Matrimonio per tutti
di Ludovica Veneziano
31 maggio 2026
Tema
Dieci anni dopo le unioni civili, è tempo di completare il lavoro. Nel 2016 l’Italia ha fatto un passo storico: ha riconosciuto davanti alla legge migliaia di coppie che esistevano già nella vita del Paese, dando dignità e sicurezza a famiglie fino ad allora invisibili per lo Stato. Ma oggi è evidente che quel passo non basta più. Il nostro ordinamento continua a distinguere tra matrimonio civile e unione civile, tra famiglie pienamente riconosciute e famiglie inserite in un istituto separato. Questa distinzione produce una disuguaglianza simbolica e concreta. Simbolica, perché lo Stato continua a dire che alcune famiglie meritano il matrimonio e altre no, mantenendo nella legge una discriminazione silenziosa. Concreta, perché cittadine e cittadini italiani dello stesso sesso possono sposarsi all’estero e vedere il proprio matrimonio trasformato in un’unione civile in Italia; perché le coppie dello stesso sesso non possono accedere all’adozione come coppie sposate; perché la sicurezza dei propri legami familiari dipende spesso dal Comune in cui si vive o dalla necessità di affrontare anni di contenzioso. Esiste ormai uno scarto evidente tra realtà sociale e quadro normativo. Una generazione cresciuta nell’idea che le differenze non determinino il valore delle persone fatica a comprendere perché lo Stato continui a prevedere istituti diversi per cittadini che chiedono le stesse responsabilità e gli stessi diritti. Fatica a comprendere perché in quasi tutti i Paesi a noi vicini - Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Irlanda, Austria, Svizzera, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Slovenia - il matrimonio egualitario sia già realtà, mentre l’Italia continua a rimanere un passo indietro. La legge non fotografa soltanto il cambiamento culturale: lo consolida. Ha il potere di certificare conquiste sociali già maturate, di evitare che la normalità di tante famiglie debba essere una continua lotta. La maggioranza dei cittadini lo ha capito: creare una libertà non toglie nulla a nessuno, non impone nulla a nessuno, non indebolisce in alcun modo le famiglie esistenti. Una forza politica riformista non può limitarsi a difendere le conquiste del passato: deve completarle. Gli stessi principi che guidarono la battaglia sulle unioni civili guidano oggi l’introduzione del matrimonio egualitario.
Soluzione
Si propone di introdurre il matrimonio egualitario aprendo il matrimonio civile a tutte le coppie, indipendentemente dal sesso dei partner, attraverso una modifica mirata del Codice Civile e dell’ordinamento dello stato civile. Dal punto di vista legislativo, l’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso non richiederebbe una riforma complessa dell’ordinamento. Il principale ostacolo normativo è rappresentato dall’articolo 107 del Codice civile, la cui formulazione è stata interpretata come presupponente la diversità di sesso dei nubendi. Una sua modifica in termini neutrali rispetto al genere, accompagnata dai necessari interventi di coordinamento nella disciplina dello stato civile, sarebbe sufficiente a estendere l’accesso al matrimonio a tutte le coppie senza alterarne la struttura giuridica fondamentale. Una volta esteso l’istituto del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, ne conseguirebbe direttamente l’accesso a tutti i diritti, i doveri e le responsabilità che oggi discendono dal matrimonio. Questo avrebbe effetti su tutti gli ambiti oggi segnati dalla distinzione: regime dei coniugi e scioglimento del vincolo, successioni, riconoscimento dei matrimoni contratti all’estero, adozione, responsabilità genitoriali e certezza dei legami familiari. L’impatto sarebbe profondo: si eliminerebbe una disparità legale e sociale, si garantirebbe a tutte le coppie la stessa dignità e si semplificherebbe il quadro normativo. La società italiana conosce già coppie e famiglie omogenitoriali; la legge non può continuare a fingere che non esistano. Non si tratta di imporre un modello nuovo, ma di riconoscere una realtà già presente e di darle la stessa dignità giuridica. Questa proposta non ha nulla a che vedere con il matrimonio religioso: riguarda esclusivamente il matrimonio civile e il rapporto tra cittadini e Stato. Dieci anni di unioni civili hanno dimostrato che riconoscere davanti alla legge nuove famiglie non limita la libertà di nessuno. Oggi serve il coraggio di compiere il passo successivo e completare finalmente un percorso di uguaglianza, libertà e progresso democratico che l’Italia non può più permettersi di lasciare incompiuto.
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