Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Esenzione fiscale per locazioni a canone calmierato a favore di giovani e famiglie
di Francesco Sannino
Il mercato immobiliare italiano vive una profonda crisi di accessibilità che colpisce duramente giovani e famiglie, costretti a sostenere canoni di locazione insostenibili rispetto ai redditi medi. Parallelamente, i proprietari di immobili sono scoraggiati dall'eccessiva pressione fiscale, che tra IMU e tassazione sui redditi da locazione rende poco conveniente mettere a disposizione le proprie abitazioni. Questo stallo genera un paradosso sociale: da un lato migliaia di case restano sfitte, dall'altro cresce l'emergenza abitativa. È necessario intervenire per riequilibrare il rapporto tra proprietari e inquilini, trasformando l'immobile da bene speculativo a risorsa sociale accessibile.
Scuole aperte tutto l'anno: trasformare gli istituti in centri civici polifunzionali
di Anne Nardini
L'attuale interruzione scolastica estiva di oltre tre mesi rappresenta un vuoto educativo e sociale che penalizza profondamente la crescita dei giovani. Questo periodo di inattività prolungata non solo favorisce l'isolamento e la noia, ma accentua le disuguaglianze tra chi può permettersi costosi centri estivi privati e chi resta escluso. La scuola, intesa come presidio di cittadinanza, deve smettere di essere un edificio chiuso per gran parte dell'anno per diventare un centro civico vitale. È necessario superare la concezione della scuola come semplice parcheggio, promuovendo invece un ambiente che educhi al rispetto dei beni comuni e alla convivenza civile. La noia derivante da vacanze eccessivamente lunghe espone i ragazzi a rischi di dispersione e disimpegno, rendendo urgente un ripensamento del calendario scolastico in chiave di continuità educativa.
Permesso di soggiorno condizionato
di Mauro Pecchioli
Concentrazione di immigrati nelle città, difficoltà di integrazione degli immigrati
Riforma del 5 per mille: introduzione della ripartizione multipla tra due beneficiari
di Gaetano Lo Iacono
L’attuale disciplina del 5 per mille consente al contribuente di destinare una quota dell’IRPEF a finalità di interesse sociale, ma lo obbliga a compiere una scelta unica ed esclusiva. In concreto, il cittadino può indicare un solo ente beneficiario, anche quando vorrebbe sostenere più realtà: un’associazione di volontariato, un’università, un istituto di ricerca, un movimento ecclesiale o un ETS. Limitare la scelta a un solo beneficiario significa, di fatto, restringere la libertà del contribuente di orientare consapevolmente il proprio sostegno. Si pensi, ad esempio, al contribuente stabilmente legato a un determinato ente per ragioni personali, associative, territoriali o di appartenenza: egli continuerà comprensibilmente a destinare il proprio 5 per mille a quella realtà, pur potendo avvertire il desiderio di sostenere anche altri soggetti meritevoli La proposta mira quindi a superare tale rigidità, consentendo una destinazione più flessibile e plurale del 5 per mille, senza introdurre nuovi oneri né per lo Stato né per il contribuente.
I costi della cattiva politica
di Milena Valeri
I costi della cattiva politica
come abbassare le tasse al ceto medio a saldi invariati
di Alberto Ori
La non equità del pagamento delle imposte sia dei singoli cittadini (dipendenti e pensionati)
Introduzione di un conguaglio patrimoniale per le prestazioni sanitarie non essenziali
di Laura Tarditoo
L'attuale sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria non riflette pienamente la capacità contributiva dei cittadini, in particolare per quanto riguarda i patrimoni elevati. Si osserva un uso inefficiente delle risorse pubbliche, con un eccessivo spreco di farmaci e prestazioni specialistiche che grava sul Servizio Sanitario Nazionale. È necessario responsabilizzare chi possiede maggiori ricchezze, garantendo che il sistema di welfare rimanga sostenibile e focalizzato sulle reali necessità della collettività.
GARLASCO EMBLEMA DI UN SISTEMA NAZIONALE
di Emiliano Liberati
La vicenda Garlasco riguarda un delitto che si inserisce in un quadro di corruzione e connivenze molto più grande del delitto stesso. Trattandosi di un evento dalle dimensioni ben più estese di Tangentopoli che coinvolgeva politica e imprenditoria. Un "caso" che non va affrontato nelle forme consuete perché coinvolge il "potere" (un potere criminale che coinvolge pezzi di istituzioni a tutti i livelli) quale strumento e fine che stravolge gli equilibri politici e istituzionali del Paese. Il rischio è di normalizzare un sistema che prosegue da anni e che vede protagonista anche il mondo dell'informazione. Gestito e orientato in base alle esigenze del suddetto "potere" rispetto al quale non si può più tacere. Al di là di come finirà la vicenda, ci sono possibili reati prescritti che necessitano di essere chiariti nelle responsabilità di chi li ha commessi. Dagli errori giudiziari ai depistaggi, all'etica necessaria. Garlasco ha modificato la percezione degli eventi. Sempre più persone sono più attente a seguire e ad approfondire non solo attraverso il mainstream evidentemente complice. Occuparsi di Garlasco è anche intercettare una diffusa sensibilità popolare che chiede chiarezza, pulizia e giustizia rispetto a ciò che è emerso e che sta emergendo. Non lasciamo che ad affrontare e a cavalcare certi temi sia un populista qualsiasi
Centralizzazione nazionale degli acquisti per i farmaci innovativi
di Elisabetta iobbi
L'attuale frammentazione regionale nell'acquisto di farmaci innovativi, come i monoclonali per la cefalea o le terapie per il diabete, crea inaccettabili disparità nell'accesso alle cure. Ogni azienda sanitaria opera secondo logiche di bilancio locale, determinando prezzi differenti e una disponibilità disomogenea che penalizza i pazienti in base alla loro residenza. Questa inefficienza costringe spesso i cittadini a rinunciare alle terapie prescritte o a subire la sostituzione con farmaci meno recenti, minando il diritto fondamentale alla salute sancito dalla Costituzione.
L'IA e' una questione di qualita' del lavoro, competenze e di distribuzione dei benefici
di Angela Sara Morandi
L'Intelligenza Artificiale viene spesso raccontata come una tecnologia destinata a sostituire il lavoro umano. Le evidenze disponibili suggeriscono però una realtà più complessa. L'IA non elimina semplicemente occupazioni esistenti ma modifica profondamente il contenuto delle professioni, le competenze richieste e l'organizzazione del lavoro.La vera sfida non riguarda tanto la quantità di lavoro disponibile quanto la qualità della transizione. Le nuove tecnologie tendono infatti a valorizzare alcune competenze e a renderne obsolete altre. Per questa ragione il rischio principale è il disallineamento tra competenze possedute dai lavoratori e competenze richieste dalle imprese.In Italia questa sfida si inserisce in un contesto già fragile. Il livello medio delle competenze digitali resta inferiore a quello delle principali economie europee. La quota di laureati continua a essere relativamente contenuta e molti giovani qualificati scelgono di trasferirsi all'estero. Al tempo stesso le imprese segnalano crescenti difficoltà nel reperire personale qualificato. L'intelligenza artificiale rischia quindi di amplificare squilibri già esistenti. Chi possiede competenze elevate può beneficiare delle nuove opportunità; chi ne è privo rischia di trovarsi in una posizione sempre più debole. La questione non riguarda soltanto gli occupati ma anche i giovani che entrano nel mercato del lavoro e i lavoratori che dovranno affrontare processi di riqualificazione professionale. L'IA pone inoltre interrogativi nuovi sul rapporto tra lavoratore e organizzazione. L'utilizzo di algoritmi per la gestione delle attività, la valutazione delle prestazioni e l'assegnazione dei compiti apre questioni che riguardano trasparenza, autonomia professionale e tutela dei diritti.
Professioni ordinistiche
di Denis Consonni
Negli ultimi anni l’Ue ha cercato di adattarsi ai cambiamenti tecnologici e alla crescente competizione globale, promuovendo innovazione, digitalizzazione e nuove professioni. Tuttavia, l’Italia continua a mantenere in molti settori un sistema fortemente regolato da ordini professionali che, in alcuni casi, rischiano di rappresentare più un ostacolo che una garanzia per cittadini e imprese. Gli ordini professionali nascono con una funzione precisa: tutelare la qualità delle prestazioni, garantire standard etici e proteggere interessi pubblici rilevanti. Questa logica appare ancora oggi giustificata in professioni che incidono direttamente su diritti fondamentali o sulla sicurezza delle persone, come la professione forense o quella medica. Tuttavia, esistono altri ambiti nei quali il valore aggiunto dell’ordine professionale appare meno evidente: ordini come quelli dei dottori agronomi, dei geologi o dei consulenti del lavoro spesso impongono vincoli di accesso, requisiti burocratici e riserve di attività che limitano la concorrenza e rendono più difficile l’ingresso di giovani professionisti o di nuove competenze interdisciplinari. In un’economia sempre più orientata all’innovazione e alla flessibilità, tali rigidità possono rallentare la crescita di nuovi modelli professionali e scoraggiare investimenti e sperimentazione. La tecnologia sta trasformando rapidamente il mondo del lavoro: intelligenza artificiale, consulenza digitale, analisi dei dati e piattaforme innovative stanno ridefinendo competenze e servizi. In questo scenario, un sistema troppo chiuso rischia di restare ancorato a modelli del passato, proteggendo strutture consolidate più che il reale interesse collettivo. Il problema non è dunque eliminare ogni forma di regolazione, ma interrogarsi su quali ordini professionali siano ancora realmente necessari e quali invece possano essere ripensati per favorire un mercato più aperto, competitivo e dinamico.
Produttività e salari
di Denis Consonni
Il tessuto produttivo è composto prevalentemente da micro e nano imprese, questo genera una scarsissima produttivita che porta a salari bassi, giovani cje se ne vanno e a un'Italia fragile ed esposta a continue crisi economiche.