Il diritto allo studio come la sanità
di Francesco Piras
13 maggio 2026
Tema
L'Italia è penultima in Europa per laureati, prima per età di uscita dal nucleo familiare, fra le ultime per mobilità sociale dei figli di operai. Non sono tre fotografie separate: sono lo stesso sintomo. Quando il diritto allo studio funziona come sussidio residuale, e non come livello essenziale di cittadinanza, l'università smette di essere ascensore sociale e diventa luogo di conservazione dei privilegi di partenza. Il diritto allo studio universitario va trattato come la sanità: un diritto esigibile, garantito dallo Stato sull'intero territorio nazionale, non lasciato alla lotteria delle dotazioni regionali e all'arbitrio dei singoli enti per il diritto allo studio. Oggi un idoneo a Roma riceve una borsa che a Cagliari non arriva perché i fondi sono finiti, uno studente di Bologna ha contributi alloggio che a Palermo si chiamano diversamente e si calcolano con criteri opposti. Questa frammentazione non è federalismo, è abbandono. La Danimarca, con il suo Statens Uddannelsesstøtte, ha dimostrato che esiste un'altra strada. Riconoscere lo studente come cittadino adulto, erogargli un assegno direttamente svincolato dal reddito familiare quando sceglie di vivere fuori sede, costruire un sistema che premia il merito e protegge i percorsi non lineari ha portato il Paese ad avere il doppio dei nostri laureati e ragazzi che diventano autonomi a diciannove anni. Investe l'uno per cento del PIL contro il nostro 0,06: un rapporto di sedici a uno che racconta da solo perché siamo dove siamo. La proposta nasce da un'idea semplice: lo studente fuori sede non è un figlio prolungato, è un giovane adulto che si sta costruendo una vita, e lo Stato deve riconoscere quella scelta con dignità. Significa sostenerla con un assegno mensile vero, eliminare gli scaglioni patrimoniali iniqui come l'ISPE che punisce chi ha la casa di proprietà e premia chi è patrimonialmente liquido, garantire copertura totale degli idonei sul modello dei LEA sanitari, proteggere i percorsi atipici di chi torna a studiare dopo i trenta o dopo aver perso il lavoro. È il momento giusto per farlo. Le risorse del PNRR sul diritto allo studio si esauriscono nel 2026 e senza una riforma di sistema rischiano di lasciare un buco al posto di una struttura. La demografia ci ricorda che ogni laureato in meno è una perdita doppia per un Paese che invecchia, e la fuga dei cervelli di cui ci lamentiamo a ogni dato OCSE comincia esattamente qui
Soluzione
Un assegno per essere adulti. Strumento nazionale unico erogato direttamente allo studente in dieci mensilità, svincolato dal reddito familiare per chi vive stabilmente fuori dal nucleo, dimezzato per chi resta in famiglia, con maggiorazione automatica nei comuni ad alta pressione abitativa che assorbe gli attuali contributi alloggio regionali. Lo Stato riconosce che chi sceglie di studiare fuori sede sta già facendo un atto di responsabilità e gli risponde con dignità. La fine della lotteria patrimoniale. Abolizione dell'ISPE, che oggi punisce le famiglie con la casa di proprietà o un terreno editato che non produce reddito, sostituito da un ISEE Universitario applicato con curva continua, senza scaglioni che fanno perdere migliaia di euro per cento di reddito in più, e con dichiarazione precompilata da Agenzia delle Entrate e INPS. Per lo studente emancipato, ISEE proprio solo con verifiche stringenti di indipendenza effettiva, perché l'autonomia non sia una scappatoia. Maggiorazioni che premiano scelte coraggiose. Sistema modulare di moltiplicatori cumulabili, riconosciuti automaticamente: aumento del 25% per chi studia materie STEM individuate ogni anno secondo i fabbisogni del Paese, premio per il merito accademico documentato, aumento del 20% per chi torna sui banchi dopo i trent'anni o dopo aver perso il lavoro, integrazione dell'Erasmus+ perché la mobilità europea non sia più un privilegio per chi se la può permettere. Mantenere la borsa senza paura. Fine dei punti bonus, sostituiti da una soglia mobile sui crediti acquisibili con tolleranza fisiologica, e riconoscimento automatico delle estensioni in caso di malattia, lutto, gravidanza o assistenza familiare. Abolizione dei bandi straordinari regionali, oggi macchina burocratica che brucia risorse per inseguire i casi che il sistema ordinario lascia indietro. Le risorse liberate tornano dentro la borsa di tutti. Diritto esigibile, non promessa. Definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni del diritto allo studio, nel rispetto dell'autonomia delle Regioni, con importo minimo dell'assegno, soccorso istruttorio obbligatorio prima di ogni esclusione, piattaforme regionali interoperabili con INPS. Cofinanziamento statale automatico per coprire il 100% degli idonei: mai più "idonei non beneficiari", una formula che da sola viola l'articolo 34 della Costituzione.
Punteggio
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