere in tempo
di Carmelo Castrogiovanni
La sicurezza non è un capitolo separato dalla crescita: è una condizione per vivere, lavorare, investire e avere fiducia nello Stato. Oggi però l’Italia affronta problemi diversi con strutture spesso scollegate: sicurezza urbana, strade, giustizia, immigrazione, cyber-rischi, dissesto, carceri e protezione civile vengono gestiti come emergenze distinte, invece di essere letti come parti dello stesso sistema. I numeri mostrano quanto costa questa frammentazione. Nel 2024 sulle strade italiane si sono verificati 173.364 incidenti con lesioni, 3.030 morti e 233.853 feriti; il costo sociale, includendo i danni materiali, è stimato in circa 22,6 miliardi di euro. Non basta quindi aumentare le sanzioni: servono prevenzione, manutenzione, tecnologia e strade capaci di segnalare il rischio prima dell’incidente. Anche la giustizia incide sulla sicurezza. Nel 2024 il tempo di definizione stimato era di circa 343 giorni nei tribunali ordinari, 556 nelle Corti d’appello e 973 in Cassazione. Tempi lunghi indeboliscono certezza della pena, tutela delle vittime, recupero dei crediti, fiducia dei cittadini e attrattività economica. Sul territorio le Forze dell’ordine devono fronteggiare criminalità organizzata, reati predatori, violenza, traffici illeciti e criminalità informatica, ma una quota eccessiva di energie resta assorbita da adempimenti, procedure e sistemi che non dialogano abbastanza. L’immigrazione continua troppo spesso a oscillare tra emergenza e propaganda. Sicurezza significa invece distinguere rapidamente chi ha diritto a restare, contrastare reti criminali e sfruttamento, governare gli ingressi legali in base ai fabbisogni reali e pretendere integrazione, lavoro regolare e rispetto delle regole. A questo si aggiungono cyberattacchi, eventi climatici estremi, incendi, dissesto e vulnerabilità delle infrastrutture essenziali. Il costo ricade su famiglie, imprese e servizi pubblici. Questa proposta nasce come sviluppo della precedente “Sistema Italia”: la sicurezza deve diventare una funzione coordinata e preventiva dello Stato. Il principio è semplice: prevenire costa meno che intervenire, e uno Stato che vede prima il rischio protegge meglio cittadini, imprese e territorio. La sicurezza è anche fiducia: quando il cittadino vede tempi lunghi, manutenzione tardiva, zone degradate o istituzioni che arrivano solo dopo il danno, percepisce uno Stato distante. Il problema non è chiedere più Stato, ma uno Stato più presente, coordinato e capace di agire prima.
Immigrazione e sicurezza
di Angelo Occhioni
Affrontare la questione dei migranti e la sicurezza
Stipendi più alti per i giovani adeguamento pensioni al costo della vita
di Mirella Turrini
I giovani sono una grandissima risorsa per il paese hanno idee e voglia di lavorare ma vengono sempre penalizzati proprio perché sono giovani spesso i contratti sono precari e gli stipendi non sono adeguato sono considerati i nuovi schiavi usciamo da questo sistema e utilizziamo i giovani per quello che valgono. I pensionati dovrebbero avere un sistema di welfare che funziona senza dover aspettare mesi prima di un esame o visita inoltre la detassazione delle pensioni su cui abbiamo già pagato le tasse all'origine cioè quando sono state accumulate presso l'INPS.
Rivoluzionare i programmi didattici
di Francesca Perrotta
I giovani di oggi hanno perso completamente interesse verso la politica, e si sono progressivamente defilati dall' esercizio del loro diritto di voto. Le ragioni di ciò risiedono nella incomprensione del senso stesso di politica, della situazione geopolitica mondiale, delle problematiche che muovono economia e finanza, delle sfide che l'uomo dovrà affrontare a livello climatico, tecnologico, diplomatico.
Piano Salva-Territori: la Sanità di prossimità per isole, periferie e zone turistiche
di Enrico PROCACCI
La desertificazione sanitaria sta svuotando il nostro sistema pubblico, lasciando i cittadini più fragili in uno stato di totale abbandono. Nelle isole, nei quartieri periferici e nelle località ad alta pressione turistica, la carenza di medici di base e presidi di prossimità non è più solo un disagio, ma una negazione del diritto alla salute. Gli anziani, spesso isolati e privi di mobilità, si ritrovano senza un punto di riferimento per le ricette o l'assistenza primaria, mentre il personale sanitario fugge verso il privato o l'estero. È un'emergenza sociale che colpisce chi non ha voce, trasformando la cura in un privilegio geografico e creando un vuoto assistenziale che le attuali strutture non riescono a colmare.
Ospedali come scuole: riaprire i poli didattici per formare subito chi serve alla sanità
di Enrico PROCACCI
La cronica carenza di infermieri, caposala e tecnici sanitari sta paralizzando il sistema, allungando le liste d'attesa e svuotando i presidi periferici. L'attuale modello formativo, basato esclusivamente sulla laurea triennale, crea un imbuto che esclude chi è pronto a lavorare ma non intende o non può seguire un percorso accademico. Questa rigidità emargina potenziali lavoratori motivati e lascia il sistema senza la manodopera necessaria per garantire un'assistenza capillare. Il risultato è un deserto assistenziale nelle periferie e un sovraccarico insostenibile per i medici, che si ritrovano privi del supporto tecnico indispensabile per operare efficacemente.