Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Economia

Un “Fondo Sovrano Europeo”: finanziare gli investimenti e far partecipare i cittadini ai benefici della crescita

di Virgilio Fenaroli

Il rapporto Draghi ha messo in evidenza che, per finanziare gli investimenti necessari per sostenere il nuovo modello di sviluppo europeo è necessario, come “precondizione”, il completamento dei progetti di “Unione Bancaria” e “Unione dei Mercati dei Capitali” e, come “condizione”, l’emissione di una qualche forma di debito comune. Tuttavia è opportuno considerare che: Le imprese decideranno di investire se avranno convenienza, cioè se riterranno che il rendimento atteso degli investimenti produttivi sia superiore al costo del capitale. I risparmiatori decideranno di mettere a disposizione le loro risorse se si convinceranno di poter beneficiare della crescita dell’economia europea. Le risorse dei risparmiatori vanno a governi e imprese tramite le banche e i mercati finanziari. Nei mercati finanziari operano i grandi intermediari: banche, assicurazioni, fondi di investimento. In un’economia “finanziarizzata” quelli che contano, i “padroni del mondo”, sono i grandi intermediari finanziari internazionali (i primi dieci gestiscono asset pari a oltre il 50% del PIL mondiale e sono presenti nel capitale di tutte le maggiori imprese). Sono loro che decidono dove investire. Il finanziamento del progetto europeo si basa, in definitiva, sulla fiducia che, in mercati finanziari riformati e unificati (come proposto da Letta e Draghi), i grandi intermediari finanziari internazionali decidano di canalizzare le risorse dei risparmiatori proprio verso i governi e le imprese europee e di farlo nelle quantità e nelle forme necessarie. Supponendo che l’agenda Draghi venga realizzata, ci chiediamo: Come saranno distribuiti i benefici che deriveranno (in futuro) dagli investimenti (reali) resi possibili (oggi) dagli investimenti (finanziari)? Quasi il 50% del valore aggiunto va, oggi, a remunerare il capitale (poco più del 40% va al lavoro). I benefici, che dagli investimenti deriveranno, andranno quindi, tramite i rendimenti dei mercati finanziari (interessi, dividendi, capital gain), in gran parte ai grandi intermediari finanziari (i loro utili e i loro “lauti” compensi) e ai sottoscrittori dei loro prodotti (cioè a coloro che già ora detengono la ricchezza finanziaria), accentuando così le disuguaglianze di reddito e ricchezza. È possibile far partecipare maggiormente i lavoratori e tutti i cittadini ai “benefici attesi” derivanti dalla crescita?

Europafinanzainvestimenti
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6 mesi fa
Lavoro

Patto per il Tempo Liberato

di Giuseppe Zileni

Dai dati pubblici aperti al tempo dei lavoratori, una legge per redistribuire il valore generato dall'AI quando si nutre del bene comune dei dati aperti. L'intelligenza artificiale agentica e l'automazione dei processi cognitivi stanno ridisegnando il lavoro più velocemente di qualunque rivoluzione industriale precedente. Compiti che un tempo richiedevano ore, analisi di dati, redazione di report, ricerca documentale, supporto al cliente, prima istruttoria amministrativa, vengono oggi eseguiti in minuti da agenti AI integrati nei flussi aziendali e della Pubblica Amministrazione. Questa produttività aggiuntiva poggia in misura crescente su un bene comune costruito con denaro pubblico: i dati aperti italiani ed europei. Cataloghi statistici (ISTAT), geografici (OpenStreetMap, cartografie regionali), anagrafici e di registro (registri imprese, anagrafe tributaria), normativi, sanitari e di mobilità rappresentano oggi l'infrastruttura informativa di una larga parte degli agenti AI in produzione. Senza questo patrimonio aperto, finanziato dalla collettività, l'AI italiana avrebbe costi e qualità sensibilmente inferiori. In assenza di una cornice normativa, il valore economico generato da questo uso del bene comune viene catturato interamente dalle imprese e da poche grandi piattaforme, traducendosi in due esiti che impoveriscono il Paese: riduzione di organico ("automatizzo, taglio") e concentrazione del guadagno di produttività in poche mani. Nulla torna ai lavoratori sotto forma di qualità del tempo; nulla torna alla collettività che ha pagato la base informativa. Il vuoto normativo italiano è duplice. Manca una definizione legale operativa di "processo automatizzato con AI basato su dati pubblici aperti" che permetta di misurare e premiare l'uso virtuoso. Manca un meccanismo strutturale che leghi il guadagno di produttività generato sul bene comune alla qualità della vita di chi lavora, in particolare alla riduzione delle ore a parità di retribuzione. In Europa, il Belgio ha introdotto la settimana corta opzionale, l'Olanda incentiva l'AI nelle PMI, la direttiva Open Data 2019/1024 obbliga la PA al rilascio dei dataset di alto valore. Nessun paese, oggi, lega esplicitamente l'uso dei dati pubblici aperti alla redistribuzione del tempo di lavoro. L'Italia può farlo per prima: trasformare l'AI da rischio sociale in motore di redistribuzione, ancorandola al bene comune che già la rende possibile.

AIOpendatalavoro
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6 mesi fa

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