Urge una commissione nazionale sui diritti umani
di Filippo di Robilant
27 maggio 2026
Tema
A distanza di 33 anni dalla sua approvazione e nonostante i ripetuti richiami a livello europeo e internazionale, l’Italia è l’unico paese UE a non aver ottemperato in alcuna forma alla Risoluzione 48/134 dell’Assemblea Generale dell’ONU che esorta a istituire una commissione nazionale indipendente per i diritti umani conforme ai c.d Principi di Parigi, così sintetizzabili: indipendenza e autonomia dal governo (operativa e finanziaria), pluralismo nella composizione, ampio mandato con elevato potere d’indagine e d’ispezione, risorse umane e finanziarie adeguate, forte legittimità pubblica. Malgrado i ripetuti impegni assunti dall’Italia, anche vincolanti come in occasione delle candidature al Consiglio dei diritti umani, essi sono deplorevolmente rimasti disattesi, con grave pregiudizio alla nostra credibilità e autorevolezza. Nel clima attuale occorre ribadire i motivi per cui è importante che l’Italia disponga di un organo del genere. Il primo, scontato, si chiama “diritti umani”. Per proteggerli efficacemente a livello nazionale occorre un meccanismo in grado di svolgere in particolare due funzioni cruciali: 1) assistenza alle vittime di violazioni per instradarle correttamente verso canali appropriati di tutela dei loro diritti; 2) monitoraggio di legislazione e prassi nazionali e impulso al loro costante miglioramento alla luce degli standard europei e internazionali, anche formulando raccomandazioni e pareri a Governo e Camere. E’ preferibile individuare preventivamente situazione critiche che richiedono correttivi legislativi e/o amministrativi, o aspettare che ce lo vengano a dire Strasburgo o Ginevra, spesso con accertamenti di violazioni già avvenute? Il secondo motivo riguarda l’interesse nazionale. Mai come oggi è importante contare ed essere ascoltati, in Europa e nel mondo. Tuttavia per contare davvero su tutta una serie di tavoli negoziali (senza dipendere da amicizie effimere e/o poco affidabili) non serve solo potenza economico-militare (che noi in ogni caso non abbiamo) ma occorrono anche e soprattutto, specie nel nostro caso, serietà e credibilità, da cui dipendono la capacità di convincere e di raccogliere consenso intorno alle proprie proposte. E la serietà nell’affrontare le questioni di diritti umani e nell’onorare gli impegni presi è uno dei tasselli di quella forza politico-morale che rende un paese rispettato, capace di tessere alleanze preziose e di conquistare posti di responsabilità a livello internazionale.
Soluzione
Mai come adesso i diritti umani appaiono seriamente minacciati persino nel cuore dell’Europa. Rafforzare i dispositivi di tutela nazionali, oltre a quelli europei e internazionali, serve a garantirci e a proteggerci meglio (tutti). Negli anni abbiamo creato in Italia una pletora di organismi di ogni ordine e grado generando un paesaggio frastagliato e con risultati non sempre verificabili, il che non aiuta una vittima di violazione a vedersela riconosciuta come tale e ottenere rimedio. Questi organismi sono nel tempo diventati piccoli centri di potere difficili da smantellare. In realtà una commissione diritti umani che funzioni bene non sarebbe, come da alcuni denunciato, l’ennesimo baraccone: anzi, il suo carattere preventivo andrebbe a incidere favorevolmente sui costi della giustizia. D’altra parte il quadro decisamente negativo è confermato dall’elevato numero di casi in cui l’Italia è stata portata davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e altri tribunali internazionali. A Strasburgo siamo da anni nel gruppo di testa dei paesi violatori. A ogni legislatura vengono presentate proposte di legge che tali rimangono: è fondamentale che il prossimo Parlamento ponga rimedio, in più evitando di creare un organismo solo di facciata che rischia di nascondere future inazioni. Come d’altronde da anni chiesto a gran voce dalle organizzazioni della società civile nonché dai massimi accademici, giuristi ed esperti italiani in materia di diritti umani e diritto internazionale. Si tratta di un’opportunità di crescita e di avanzamento della nostra democrazia. Se vogliamo continuare a essere rigorosi con gli altri dobbiamo prima mettere ordine a casa nostra. Tutte le Istituzioni nazionali esistenti al mondo si riuniscono regolarmente per discutere dei progressi, o dei passi indietro, dei diritti umani, un processo per definizione senza fine. In altri termini, questi organismi interagiscono tra loro e fanno networking. Da questa posizione nevralgica di confronto e di emersione di nuovi fenomeni il nostro Paese si è auto-amputato qualsiasi ruolo. Più che un faro che illumina i diritti umani, come ci illudiamo di essere, in realtà siamo un’anatra zoppa nel panorama internazionale.
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