PROPOSTA DI INTEGRAZIONE ALLA LEGGE GADDA Dall'incentivo all'obbligo responsabile per un'economia circolare efficace
di Felice Frisone
23 aprile 2026
Tema
La Legge Gadda non raggiunge il suo potenziale La Legge 166/2016 ha rappresentato un passo avanti nella lotta allo spreco, semplificando le procedure per la donazione di beni alimentari, farmaceutici e non alimentari. Tuttavia, a otto anni dalla sua approvazione, l'impatto sul settore non-food rimane marginale. Mentre le donazioni alimentari sono cresciute significativamente, le donazioni di beni non alimentari restano sporadiche. Migliaia di tonnellate di arredi, materiali edili, tessuti, elettronica, abbigliamento e giocattoli perfettamente funzionanti continuano ad essere distrutti ogni anno. Meno del cinque percento delle aziende italiane con eccedenze non alimentari utilizza il canale della donazione. Perché le aziende non donano nonostante i vantaggi Un'analisi sul campo ha identificato dieci ostacoli sistemici. L'ottanta percento delle aziende non sa di poter donare beni non alimentari con vantaggi fiscali. I commercialisti raramente suggeriscono questa opzione. Le aziende credono erroneamente che le procedure siano complesse nonostante le semplificazioni introdotte. I processi consolidati con smaltitori rendono il cambiamento costoso in termini di tempo e organizzazione. Magazzino, amministrazione e CSR non comunicano tra loro e nessuno prende l'iniziativa. Le eccedenze non sono percepite come problema urgente. Persiste il timore di perdita di controllo sui beni donati, paura di rivendita e danni al brand. Le aziende faticano a calcolare il valore effettivo della deduzione fiscale rispetto al costo certo dello smaltimento. Le eccedenze si creano in momenti specifici e se il canale donazioni non è attivo in quel momento, si smaltisce. Infine, senza obbligo né sanzioni, la legge si affida alla buona volontà.
Soluzione
L'integrazione alla Legge Gadda deve essere graduale per non traumatizzare le imprese, proporzionata con obblighi differenziati per dimensione aziendale, trasparente rendendo visibili i comportamenti virtuosi, sanzionatoria ma educativa punendo chi non si adegua e premiando chi anticipa, sostenibile senza creare burocrazia aggiuntiva. La Legge Gadda è stata pionieristica ma otto anni dopo è tempo di passare dall'incentivo all'obbligo responsabile. L'esempio francese con la Loi AGEC dimostra che un sistema vincolante trasparente e sanzionatorio produce risultati misurabili. L'Italia può fare meglio adattando al contesto italiano i principi che hanno funzionato: gradualità con tre anni di transizione, proporzionalità con obblighi commisurati a dimensione aziendale, trasparenza con registro pubblico che protegge segreti commerciali, sostenibilità con copertura totale costi tramite fondi esistenti ed EPR. I benefici superano ampiamente i costi: centomila tonnellate di beni sottratti a discarica, cinquecento milioni di valore per terzo settore, cinquemila posti lavoro in economia circolare, duecentomila tonnellate CO2 risparmiate, leadership italiana in economia circolare europea. Il Green Deal europeo, le aspettative di consumatori e investitori, l'emergenza climatica rendono questa evoluzione inevitabile. L'Italia può scegliere di anticipare il cambiamento calibrando le regole sul nostro tessuto imprenditoriale, dando tempo alle imprese di adeguarsi, creando occupazione italiana nel settore riuso, essendo benchmark europeo invece che follower. Sprecare è un lusso che l'Italia, il pianeta e le persone in difficoltà non possono più permettersi.
Punteggio
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