Abolire il Ferragosto per decongestionare le vacanze, favorire il turismo e il potere d'acquisto
di Francesco Armillei
20 agosto 2026
Tema
Il problema non è Ferragosto, né il diritto alle ferie. È il fatto che una parte enorme del Paese vada in vacanza nello stesso momento. L'Italia resta uno dei paesi europei in cui le ferie sono più concentrate: secondo Eurostat, nel 2025 il 22% dei pernottamenti degli italiani nelle strutture ricettive è avvenuto in agosto, terzo dato più alto dell'UE dopo Cipro e Croazia. In Francia siamo al 20%, in Spagna al 17%, in Germania al 13%. La concentrazione si è ridotta rispetto al passato — era il 27% nel 1990 e il 26% nel 2001 — ma rimane molto elevata. Gli effetti sono visibili. Secondo CNA, soltanto tra l'11 e il 23 agosto si muovono 17,4 milioni di turisti, generando oltre 78 milioni di pernottamenti e più di 15 miliardi di euro di impatto economico. Hotel e B&B raggiungono in agosto un tasso di riempimento vicino al 75%, contro una media annua di circa un posto letto su due. Questo significa prezzi più alti, traffico, sovraffollamento e pressione sulle località turistiche proprio quando, con estati sempre più calde, agosto è anche meno necessariamente il periodo migliore per partire. Ma c'è anche un costo economico meno visibile. Se clienti, fornitori, colleghi, uffici e servizi sono chiusi, anche la produttività di chi rimane al lavoro diminuisce. Uno studio sulla stagionalità produttiva citato dal Foglio stima che in Italia la capacità inutilizzata della manifattura sia circa il 30% più alta rispetto a Francia e Germania. È un classico problema di coordinamento: andare in ferie a Ferragosto è razionale per il singolo perché lo fanno tutti gli altri. Ma collettivamente potremmo stare meglio distribuendo maggiormente le ferie tra giugno, luglio, agosto e settembre: economia più continua e vacanze meno congestionate.
Soluzione
L'obiettivo non è decidere per legge quando gli italiani debbano andare in vacanza, ma ridurre gli incentivi che oggi spingono tutti verso le stesse settimane. La prima misura è limitare, dove l'organizzazione produttiva lo consente, le chiusure aziendali obbligatorie concentrate ad agosto, lasciando più libertà ai lavoratori nella scelta del periodo di ferie e incentivando le imprese a scaglionare le chiusure. Il settore pubblico dovrebbe poi fare da first mover. Amministrazioni e servizi pubblici possono organizzare maggiormente turnazioni e chiusure differenziate, garantendo continuità anche nelle settimane centrali di agosto. Nel medio periodo anche il calendario scolastico può diventare più flessibile, riducendo uno dei principali vincoli che sincronizzano le ferie delle famiglie. Qualcosa sta già cambiando spontaneamente: l'aumento dei prezzi nelle settimane centrali dell'estate sta spingendo una parte delle famiglie verso giugno, luglio e settembre. La politica pubblica può accompagnare questa transizione, evitando che imprese e amministrazioni continuino invece a coordinarsi sulla chiusura simultanea. Non si tratta di lavorare di più o fare vacanze più brevi. Si tratta di fare le stesse ferie, ma in momenti diversi. Il risultato sarebbe una maggiore continuità dell'attività economica e dei servizi, meno congestione e prezzi meno concentrati nelle località turistiche, un utilizzo più efficiente delle infrastrutture e una stagione turistica più lunga. Ferragosto può restare una festa nazionale. Non deve necessariamente restare una serrata nazionale.
Punteggio
0
Posizione in classifica
#1400 di 1426 proposte
#157 di 191 proposte su Lavoro
Scrivi in privato al proponente
Il tuo messaggio sarà inviato via email al proponente. Non comparirà in alcun thread pubblico.
Eventi collegati
Organizza un eventoNessun evento organizzato ancora. Vuoi essere il primo?