Spazio Idee
Energia e ambiente

Il Rinascimento dell'acqua e la sicurezza del territorio (De Marchi 2.0)

di Federico Fabri

5 maggio 2026

PREVENZIONESICUREZZAACQUATUTELASVILUPPO

Tema

IL RINASCIMENTO DELL'ACQUA affrontare in modo sistemico la vulnerabilità idrogeologica e la crisi idrica in Italia. Superando la logica dell'intervento emergenziale post-disastro, il piano propone un cambio di paradigma: la gestione del territorio fondata sull'unità fisica del bacino idrografico. Dalla regimazione delle acque montane per prevenire le frane, fino alla riqualificazione fluviale e all'efficientamento delle reti distributive, il progetto mira a trasformare l'acqua da potenziale agente distruttivo a risorsa gestita in modo circolare ed efficiente. Nonostante le chiare direttive tracciate già nel 1970 dalla Commissione De Marchi (che individuò nell'approccio di bacino l'unica via per la difesa del suolo), l'Italia sconta decenni di cattiva gestione del territorio e della risorsa idrica. Le criticità si snodano su cinque macro-aree interconnesse: 1. DEFICIT DI GOVERNANCE: La frammentazione delle competenze (Regioni, Province, Comuni, Consorzi di Bonifica, Autorità di Bacino) genera paralisi decisionale e impedisce una visione d'insieme. Le opere realizzate a monte spesso peggiorano il rischio a valle. 2. INSTABILITÀ DEI VERSANTI E RISCHIO FRANE: L'abbandono delle aree interne e montane ha comportato la perdita delle opere di regimazione idraulica tradizionale (terrazzamenti, muretti a secco, canali di scolo). La mancata gestione delle acque meteoriche e sotterranee provoca dissesti e frane. 3. ARTIFICIALIZZAZIONE DEI CORSI D'ACQUA: La costruzione di argini rigidi a ridosso degli alvei hanno aumentato la velocità di deflusso e l'energia dell'acqua. In caso di eventi estremi, la rottura degli argini provoca inondazioni catastrofiche e ingovernabili. 4. INEFFICIENZA DELLE RETI ACQUEDOTTISTICHE: L'Italia registra dispersioni idriche che superano in media il 40%, con picchi ben più alti in alcune aree del Paese, a causa della vetustà delle infrastrutture e della mancanza di sistemi di monitoraggio. 5. MANCANZA DI CIRCOLARITÀ: La progettazione urbana e agricola non tiene conto dell'acqua. Le precipitazioni vengono convogliate rapidamente in fognatura, annullando la ricarica delle falde e sprecando una risorsa fondamentale (il riutilizzo delle acque depurate è fermo a circa il 4%).

Soluzione

CINQUE PUNTI d'Intervento sequenziali, che seguono il ciclo dell'acqua "dalla sorgente al rubinetto" e "dal monte al mare". RIFORMA DELLA GOVERNANCE (UNITÀ DI BACINO) • Centralizzare il potere decisionale per interventi coerenti sull'intero corso d'acqua. Istituire una Cabina di Regia Unica dotata di poteri esecutivi e fondi vincolati per imporre l'inedificabilità assoluta nelle aree a massimo rischio (P4 e R4) e accelerare, tramite procedure VIA semplificate, le opere di rinaturazione e messa in sicurezza preventiva. GESTIONE DEI VERSANTI E PREVENZIONE FRANE • Regimentare le acque e stabilizzare le pendici montane e collinari. Incentivare la figura dell'Agricoltore-Custode per la manutenzione e il ripristino dell'idraulica agraria storica, affiancando alla cura del territorio l'installazione di sistemi tecnologici di allerta per il monitoraggio geotecnico in tempo reale dei versanti a rischio. RIQUALIFICAZIONE FLUVIALE E SICUREZZA IDRAULICA • Ridurre la vulnerabilità alle alluvioni rallentando il deflusso delle piene. Applicare il principio 'Spazio ai Fiumi' passando a una difesa idraulica attiva attraverso la creazione di casse di espansione e la riconnessione delle golene, rimuovere le infrastrutture obsolete in alveo e ripristinare il naturale trasporto dei sedimenti utile a contrastare l'erosione costiera. EFFICIENTAMENTO DELLA RISORSA IDRICA • Azzerare gli sprechi strutturali portando le dispersioni di rete ai livelli fisiologici europei (sotto il 15%). Digitalizzazione e installazione massiva di sensori, contatori intelligenti e valvole di controllo. CITTÀ SPUGNA E CIRCOLARITÀ DELL'ACQUA • Aumentare la resilienza urbana alle bombe d'acqua e combattere la siccità. Bisognerà aggiornare i regolamenti edilizi per trasformare i centri urbani in 'Città Spugna' tramite pavimentazioni permeabili, tetti verdi e sistemi di recupero delle acque meteoriche, adeguando contestualmente i depuratori per destinare le acque affinate all'irrigazione agricola. La copertura finanziaria dell'intero progetto non si basa su un nuovo debito pubblico, bensì su un cambio di paradigma contabile: la trasformazione dei costi passivi dei danni in investimenti attivi. Questi fondi, erogati in regime di emergenza rappresentano una spesa storica consolidata, ma del tutto improduttiva. Convertire il 'costo del disastro' in un investimento strutturale è l'unica risposta possibile: un approccio economicamente sostenibile e strutturalmente decisivo per la tutela del territorio.

Punteggio

184

Posizione in classifica

#44 di 1426 proposte

#4 di 97 proposte su Energia e ambiente

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