Top 50
Ecco le 50 proposte vincitrici della prima fase delle Primarie delle Idee. Dopo quattro mesi di confronto e partecipazione, sono le idee che hanno raccolto più consenso nella nostra community.
Sono proposte che porteremo all'attenzione di tutte le forze che vogliono costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. E saranno anche tra i mattoni principali per costruire i pilastri riformisti su cui saremo chiamati a votare dal 2 al 6 ottobre, dando spazio e valore a tutte le proposte e alla discussione che si è svolta nella nostra community.
Partecipazione riformista
Le nostre idee
Tutte le proposte delle primarie: la discussione che ha portato alla Top 50.
Riforma Cannabis: Efficienza economica, sicurezza e prevenzione consapevole
di Andrea Fatibene
Questa proposta non nasce dalla pretesa che la legalizzazione della cannabis sia la priorità assoluta dell'agenda nazionale, ma dalla convinzione che sia uno dei problemi più alla portata. È un’anomalia logica che genera costi enormi: decidere di non governare un fenomeno non lo fa sparire, lo regala semplicemente all'illegalità. Oggi lo Stato italiano lascia un mercato da circa una decina di miliardi l'anno nelle mani delle mafie. Legalizzare significa sottrarre risorse finanziarie alle mafie per immetterle nell'economia legale. Attualmente, l'apparato repressivo (polizia, magistratura, sistema carcerario) spende risorse per perseguire reati minori legati alle droghe leggere. Ogni ora che un agente spende per un verbale su pochi grammi di cannabis è un'ora sottratta alla sicurezza reale. Il sistema attuale è viziato da una profonda incoerenza nel trattamento delle sostanze. L'alcool è un prodotto di Stato, tassato e promosso come eccellenza, nonostante i dati dell’ISS confermino il suo impatto devastante in termini di incidenti stradali, violenza domestica e patologie croniche che gravano pesantemente sul Ssn. La cannabis, al contrario, pur avendo un indice di tossicità e dipendenza inferiore, viene lasciata in un mercato privo di controlli. La mancanza di una filiera tracciata espone i consumatori a sostanze adulterate (tagliate con metalli pesanti o pesticidi), trasformando un tema di libertà individuale in un rischio sanitario evitabile. Le politiche repressive attuali, poi, sono un'architettura obsoleta degli anni '90 che ignora i nuovi trend demografici. I giovani oggi sono sempre più orientati verso la cosiddetta "sober culture": un approccio consapevole alla salute. Il proibizionismo, basato sullo stigma e sulla paura, ha fallito il suo obiettivo educativo. Una legalizzazione pragmatica permetterebbe di fare prevenzione vera, parlando di rischi reali e non ideologici, trasformando lo Stato da censore inefficiente a regolatore responsabile. Infine, ignoriamo il potenziale di una filiera agricola e trasformale di eccellenza. L'Italia ha le condizioni ideali per produrre cannabis di altissima qualità. Integrare questo settore nel sistema turistico e della "bella vita" italiana — associandolo alla qualità e al consumo moderato tipico del nostro approccio al cibo e al vino — permetterebbe di intercettare nuovi flussi internazionali, generando posti di lavoro qualificati e gettito fiscale certo.
Riforma Fiscale per Aumentare Salari Netti e Sostenere le Imprese
di Bernardo Francioni
Il costo del lavoro in Italia è un fardello insostenibile che soffoca sia i lavoratori che le imprese. Ogni mese, una fetta troppo grande dello stipendio lordo scompare prima di arrivare nelle tasche dei dipendenti, riducendo drasticamente il loro potere d'acquisto. Questo non è solo un problema economico, ma una questione di dignità e giustizia sociale. I lavoratori faticano a far quadrare i conti, mentre le imprese, schiacciate da un carico fiscale eccessivo, vedono limitate le loro capacità di investire, innovare e assumere. Questa situazione crea un circolo vizioso: meno potere d'acquisto significa meno consumi, meno investimenti significano meno crescita e meno opportunità di lavoro. È ora di spezzare questa catena e restituire ossigeno all'economia reale, garantendo un futuro più prospero per tutti.
Crescita Economica Inclusiva e Benessere Sociale: Il Ruolo dello Stato
di Francesco Di Nitto
La crescita economica, se non accompagnata da un robusto stato sociale, rischia di generare disuguaglianze e di non tradursi in un reale miglioramento della qualità della vita per tutti i cittadini. È fondamentale superare un modello di sviluppo che non metta al centro il benessere delle persone. Troppo spesso, i benefici della crescita si concentrano in poche mani, lasciando ampie fasce della popolazione in difficoltà. Questo non solo mina la coesione sociale, ma frena anche il potenziale di sviluppo complessivo del Paese. Un'economia forte deve andare di pari passo con una società equa, dove ogni individuo abbia le opportunità per prosperare. Il problema non è solo economico, ma profondamente sociale e umano: riguarda la dignità, le prospettive future e la serenità di ogni famiglia, aspetti che mi stanno particolarmente a cuore e che vedo minacciati da un approccio puramente economicistico.
Pagare tutti per pagare tutti meno
di Guido Maria Andreoni
In Italia abbiamo un’evasione fiscale troppo alta
Rafforzare la Sicurezza sul Lavoro: Obbligo di Certificazione per PMI
di Mauro Rimondi
Ogni anno, troppe vite vengono spezzate sul luogo di lavoro, lasciando dietro di sé famiglie distrutte e un'ombra di dolore sulla nostra società. Queste tragedie non sono fatalità, ma il tragico risultato di una mancata applicazione delle norme di sicurezza esistenti. Le leggi ci sono, le soluzioni tecniche pure, ma la loro attuazione è spesso carente, soprattutto nelle piccole e medie imprese che costituiscono la spina dorsale della nostra economia e che sono spesso coinvolte in catene di subappalto complesse. Per me, la vita dei lavoratori è un valore inestimabile, una priorità assoluta che non può essere sacrificata sull'altare del profitto o della negligenza. Non possiamo più accettare che la sicurezza sia vista come un costo o una perdita di tempo; è un investimento fondamentale nel benessere umano e nella dignità del lavoro. Questa situazione non solo causa morti e infortuni, ma alimenta anche il sommerso e il lavoro non protetto, minando le fondamenta di un mercato del lavoro equo e sicuro. È tempo di agire con decisione per invertire questa rotta negativa.
Cancellazione immediata dei medici gettonisti
di Elvira Lucia Evangelista
Abolizione della figura dei medici gettonisti. Si tratta di medici liberi professionisti che, tramite cooperative private, "affittano" i propri turni agli ospedali pubblici per coprire i buchi in organico. Il ricorso ai gettonisti è una scelta d'emergenza diventata strutturale. Un gettonista può guadagnare in un solo turno (12 ore) quello che un medico strutturato guadagna in una settimana, con picchi che superano i 1.000-1.200 euro a turno. La Sardegna ha vissuto situazioni limite, dove interi reparti e pronto soccorso sono rimasti aperti solo grazie alle cooperative. Il "gettonismo" diventa l'unico modo per garantire il diritto alla salute. Ma ci sono punti Critici. L'uso dei gettonisti comporta costi esorbitanti per la Regione che spende milioni di euro ogni anno, drenando risorse che potrebbero essere usate per assunzioni stabili. Continuità assistenziale: Il paziente spesso non vede mai lo stesso medico. Questo mina il rapporto di fiducia e la conoscenza del caso clinico. Tensioni interne: La disparità di stipendio tra un medico dipendente e un gettonista (che spesso ha meno responsabilità burocratiche) crea forti malumori nei reparti. Qualità e sicurezza Non sempre è facile verificare l'esperienza specifica dei medici inviati dalle cooperative per compiti ad alta complessità. C'e' gia' stata una stretta normativa a livello nazionale con il "Decreto Bollette" (DL 34/2023)che ha imposto il Divieto di esternalizzare i servizi medici, se non in casi di estrema necessità. Tuttavia nelle zone interne e disagiate i medici gettonisti continuano a essere usati con gravi danni alle casse della Regione e alla qualita' delle cure.
Sovranità Digitale e Partecipazione: Il Sindacalismo come Holding dei Produttori.
di Alessandro Pignotti
Oggi viviamo in un'economia in cui pochi colossi tecnologici estraggono valore dai dati e dal lavoro di milioni di cittadini senza un'adeguata redistribuzione. Questo crea un nuovo squilibrio ("tecnofeudalismo") dove i lavoratori e le PMI perdono potere contrattuale e margini di profitto
Sanità
di Elio Cerulli
Come medico, anche se ora in pensione ,penso che una delle priorità di cui occuparci riguardi la sanità che oggi come non mai sta subendo una deriva conseguente al prevalere della sanità privata su quella pubblica. Solo basterebbe notare la carenza di personale negli ospedali , l'assunzione di medici a gettone con disparità di trattamento con i medici in servizio da anni, lo stato dei pronto soccorsi dove questa carenza di personale e risorse ricade sui medici e soprattutto sui pazienti, le liste di attese e mi fermo perché la lista sarebbe lunga. Un saluto cordiale
Riforma del ciclo scolastico: verso il modello quadriennale per l'allineamento europeo
di Enrica Magri
Il sistema scolastico italiano si distingue negativamente nel panorama europeo per la durata quinquennale del ciclo secondario, che costringe gli studenti a concludere il percorso di studi a diciannove anni. Questo ritardo strutturale penalizza i giovani italiani nell'accesso all'università e al mercato del lavoro rispetto ai coetanei del resto del continente. Non si tratta solo di una questione di tempistiche, ma di una necessità di modernizzazione didattica che superi la frammentazione e i tempi morti dell'attuale offerta formativa. È fondamentale allineare l'Italia agli standard internazionali per favorire una transizione più rapida e consapevole verso la vita adulta e professionale.
Accorciamo le liste d'attesa per interventi chirurgici e day hospital, condividendo liste d'attesa e protocolli
di Italia Viva Brescia città
Notoriamente le liste d'attesa in sanità sono sempre più lunghe. Spesso si concentra l'attenzione solo sul primo livello (visite ambulatoriali di primo accesso, esami endoscopici ambulatoriali e così via). La conseguenza è spesso intasare ulteriormente il secondo livello: si hanno più pazienti in attesa di intervento chirurgico o day hospital dopo la prima visita ambulatoriale e/o primo accesso. Chi viene messo in lista d'attesa poi quasi sempre non può essere messo in lista d'attesa per altro ospedale o azienda sanitaria, se non ripete una nuova prima visita. Ciò non è possibile anche perché spesso ospedali diversi hanno diverse procedure o protocolli interni. Inoltre, l'utenza spesso non ha idea di dove la lista d'attesa sia più breve e di quali siano gli standard di qualità di ciascun ospedale.
Remigrazione o integrazione? Un piano per l'inserimento lavorativo
di Enrico Pizza
Il dibattito pubblico sull'immigrazione è oggi ostaggio di una polarizzazione sterile, che oscilla tra slogan ideologici e l'assenza di una visione pragmatica per chi è già regolarmente presente sul nostro territorio. La mancanza di una reale integrazione linguistica e professionale alimenta il malumore sociale e spreca il potenziale di migliaia di persone che desiderano contribuire al sistema Paese. Senza la padronanza della lingua e competenze tecniche adeguate, l'inserimento lavorativo fallisce, lasciando spazio a marginalità e precarietà. È necessario superare la logica della sola accoglienza passiva per abbracciare un modello di integrazione attiva, misurabile e capace di rispondere concretamente alle esigenze del mercato del lavoro italiano.
Piano nazionale per il reinserimento lavorativo e la tutela previdenziale delle casalinghe
di Roberta Del Rio
Molte donne, dopo anni dedicati esclusivamente alla cura della famiglia, si trovano oggi ai margini del mercato del lavoro. L'età avanzata e la mancanza di competenze aggiornate diventano barriere insormontabili, trasformando una scelta di vita in una condizione di vulnerabilità economica. La società attuale spesso ignora il valore del lavoro di cura, lasciando queste persone senza una rete di protezione adeguata. È necessario intervenire per evitare che il talento e l'esperienza di queste donne vadano perduti, garantendo loro dignità e indipendenza.