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Abolire il silezio elettorale e liberalizzare le campagne elettorali

di Francesco Armillei

20 agosto 2026

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Tema

L’Italia ha un problema crescente di partecipazione democratica. Alle elezioni politiche del 2022 ha votato appena il 63,9% degli aventi diritto: il dato più basso della storia repubblicana, quasi trenta punti in meno rispetto ai livelli raggiunti negli anni Settanta. Anche altre consultazioni recenti mostrano una crescente difficoltà nel portare i cittadini alle urne. Le cause dell’astensionismo sono molte e profonde, ma la risposta delle istituzioni non può essere quella di rendere più difficile proprio l’attività attraverso cui partiti, candidati e comitati cercano di informare e mobilitare gli elettori. Il silenzio elettorale ne è l’esempio più evidente. La disciplina italiana nasce nel 1956 e vieta, nel giorno precedente le elezioni, comizi, riunioni di propaganda e nuove affissioni. È una norma pensata per una democrazia completamente diversa da quella attuale: pochi canali televisivi, nessun social network, partiti di massa, appartenenze politiche molto più stabili. Oggi il risultato è paradossale. La propaganda viene fermata nei luoghi fisici e sui mezzi tradizionali, mentre continua di fatto online, dove un vero silenzio elettorale è quasi impossibile da applicare. La regolamentazione diventa così non solo anacronistica, ma anche asimmetrica. Soprattutto, molti cittadini decidono se e come votare soltanto negli ultimi giorni. Proprio nel momento in cui l’attenzione verso le elezioni raggiunge il massimo, impediamo ai soggetti politici di rivolgersi pienamente agli elettori. Il silenzio elettorale non è la causa dell’astensionismo e abolirlo non basterebbe certo a riportare da solo gli italiani alle urne. Ma di fronte al drastico calo della partecipazione dovremmo eliminare gli ostacoli inutili alla mobilitazione democratica, non conservarli.

Soluzione

Propongo di abolire il silenzio elettorale nel giorno precedente le votazioni e di sostituire l’attuale sistema di divieti con una disciplina moderna della campagna elettorale, valida fino all’apertura dei seggi. Partiti, candidati e comitati dovrebbero poter continuare fino all’ultimo giorno a organizzare iniziative pubbliche, distribuire materiale, comunicare con gli elettori e utilizzare gli strumenti di propaganda consentiti durante il resto della campagna. La comunicazione politica radiotelevisiva dovrebbe essere consentita anche nelle ultime 24 ore, ma sottoposta a regole rigorose di parità di accesso, trasparenza e pluralismo definite dall’AGCOM. L’obiettivo non è eliminare le garanzie della par condicio, ma permettere alla campagna elettorale di continuare fino al momento in cui i cittadini sono effettivamente chiamati a scegliere. Andrebbero inoltre riviste le restrizioni oggi previste per la cartellonistica elettorale, consentendo una maggiore presenza della comunicazione politica negli spazi pubblici secondo criteri trasparenti e uguali per tutti. Resterebbero invece ferme le tutele necessarie nel giorno del voto: nessuna propaganda all’interno o nelle immediate vicinanze dei seggi e piena protezione della libertà dell’elettore nel momento materiale della votazione. La riforma avrebbe tre vantaggi. Renderebbe finalmente coerenti le regole tra comunicazione online e offline; permetterebbe di raggiungere gli elettori proprio nei giorni in cui l’interesse per il voto è maggiore; restituirebbe ai partiti una delle loro funzioni essenziali, quella di informare e mobilitare i cittadini. Non dobbiamo difenderci dalla campagna elettorale: dobbiamo pretendere che sia aperta, pluralista e trasparente. In un Paese in cui sempre meno cittadini votano, la priorità dovrebbe essere aumentare le occasioni di partecipazione e di confronto. Liberalizziamo la democrazia per provare a rivitalizzarla.

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