Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
La riqualificazione degli edifici scolastici come investimento educativo
di Elisabetta Mulas
Mi piacerebbe che si investisse per rendere gli edifici scolastici adeguati al tempo che viviamo. Si parla tanto di energia alternativa, quindi perché non impiantare sui tetti delle scuole impianti fotovoltaici che possano rendere gli edifici autonomi nella produzione e consumo di energia, così magari durante l’inverno i riscaldamenti funzionano e nel periodo caldo possono essere climatizzate, oltre a poter alimentare i vari laboratori e magari renderli funzionali in ogni scuola. Per non parlare poi degli edifici fatiscenti, magari si potrebbe investire per rendere accoglienti le aule, e gli spazi comuni. Basta sprecare con i rattoppi, occorre intervenire in modo sostanziale e concreto. Per non parlare poi nel rivedere tutto il discorso dei programmi di insegnamento e soprattutto della situazione insegnanti e del precariato, soprattutto degli insegnanti di sostegno ritenuti ultima ruota del carro. Sarebbe importante che si investisse nella scuola in ogni suo aspetto, svecchiamola e rendiamola più adatta al tempo attuale.
Potenziamento dell'autostrada viaggiante per la riduzione del traffico pesante
di Mariano Pirani
Il trasporto merci su gomma a lunga percorrenza rappresenta oggi una criticità insostenibile per le nostre infrastrutture, causando congestione cronica, rischi elevati per la sicurezza stradale e un impatto ambientale devastante in termini di emissioni di CO2 e particolato. Chiunque si sposti quotidianamente sulle autostrade italiane vive il disagio di lunghe code generate dai mezzi pesanti, che rallentano la mobilità dei cittadini e degradano la qualità dell'aria. È necessario un cambio di paradigma che sposti il trasporto merci dalla gomma al ferro, non solo per una questione di efficienza logistica, ma per tutelare la salute pubblica e la vivibilità dei nostri territori.
Creazione di un Polo Aerospaziale Integrato in Sicilia per l'innovazione tecnologica
di Mauro Sicilia
La Sicilia soffre di una cronica carenza di opportunità lavorative qualificate, che costringe i giovani laureati a migrare altrove, impoverendo il territorio di capitale umano e potenziale innovativo. Nonostante la presenza di realtà tecnologiche di rilievo in provincia di Palermo, manca una visione sistemica capace di trasformare queste eccellenze isolate in un motore di sviluppo industriale. La stagnazione economica di aree potenzialmente fertili richiede un intervento strutturale che inverta la rotta, valorizzando le competenze locali e creando un ecosistema in cui ricerca e produzione possano finalmente dialogare. È fondamentale agire ora per evitare che il divario tecnologico e occupazionale tra il Sud e il resto del Paese diventi incolmabile, trasformando la Sicilia in un hub strategico per l'aerospazio europeo.
Collegamento scuola con il mondo del lavoro
di Christian Pancher
In un periodo storico dove vi è necessità per le aziende di trovare personale in tutti i comparti, che si possa inserire nel miglior modo possibile allo scopo di creare benessere sul posto di lavoro, valore per le aziende in termini di fatturato, crescita e soddisfazione per tutti, il periodo di studio deve essere un periodo dove lo studente possa conoscere, entrare e iniziare dei rapporti collaborativi con l'azienda, allo scopo di far conoscere bene il mondo del lavoro e creare possibili rapporti futuri.
Il diritto allo studio come la sanità
di Francesco Piras
L'Italia è penultima in Europa per laureati, prima per età di uscita dal nucleo familiare, fra le ultime per mobilità sociale dei figli di operai. Non sono tre fotografie separate: sono lo stesso sintomo. Quando il diritto allo studio funziona come sussidio residuale, e non come livello essenziale di cittadinanza, l'università smette di essere ascensore sociale e diventa luogo di conservazione dei privilegi di partenza. Il diritto allo studio universitario va trattato come la sanità: un diritto esigibile, garantito dallo Stato sull'intero territorio nazionale, non lasciato alla lotteria delle dotazioni regionali e all'arbitrio dei singoli enti per il diritto allo studio. Oggi un idoneo a Roma riceve una borsa che a Cagliari non arriva perché i fondi sono finiti, uno studente di Bologna ha contributi alloggio che a Palermo si chiamano diversamente e si calcolano con criteri opposti. Questa frammentazione non è federalismo, è abbandono. La Danimarca, con il suo Statens Uddannelsesstøtte, ha dimostrato che esiste un'altra strada. Riconoscere lo studente come cittadino adulto, erogargli un assegno direttamente svincolato dal reddito familiare quando sceglie di vivere fuori sede, costruire un sistema che premia il merito e protegge i percorsi non lineari ha portato il Paese ad avere il doppio dei nostri laureati e ragazzi che diventano autonomi a diciannove anni. Investe l'uno per cento del PIL contro il nostro 0,06: un rapporto di sedici a uno che racconta da solo perché siamo dove siamo. La proposta nasce da un'idea semplice: lo studente fuori sede non è un figlio prolungato, è un giovane adulto che si sta costruendo una vita, e lo Stato deve riconoscere quella scelta con dignità. Significa sostenerla con un assegno mensile vero, eliminare gli scaglioni patrimoniali iniqui come l'ISPE che punisce chi ha la casa di proprietà e premia chi è patrimonialmente liquido, garantire copertura totale degli idonei sul modello dei LEA sanitari, proteggere i percorsi atipici di chi torna a studiare dopo i trenta o dopo aver perso il lavoro. È il momento giusto per farlo. Le risorse del PNRR sul diritto allo studio si esauriscono nel 2026 e senza una riforma di sistema rischiano di lasciare un buco al posto di una struttura. La demografia ci ricorda che ogni laureato in meno è una perdita doppia per un Paese che invecchia, e la fuga dei cervelli di cui ci lamentiamo a ogni dato OCSE comincia esattamente qui
PENSIONE MINIMA A € 1.000,00 SENZA SE E SENZA MA.
di LUIGI AMOROSO
Pensione mnima troppo bassa, ci sono anziani che hanno dato il sangue all'italia e si ritrovano a fine mese senza una lira; incredibile e non all'altezza di un paese civile come L'Italia.
Riforma della Serie A: riduzione a 18 squadre e ammodernamento degli stadi
di Federico Bogazzi
L'attuale formato della Serie A a 20 squadre soffre di una cronica perdita di competitività nella fase finale della stagione. Già a partire dal mese di marzo, numerose formazioni si ritrovano prive di obiettivi concreti, portando a un inevitabile calo di intensità agonistica che svilisce il prodotto sportivo. Questo fenomeno allontana il pubblico, riducendo l'interesse reale per le partite, che finiscono per essere seguite quasi esclusivamente per dinamiche legate al fantacalcio o alle scommesse. È necessario intervenire per restituire prestigio al campionato, rendendolo un prodotto più appetibile e competitivo a livello internazionale.
non è troppo tardi
di Carlo Castaldo
l'Italia appare soffocata da un complesso di privilegi che rende difficile pensare all'avvenire con fiducia e speranza. Sembra che non ci sia più tempo per cambiare e mettere la barra verso il futuro. Eppure le tante energie che vengono dal mondo del lavoro, dagli intellettuali, dalle donne, dalle tante persone che non hanno paura di mettersi in gioco, ci dicono che non è troppo tardi. Scriviamo sulla lavagna come facevamo a scuola da bambini quello che serve per risorgere alla terra di Dante, Manzoni, Montale, Raffaello. Diamo il potere all'intelligenza, alla volontà operosa, all'inventiva, al merito, al lavoro. Torniamo ad essere il riferimento di una nuova Europa. Questo da subito.
uso passivo ad un uso attivo. Applicazione piena del DSA europeo anche in Italia
di Fabia Flavia Magi
Le proposte affrontano il problema dell’uso distorto dei social network, spesso dominato da disinformazione, superficialità e spreco di tempo. Sottolinea l’impossibilità di limitarli in modo restrittivo e propone invece un approccio culturale e regolatorio per trasformarli in strumenti utili alla società. In estrema sintesi si propone un passaggio da un uso passivo dei social a un modello attivo, regolato e consapevole, sostenuto sia da interventi culturali sia da strumenti normativi concreti (in attuazione del Digital Services Act europeo su cui il nostro paese è particolarmente carente). Centrale in tutto questo deve essere in particolare il ruolo delle autorità di vigilanza, nel garantire trasparenza, responsabilità e controllo sulle piattaforme digitali.
Diritto di voto
di Dario Fogliati
La bassa affluenza che continua a diminuire. E’ importante per la nostra democrazia sempre più fragile. Colpisce tutti i cittadini, non solo maggiorenni.
Aiutare categorie in sofferenza per caro energia
di Stefano Parrini
Vedo come molte categorie si trovino a chiedere aiuti economici per i rincari energetici. Da molte inchieste e servizi mi sono fatto l’idea che la maggior parte degli operatori, penso alla pesca all’agricoltura od anche agli autotrasporti operano (mi scuso per il gioco di parole) con mezzi vecchi talvolta vetusti.
Uso consapevole dei social. Passare da un uso passivo ad un uso attivo. Applicaizone del DSA Europeo anche in Italia
di Vincenzo Puro
Le proposte affrontano il problema dell’uso distorto dei social network, spesso dominato da disinformazione, superficialità e spreco di tempo. Sottolinea l’impossibilità di limitarli in modo restrittivo e propone invece un approccio culturale e regolatorio per trasformarli in strumenti utili alla società. In estrema sintesi si propone un passaggio da un uso passivo dei social a un modello attivo, regolato e consapevole, sostenuto sia da interventi culturali sia da strumenti normativi concreti (in attuazione del Digital Services Act europeo su cui il nostro paese è particolarmente carente). Centrale in tutto questo deve essere in particolare il ruolo delle autorità di vigilanza, nel garantire trasparenza, responsabilità e controllo sulle piattaforme digitali.