Top 50

Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.

Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.

Partecipazione riformista

Le nostre idee

Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.

Lavoro

Oltre il Nanismo Aziendale: Obblighi di Modernizzazione e Diritti Certi per i Lavoratori delle PMI

di luca gadola

L'attuale assetto del mercato del lavoro italiano è zavorrato da un "nanismo" manageriale e culturale che penalizza il merito e la crescita. Il cuore del problema risiede nel modello delle PMI gestite con una visione padronale ferma al secolo scorso, dove il benessere del lavoratore non è un diritto legato alla produttività, ma una concessione discrezionale del titolare. Questa lotteria del dipendente crea disparità inaccettabili tra chi ha la fortuna di lavorare in realtà moderne e chi è prigioniero di gestioni provinciali anche avendo le stesse competenze. Le criticità sistemiche che bloccano il sistema sono: La discrezionalità come barriera al diritto: Welfare, buoni pasto e flessibilità sono trattati come "favori" e non come pilastri di un’economia moderna con aziende che producono componenti d'eccellenza ma sono gestite con logiche da "padre-padrone". L'alibi dell'arretratezza tecnologica: lo Smart Working viene negato non per impossibilità oggettiva, ma per una cultura del controllo visivo. La mancata digitalizzazione (software obsoleti, archivi cartacei) viene usata come scusa per forzare la presenza fisica, scaricando sulle spalle dei lavoratori i costi del caro-benzina e dell’usura del tempo privato. Il limite dimensionale: Le PMI italiane sono spesso troppo piccole per innovare. Questa frammentazione impedisce economie di scala, rende i salari statici e impedisce l'adozione di standard manageriali elevati. Il titolare "tuttofare", privo di competenze economiche moderne, finanziarie, sopravvive comprimendo i costi del personale invece di investire sulla crescita. Scollegamento tra Utili e Salari: Nelle filiere che macinano profitti, la ricchezza resta accentrata. Senza meccanismi di partecipazione, l'inflazione mangia il potere d'acquisto mentre la produttività dei lavoratori finisce solo nel patrimonio della proprietà.

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7 mesi fa
Lavoro

PREVIDENZA COMPLEMENTARE: Proposta di incremento del limite di deducibilità dei versamenti

di Danieel Moltini

La previdenza complementare rappresenta un pilastro strategico del sistema pensionistico italiano, chiamato a integrare prestazioni pubbliche strutturalmente in riduzione a causa dell’evoluzione demografica, dell’allungamento della vita media e dell’applicazione generalizzata del metodo contributivo. Il rafforzamento del secondo pilastro è quindi una leva essenziale per garantire adeguatezza pensionistica e sostenibilità di lungo periodo del sistema pubblico. In tale contesto, assume particolare rilievo la possibilità di avviare l’adesione alla previdenza complementare fin dalla giovane età, includendo figli e familiari fiscalmente a carico. L’ingresso precoce consente di beneficiare di orizzonti temporali molto lunghi di capitalizzazione, con effetti rilevanti sulla formazione del montante pensionistico e con un impatto positivo in termini di riduzione del futuro carico previdenziale sullo Stato. L’attuale limite annuo di deducibilità fiscale dei contributi alla previdenza complementare, oggi pari a 5.300 euro, risulta tuttavia non più adeguato. Tale soglia, introdotta nel 2000 e oggetto di un recente marginale adeguamento nominale, non riflette l’evoluzione del reddito, del costo della vita né il ruolo sempre più centrale attribuito alla previdenza integrativa nel sistema pensionistico complessivo. La criticità è ulteriormente accentuata dal fatto che nel limite di deducibilità confluiscono tutti i contributi (datore di lavoro, lavoratore e versamenti volontari), con la conseguenza che lo spazio disponibile per contribuzioni a favore dei figli o familiari fiscalmente a carico risulta spesso nullo o residuale. Di fatto: Il plafond è assorbito dai contributi obbligati, impedendo versamenti significativi a favore dei figli. PROBLEMA • Limite di deducibilità storicamente datato (2000) e non adeguato all’attuale contesto economico • Il plafond è assorbito dai contributi obbligati, impedendo versamenti significativi a favore dei figli • Incentivo fiscale insufficiente per promuovere la previdenza delle nuove generazioni

Previdenza complementareDeducibilità fiscalePianificazione intergenerazionale
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7 mesi fa
Digitale

Nuova governance della rete – ripulire la “fogna d’oro”

di Ernesto Trotta

Lo smartphone, con il corredo di infinite possibilità che si porta dentro, è stato ed è una rivoluzione. Condizionati dagli indubbi vantaggi che ci offre, non ultimo quello di solleticare la nostra vanità e la nostra voglia di sentirci vivi e presenti, ci rifiutiamo di analizzare e correggere anche le più che evidenti e pericolose storture, subendole senza reagire. Non si fa altro che dire che l’uso “smodato” della rete provoca dipendenza, crea scompensi psicologici, distorce le relazioni sociali, condiziona lo sviluppo dei bambini, ragazzi, giovani, e pure adulti. Ma, oltre alle chiacchiere, nessuno (quasi nessuno …) si preoccupa di fare la cosa più logica e naturale per ogni fenomeno nuovo, sia esso l’industria manifatturiera, le automobili, il trasporto pubblico, le telecomunicazioni, la biologia, la chirurgia, l’informazione, …: creare un pacchetto di regole, condivise, ragionevoli, che permettano a tutti di trarre il massimo beneficio, riducendo al minimo i rischi sociali. L’invenzione dei semafori, e poi delle rotonde, non è stata una violenza del potere sui diritti, ma solo la logica regolazione del traffico. Così come la gestione delle frequenze radio, gli orari ferroviari e degli aerei, la gestione del diritto d’autore, della libertà di stampa, le norme sui trapianti, sulla genetica, e così via, per le millanta regole che governano la nostra società. Non si capisce perché (o forse si capisce fin troppo bene …) qualsiasi regolamentazione del mondo legato alla rete debba essere vista e vissuta come un oltraggio alla libertà personale, ai diritti umani, anche adesso che l’utopia degli hippies californiani fricchettoni della prima ora è sfociata nel più gigantesco grumo di potere che l’umanità abbia mai conosciuto. E allora perché questa viscosità, questa pigrizia nel parlarne e nel prendere provvedimenti? I padroni del vapore sono così potenti da averci tolto qualsiasi sensibilità, qualsiasi briciola di razionalità, di logica? Hanno comprato definitivamente i nostri cervelli? Pare proprio di sì. Facciamo finta di non capire quanto profondo sia stato il cambiamento provocato dalla rivoluzione nei costumi, nei modelli di comportamento, nella cultura di massa, indotto dallo sviluppo della rete, dagli smartphone, dai social. Ora finalmente si sveglia qualche giurì a condannare gli algoritmi che minano l’attenzione e lo sviluppo soprattutto dei più giovani, ma la questione meriterebbe un’attenzione di gran lunga maggiore.

retesocialgovernance
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7 mesi fa

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