Robotica per il bene comune: più sicurezza, meno rischi per le persone
di Matteo Cocco
26 agosto 2026
Tema
In Italia, soccorritori, lavoratori dell’edilizia e operatori di raffinerie e impianti industriali possono essere esposti a situazioni in cui il rischio per la vita e la salute è molto elevato: crolli di edifici, terremoti, incendi, fughe di sostanze pericolose, spazi confinati, lavori in quota, ispezioni in aree instabili o potenzialmente esplosive. La tecnologia robotica oggi consente di svolgere molte attività preliminari o operative senza inviare immediatamente una persona nella zona di pericolo. Robot terrestri, droni, sensori, bracci robotici e sistemi di intelligenza artificiale possono localizzare persone sotto le macerie, creare mappe di edifici danneggiati, rilevare gas e temperature, ispezionare tubazioni, supportare demolizioni controllate e operare in ambienti nocivi. Tuttavia, queste tecnologie sono ancora utilizzate in modo frammentato, senza un programma nazionale stabile che colleghi Protezione Civile, Vigili del Fuoco, università, imprese, enti locali e industria. Serve una strategia pubblica che metta la robotica al servizio della sicurezza collettiva e della dignità del lavoro.
Soluzione
Si propone l’istituzione di un "Programma nazionale per la robotica di pubblica utilità e la sicurezza sul lavoro", finalizzato allo sviluppo, alla sperimentazione e all’impiego di tecnologie robotiche controllate dall’uomo nei contesti di emergenza e nelle attività lavorative più pericolose. Il Programma dovrà prevedere: - Robot e droni per la ricerca di persone disperse o intrappolate sotto le macerie, con telecamere termiche, sensori acustici, radar e sistemi di mappatura 3D. - Sistemi robotici a supporto di Vigili del Fuoco e Protezione Civile per entrare in edifici pericolanti, incendiati o contaminati prima dell’accesso delle squadre umane. - Robot per l’edilizia sicura: ispezione di cantieri e strutture instabili, rilievi, movimentazione in condizioni pericolose, demolizioni controllate, lavori in quota e monitoraggio continuo dei rischi. - Robot mobili, droni e bracci robotici per raffinerie, impianti chimici, depositi, infrastrutture energetiche e spazi confinati, destinati a ispezioni, rilevazione di fughe, manutenzione, campionamenti e interventi di emergenza. - Programmi pilota territoriali in aree sismiche, industriali, portuali e ad alto rischio idrogeologico. - Un fondo nazionale pluriennale per finanziare ricerca, acquisto, manutenzione, addestramento e sperimentazione delle tecnologie. - Collaborazioni tra Stato, Regioni, università, startup innovative, PMI, enti di ricerca e imprese industriali italiane. - Formazione certificata per operatori, tecnici, soccorritori e lavoratori che useranno o lavoreranno accanto ai robot. - Gare pubbliche che valorizzino sicurezza, interoperabilità, manutenzione, affidabilità, cybersecurity e produzione europea o italiana. - Una banca dati nazionale anonima sugli interventi effettuati, sui rischi evitati e sui risultati ottenuti. La robotica non deve sostituire indiscriminatamente i lavoratori né prendere decisioni autonome sulla vita delle persone. Deve servire a ridurre l’esposizione umana al pericolo e a migliorare la capacità di intervento.
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