Un “Fondo Sovrano Europeo”: finanziare gli investimenti e far partecipare i cittadini ai benefici della crescita
di Virgilio Fenaroli
11 maggio 2026
Tema
Il rapporto Draghi ha messo in evidenza che, per finanziare gli investimenti necessari per sostenere il nuovo modello di sviluppo europeo è necessario, come “precondizione”, il completamento dei progetti di “Unione Bancaria” e “Unione dei Mercati dei Capitali” e, come “condizione”, l’emissione di una qualche forma di debito comune. Tuttavia è opportuno considerare che: Le imprese decideranno di investire se avranno convenienza, cioè se riterranno che il rendimento atteso degli investimenti produttivi sia superiore al costo del capitale. I risparmiatori decideranno di mettere a disposizione le loro risorse se si convinceranno di poter beneficiare della crescita dell’economia europea. Le risorse dei risparmiatori vanno a governi e imprese tramite le banche e i mercati finanziari. Nei mercati finanziari operano i grandi intermediari: banche, assicurazioni, fondi di investimento. In un’economia “finanziarizzata” quelli che contano, i “padroni del mondo”, sono i grandi intermediari finanziari internazionali (i primi dieci gestiscono asset pari a oltre il 50% del PIL mondiale e sono presenti nel capitale di tutte le maggiori imprese). Sono loro che decidono dove investire. Il finanziamento del progetto europeo si basa, in definitiva, sulla fiducia che, in mercati finanziari riformati e unificati (come proposto da Letta e Draghi), i grandi intermediari finanziari internazionali decidano di canalizzare le risorse dei risparmiatori proprio verso i governi e le imprese europee e di farlo nelle quantità e nelle forme necessarie. Supponendo che l’agenda Draghi venga realizzata, ci chiediamo: Come saranno distribuiti i benefici che deriveranno (in futuro) dagli investimenti (reali) resi possibili (oggi) dagli investimenti (finanziari)? Quasi il 50% del valore aggiunto va, oggi, a remunerare il capitale (poco più del 40% va al lavoro). I benefici, che dagli investimenti deriveranno, andranno quindi, tramite i rendimenti dei mercati finanziari (interessi, dividendi, capital gain), in gran parte ai grandi intermediari finanziari (i loro utili e i loro “lauti” compensi) e ai sottoscrittori dei loro prodotti (cioè a coloro che già ora detengono la ricchezza finanziaria), accentuando così le disuguaglianze di reddito e ricchezza. È possibile far partecipare maggiormente i lavoratori e tutti i cittadini ai “benefici attesi” derivanti dalla crescita?
Soluzione
Per renderlo possibile è necessario intervenire con: 1. La pre-distribuzione: tramite i contratti nazionali, per aumentare la quota del valore aggiunto che va a remunerare il lavoro. 2. La re-distribuzione: tramite una riforma della fiscalità, per ridurre le disuguaglianze. 3. La con-partecipazione: tramite gli intermediari finanziari pubblici, per consentire a lavoratori e cittadini di partecipare ai benefici economici derivanti dagli investimenti produttivi tramite i rendimenti dei mercati finanziari. Quali possono essere gli intermediari finanziari pubblici? A) Le istituzioni pubbliche esistenti che, come proposto nel Rapporto Draghi, dovrebbero essere potenziate: 1. I “Fondi Pensione”, i cui rendimenti vanno a beneficio di tutti i lavoratori/sottoscrittori. 2. La “BEI” e le “Banche di promozione” nazionali (come la nostra “Cassa Depositi e Prestiti”), i cui profitti vanno a beneficio di tutti i cittadini. B) Il “ Fondo Sovrano Europeo” La proposta era stata fatta dalla Presidente Ursula Von der Leyen e aveva trovato ampio risalto mediatico e vasto interesse nell’opinione pubblica, ma è stata dirottata su una più modesta piattaforma STEP. I Fondi Sovrani sono “patrimonio pubblico” e quindi appartengono a tutti i cittadini. Il Fondo Sovrano Europeo: Dovrebbe essere un grande Fondo di investimento “pubblico”, di carattere “federale” perché la dotazione di capitale dovrebbe essere garantita dagli Stati dell’Unione. Dovrebbe poter raccogliere finanziamenti sul mercato, emettendo titoli di “debito comune”, a basso rischio (un safe asset), appetibili sia per i privati cittadini (avversi al rischio) sia per i grandi investitori istituzionali. Dovrebbe operare come una grande “Cassa Depositi e Prestiti” europea sostenendo l’innovazione, la riconversione produttiva e la crescita di “campioni europei”. Il debito contratto per ampliare le capacità operative del Fondo, in questo caso, non finanzierebbe una spesa ma direttamente le imprese attraverso l’acquisto di asset finanziari. È una proposta che potrebbe, quindi, avere caratteristiche accettabili anche dai Paesi timorosi di condividere i debiti. Consentirebbe di indirizzare le risorse dei risparmiatori a sostegno della politica industriale comune, della transizione e dello sviluppo delle imprese e di far partecipare tutti i cittadini europei di oggi e, soprattutto, di domani ai benefici economici derivanti dagli investimenti produttivi, attraverso i rendimenti dei mercati finanziari.
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