Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Riforma del calendario scolastico e apertura estiva degli istituti
di Italia Viva Lecco
L'attuale calendario scolastico italiano è il retaggio di un'organizzazione sociale ormai superata. Non si tratta solo di una questione di conciliazione vita-lavoro, ma di un vero e provuoto educativo che coinvolge non solo famiglie con figli piccoli ma anche famiglie con figli preadolescenti e adolescenti. Una società che investe nell'educazione non può considerare i tre mesi estivi un semplice intervallo tra due anni scolastici. Il tempo educativo non coincide con il tempo delle lezioni: significa offrire occasioni di crescita, relazione e scoperta durante tutto l'anno, sostenendo contemporaneamente bambini, ragazzi, famiglie e territori, soprattutto in un periodo di emergenza educativa, aumento del disagio e crisi dei contesti sociali.
Un “Fondo Sovrano Europeo”: finanziare gli investimenti e far partecipare i cittadini ai benefici della crescita
di Virgilio Fenaroli
Il rapporto Draghi ha messo in evidenza che, per finanziare gli investimenti necessari per sostenere il nuovo modello di sviluppo europeo è necessario, come “precondizione”, il completamento dei progetti di “Unione Bancaria” e “Unione dei Mercati dei Capitali” e, come “condizione”, l’emissione di una qualche forma di debito comune. Tuttavia è opportuno considerare che: Le imprese decideranno di investire se avranno convenienza, cioè se riterranno che il rendimento atteso degli investimenti produttivi sia superiore al costo del capitale. I risparmiatori decideranno di mettere a disposizione le loro risorse se si convinceranno di poter beneficiare della crescita dell’economia europea. Le risorse dei risparmiatori vanno a governi e imprese tramite le banche e i mercati finanziari. Nei mercati finanziari operano i grandi intermediari: banche, assicurazioni, fondi di investimento. In un’economia “finanziarizzata” quelli che contano, i “padroni del mondo”, sono i grandi intermediari finanziari internazionali (i primi dieci gestiscono asset pari a oltre il 50% del PIL mondiale e sono presenti nel capitale di tutte le maggiori imprese). Sono loro che decidono dove investire. Il finanziamento del progetto europeo si basa, in definitiva, sulla fiducia che, in mercati finanziari riformati e unificati (come proposto da Letta e Draghi), i grandi intermediari finanziari internazionali decidano di canalizzare le risorse dei risparmiatori proprio verso i governi e le imprese europee e di farlo nelle quantità e nelle forme necessarie. Supponendo che l’agenda Draghi venga realizzata, ci chiediamo: Come saranno distribuiti i benefici che deriveranno (in futuro) dagli investimenti (reali) resi possibili (oggi) dagli investimenti (finanziari)? Quasi il 50% del valore aggiunto va, oggi, a remunerare il capitale (poco più del 40% va al lavoro). I benefici, che dagli investimenti deriveranno, andranno quindi, tramite i rendimenti dei mercati finanziari (interessi, dividendi, capital gain), in gran parte ai grandi intermediari finanziari (i loro utili e i loro “lauti” compensi) e ai sottoscrittori dei loro prodotti (cioè a coloro che già ora detengono la ricchezza finanziaria), accentuando così le disuguaglianze di reddito e ricchezza. È possibile far partecipare maggiormente i lavoratori e tutti i cittadini ai “benefici attesi” derivanti dalla crescita?
Piano nazionale AI per le PMI: più produttività, meno costi, più competitività
di Oronzo Suma
L’Italia ha un enorme problema di produttività, soprattutto nel tessuto delle piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale ma spesso non hanno le risorse, le competenze o gli strumenti per adottare tecnologie avanzate. Oggi molte PMI lavorano ancora con processi manuali, poca integrazione digitale, scarso uso dei dati e modelli organizzativi che riducono competitività e margini. Il rischio è doppio: da un lato le imprese italiane perdono terreno rispetto ai concorrenti europei e internazionali, dall’altro il Paese spreca una grande occasione di crescita proprio nel momento in cui l’intelligenza artificiale può diventare un moltiplicatore di efficienza, qualità e innovazione. Questo problema colpisce soprattutto PMI manifatturiere, logistiche, commerciali e di servizi, ma alla fine colpisce anche lavoratori, giovani e territori, perché imprese meno produttive significano salari più bassi, minori investimenti e meno occupazione qualificata.
Politica industriale ed economica a lungo termine e sostenibile
di Alessandro Bianchi
Produttività stagnante, settore industriale in difficoltà, fuga di cervelli dovuta ai bassi salari e alle scarse opportunità. La deindustrializzazione del paese, il fallimento della modernizzazione fuori da pochi centri ad alto contenuto tecnologico e uno stato che non agisce laddove la classe dirigente e imprenditoriale ha chiaramente fallito a portare avanti il paese economicamente. Siamo ultimi in Europa per crescita dei salari reali da 30 anni, e le conseguenze di questo fatto sono state catastrofiche per la struttura economica e sociale del paese. Si propone di dare importanza nel programma politico della coalizione alla creazione di una politica economica, fiscale e industriale seria, che comprenda investimenti diretti amministrati da istituzioni apposite guidate da tecnici competenti.
Rilanciare i Centri Storici: Meno Burocrazia e Più Commercio Locale
di federico arrighetti
I nostri centri storici, un tempo cuore pulsante delle comunità, stanno lentamente morendo. Vediamo un progressivo e inesorabile svuotamento di attività commerciali, con vetrine spente e strade silenziose che un tempo risuonavano di vita e scambi. Questo declino non è solo una questione economica, ma una ferita profonda al tessuto sociale e culturale delle nostre città e paesi. Per me, come per molti cittadini, rivedere i centri storici vivere 'come una volta' significa recuperare un senso di appartenenza, di identità e di comunità che si sta perdendo. La chiusura dei negozi fisici a favore del commercio online non solo impoverisce il paesaggio urbano, ma erode anche le relazioni umane, trasformando luoghi di incontro in semplici corridoi di passaggio. È urgente agire per invertire questa tendenza, restituendo vitalità e attrattiva a questi luoghi che rappresentano la nostra storia e il nostro futuro.
Startup Finance
di Giuseppe Miceli
Supporto economico alle Startups altamente innovative
servizi di welfare per il recupero della natalità
di gabriele alpini
L'Italia sta attraversando una delle più gravi crisi demografiche della sua storia. Nel 2024 le nascite sono scese sotto le 370.000 unità, con un numero medio di figli per donna pari a 1,18, il valore più basso mai registrato. Il calo della natalità non rappresenta soltanto un problema sociale, ma costituisce una minaccia per la sostenibilità del sistema pensionistico, del Servizio Sanitario Nazionale, del mercato del lavoro e della crescita economica del Paese. Negli ultimi anni le politiche a favore della famiglia hanno privilegiato prevalentemente trasferimenti economici, come l'Assegno Unico Universale. Si tratta di strumenti importanti, ma insufficienti se non accompagnati da una rete di servizi capace di consentire ai genitori di conciliare la vita familiare con quella lavorativa. L'obiettivo di questo piano è quello di rimuovere gli ostacoli pratici che oggi inducono molte coppie a rinviare o rinunciare alla nascita di un figlio, costruendo un sistema nazionale di servizi omogeneo, accessibile e di qualità.
Massima pressione fiscale per legge
di Mauro Pecchioli
Pressione fiscale sempre più alta. Scarsi incentivi alla lotta all’evasione
Riforma Fiscale Riformista: Semplificazione, Tracciabilità e Equità
di Achille Montanaro
L'attuale sistema fiscale italiano è soffocato da una complessità burocratica che alimenta l'evasione e mina la fiducia tra Stato e cittadini. La proliferazione di detrazioni e aliquote frammentate crea un labirinto in cui solo pochi si orientano, mentre l'evasione sottrae risorse vitali alla collettività. Invece di ricorrere a patrimoniali che colpiscono lo stock di ricchezza e disincentivano gli investimenti, è necessario agire sui flussi di reddito. Il problema non è solo di gettito, ma di equità: un sistema che non riesce a far emergere il sommerso finisce per gravare ingiustamente su chi le tasse le paga regolarmente. È tempo di passare a un modello trasparente, dove la semplificazione radicale e l'emersione del sommerso diventino gli strumenti per garantire la tenuta dei servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione.
Educazione affettiva e sessuale obbligatoria nelle scuole
di Arianna Vetere
Ho pipì nei capelli nel momento in cui scrivo, e ora spiegherò come questo abbia a che fare con la proposta politica che sto per avanzare. Mentre tornavo a casa in macchina, finestrino abbassato, un'auto mi sorpassa. Dal sedile posteriore un ragazzo con una pistola d'acqua mi schizza. Parabrezza, mento e capelli. Sospetto fortemente che non si trattasse d'acqua, soprattutto perché non troppo tempo fa una mia amica mi ha detto che le è stato fatto lo stesso "scherzo". Solo che lei ne è certa: la pistola era piena di urina. Ho detto "scherzo", ma non serve nemmeno spiegare che si tratti di una molestia vera e propria. E mentre sono arrabbiata, umiliata e penso che devo lavarmi i capelli, provo a trarre qualcosa di utile da questa esperienza e avanzo qui una proposta politica. Come prevenire le molestie?
Meritocrazia e indipendenza nella selezione dei vertici sanitari regionali
di Fabrizio Micari
L'attuale sistema di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie è profondamente viziato da logiche clientelari che privilegiano l'appartenenza politica rispetto alla reale competenza professionale. Questa prassi alimenta inefficienze croniche, sprechi di risorse e una gestione opaca che ricade direttamente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. È inaccettabile che ruoli di tale responsabilità, determinanti per la salute pubblica, vengano assegnati tramite dinamiche di scambio anziché attraverso una rigorosa valutazione del merito. La sfiducia dei cittadini verso le istituzioni nasce proprio da questa incapacità di separare la gestione tecnica della sanità dall'arbitrio della politica, rendendo necessario un intervento strutturale che ripristini la centralità della competenza.
Patto per il Tempo Liberato
di Giuseppe Zileni
Dai dati pubblici aperti al tempo dei lavoratori, una legge per redistribuire il valore generato dall'AI quando si nutre del bene comune dei dati aperti. L'intelligenza artificiale agentica e l'automazione dei processi cognitivi stanno ridisegnando il lavoro più velocemente di qualunque rivoluzione industriale precedente. Compiti che un tempo richiedevano ore, analisi di dati, redazione di report, ricerca documentale, supporto al cliente, prima istruttoria amministrativa, vengono oggi eseguiti in minuti da agenti AI integrati nei flussi aziendali e della Pubblica Amministrazione. Questa produttività aggiuntiva poggia in misura crescente su un bene comune costruito con denaro pubblico: i dati aperti italiani ed europei. Cataloghi statistici (ISTAT), geografici (OpenStreetMap, cartografie regionali), anagrafici e di registro (registri imprese, anagrafe tributaria), normativi, sanitari e di mobilità rappresentano oggi l'infrastruttura informativa di una larga parte degli agenti AI in produzione. Senza questo patrimonio aperto, finanziato dalla collettività, l'AI italiana avrebbe costi e qualità sensibilmente inferiori. In assenza di una cornice normativa, il valore economico generato da questo uso del bene comune viene catturato interamente dalle imprese e da poche grandi piattaforme, traducendosi in due esiti che impoveriscono il Paese: riduzione di organico ("automatizzo, taglio") e concentrazione del guadagno di produttività in poche mani. Nulla torna ai lavoratori sotto forma di qualità del tempo; nulla torna alla collettività che ha pagato la base informativa. Il vuoto normativo italiano è duplice. Manca una definizione legale operativa di "processo automatizzato con AI basato su dati pubblici aperti" che permetta di misurare e premiare l'uso virtuoso. Manca un meccanismo strutturale che leghi il guadagno di produttività generato sul bene comune alla qualità della vita di chi lavora, in particolare alla riduzione delle ore a parità di retribuzione. In Europa, il Belgio ha introdotto la settimana corta opzionale, l'Olanda incentiva l'AI nelle PMI, la direttiva Open Data 2019/1024 obbliga la PA al rilascio dei dataset di alto valore. Nessun paese, oggi, lega esplicitamente l'uso dei dati pubblici aperti alla redistribuzione del tempo di lavoro. L'Italia può farlo per prima: trasformare l'AI da rischio sociale in motore di redistribuzione, ancorandola al bene comune che già la rende possibile.