Nuova governance della rete – ripulire la “fogna d’oro”
di Ernesto Trotta
12 aprile 2026
Tema
Lo smartphone, con il corredo di infinite possibilità che si porta dentro, è stato ed è una rivoluzione. Condizionati dagli indubbi vantaggi che ci offre, non ultimo quello di solleticare la nostra vanità e la nostra voglia di sentirci vivi e presenti, ci rifiutiamo di analizzare e correggere anche le più che evidenti e pericolose storture, subendole senza reagire. Non si fa altro che dire che l’uso “smodato” della rete provoca dipendenza, crea scompensi psicologici, distorce le relazioni sociali, condiziona lo sviluppo dei bambini, ragazzi, giovani, e pure adulti. Ma, oltre alle chiacchiere, nessuno (quasi nessuno …) si preoccupa di fare la cosa più logica e naturale per ogni fenomeno nuovo, sia esso l’industria manifatturiera, le automobili, il trasporto pubblico, le telecomunicazioni, la biologia, la chirurgia, l’informazione, …: creare un pacchetto di regole, condivise, ragionevoli, che permettano a tutti di trarre il massimo beneficio, riducendo al minimo i rischi sociali. L’invenzione dei semafori, e poi delle rotonde, non è stata una violenza del potere sui diritti, ma solo la logica regolazione del traffico. Così come la gestione delle frequenze radio, gli orari ferroviari e degli aerei, la gestione del diritto d’autore, della libertà di stampa, le norme sui trapianti, sulla genetica, e così via, per le millanta regole che governano la nostra società. Non si capisce perché (o forse si capisce fin troppo bene …) qualsiasi regolamentazione del mondo legato alla rete debba essere vista e vissuta come un oltraggio alla libertà personale, ai diritti umani, anche adesso che l’utopia degli hippies californiani fricchettoni della prima ora è sfociata nel più gigantesco grumo di potere che l’umanità abbia mai conosciuto. E allora perché questa viscosità, questa pigrizia nel parlarne e nel prendere provvedimenti? I padroni del vapore sono così potenti da averci tolto qualsiasi sensibilità, qualsiasi briciola di razionalità, di logica? Hanno comprato definitivamente i nostri cervelli? Pare proprio di sì. Facciamo finta di non capire quanto profondo sia stato il cambiamento provocato dalla rivoluzione nei costumi, nei modelli di comportamento, nella cultura di massa, indotto dallo sviluppo della rete, dagli smartphone, dai social. Ora finalmente si sveglia qualche giurì a condannare gli algoritmi che minano l’attenzione e lo sviluppo soprattutto dei più giovani, ma la questione meriterebbe un’attenzione di gran lunga maggiore.
Soluzione
NY Times titola: Is social media the new tobacco? Quanto ci è voluto perché il mondo capisse i danni provocati dal tabacco e minimizzati per decenni dalle multinazionali? Sembrava un tabù. E adesso, quanti decenni ci vorranno per mettere mano con efficacia ad una delle più profonde rivoluzioni che abbia investito l’organizzazione sociale negli ultimi secoli? Lo strumento ha una potenza ed un’invasività smisurate, che non vanno né demonizzate né tantomeno subite passivamente, ma solo regolamentate. Negli ultimi trent’anni la nostra vita e le nostre relazioni sociali sono state stravolte da uno strumento che pareva un giochino e che è diventato la spina dorsale delle nostre società. Tanti vantaggi, tanta comodità in più, ma pagati carissimi, senza che nessuno riuscisse a fare la cosa più semplice e naturale: mettere regole semplici, chiare, cogenti, a vantaggio della società tutta. Controllare gli scarichi industriali non è stato facile, ma cinquant’anni fa non c’erano limiti né norme chiare. Eliminare il fumo dai locali pubblici pareva uno sforzo sovrumano e una violenza intollerabile, ora chi si azzarderebbe ad accendere una sigaretta al ristorante? E le cinture di sicurezza, il casco in moto? Si può cambiare ed io credo che sia ora che il mondo affronti questo argomento e lo riconduca sotto controllo. Non significa vietare, imbrigliare, né tantomeno sabotare. Significa semafori, rotonde, patenti, divieti e permessi. Norme di contesto e di comportamento. I padroni del vapore alzano le barricate, Meta è come Philip Morris, ma i cittadini sono interessati alla salvaguardia delle relazioni sociali, dell’educazione dei loro figli, dei rapporti umani? Ci sono alcuni interventi ineludibili per affrontare il problema, anche se credo che un panel di esperti potrebbe elaborare un elenco più ragionato e strutturato. Eliminazione di qualsiasi forma di anonimato dalla rete: tutto deve essere trasparente, tracciabile, visibile oscuramento dei siti e degli account non riconducibili a realtà tangibili e registrate limiti di età per l’iscrizione alle piattaforme social (azione già in corso sporadicamente) formazione all’uso della rete obbligatoria nelle scuole, fin dai primi anni di alfabetizzazione programmi divulgativi ed incentivi all’uso della rete a scopi didattici difesa dei diritti d’autore per chi produce contenuti libertà di recesso definitivo da qualsiasi piattaforma divieto di conservare le cronologie della navigazione all’insaputa degli utenti …
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