Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Istruzione

Il diritto allo studio come la sanità

di Francesco Piras

L'Italia è penultima in Europa per laureati, prima per età di uscita dal nucleo familiare, fra le ultime per mobilità sociale dei figli di operai. Non sono tre fotografie separate: sono lo stesso sintomo. Quando il diritto allo studio funziona come sussidio residuale, e non come livello essenziale di cittadinanza, l'università smette di essere ascensore sociale e diventa luogo di conservazione dei privilegi di partenza. Il diritto allo studio universitario va trattato come la sanità: un diritto esigibile, garantito dallo Stato sull'intero territorio nazionale, non lasciato alla lotteria delle dotazioni regionali e all'arbitrio dei singoli enti per il diritto allo studio. Oggi un idoneo a Roma riceve una borsa che a Cagliari non arriva perché i fondi sono finiti, uno studente di Bologna ha contributi alloggio che a Palermo si chiamano diversamente e si calcolano con criteri opposti. Questa frammentazione non è federalismo, è abbandono. La Danimarca, con il suo Statens Uddannelsesstøtte, ha dimostrato che esiste un'altra strada. Riconoscere lo studente come cittadino adulto, erogargli un assegno direttamente svincolato dal reddito familiare quando sceglie di vivere fuori sede, costruire un sistema che premia il merito e protegge i percorsi non lineari ha portato il Paese ad avere il doppio dei nostri laureati e ragazzi che diventano autonomi a diciannove anni. Investe l'uno per cento del PIL contro il nostro 0,06: un rapporto di sedici a uno che racconta da solo perché siamo dove siamo. La proposta nasce da un'idea semplice: lo studente fuori sede non è un figlio prolungato, è un giovane adulto che si sta costruendo una vita, e lo Stato deve riconoscere quella scelta con dignità. Significa sostenerla con un assegno mensile vero, eliminare gli scaglioni patrimoniali iniqui come l'ISPE che punisce chi ha la casa di proprietà e premia chi è patrimonialmente liquido, garantire copertura totale degli idonei sul modello dei LEA sanitari, proteggere i percorsi atipici di chi torna a studiare dopo i trenta o dopo aver perso il lavoro. È il momento giusto per farlo. Le risorse del PNRR sul diritto allo studio si esauriscono nel 2026 e senza una riforma di sistema rischiano di lasciare un buco al posto di una struttura. La demografia ci ricorda che ogni laureato in meno è una perdita doppia per un Paese che invecchia, e la fuga dei cervelli di cui ci lamentiamo a ogni dato OCSE comincia esattamente qui

Punteggio 18Commenta
6 mesi fa

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