Rigenerare, non costruire: burocrazia semplice per demolire il degrado e restituire vita ai paesi
di Lorena Pacelli
17 aprile 2026
Tema
Il nostro Paese vive un paradosso insostenibile: milioni di edifici abbandonati, capannoni industriali fatiscenti e strutture dismesse deturpano paesaggi urbani e rurali, mentre una burocrazia soffocante rende impossibile, o economicamente proibitivo, intervenire su di essi. Il risultato? Si continua a costruire su suolo vergine mentre il costruito esistente muore. I paesi si spopolano, i giovani emigrano, e le città medie si ritrovano con quartieri industriali abbandonati da decenni, diventati discariche a cielo aperto e cicatrici nel paesaggio. Il Piano Casa del governo non risponde a questo problema. In territori a forte spopolamento come il Sannio, in cui vivo, costruire nuove abitazioni dove la popolazione cala ogni anno non ha senso economico né sociale: le case nuove rimarranno vuote mentre quelle vecchie crollano. Il problema non è la quantità delle abitazioni, ma la qualità degli spazi e la capacità di attrarre e trattenere i giovani. Come lo fanno in Europa? In Francia il programma "Action Cœur de Ville" ha finanziato la rigenerazione di 222 città medie con 5 miliardi di euro, puntando sul recupero del patrimonio esistente. In Spagna, iter semplificati e sportelli unici comunali rendono la riqualificazione accessibile. Nei Paesi Nordici vige il principio "brownfield first": si costruisce su suolo già urbanizzato, mai su verde. In Germania il programma "Stadtumbau" destina fondi statali ai comuni per demolire il superfluo e rigenerare il necessario. In Italia, per demolire un capannone abbandonato occorrono in media 3–5 anni di iter burocratico e costi insostenibili per privati e comuni. Il risultato è l'immobilismo totale.
Soluzione
Un piano nazionale di rigenerazione urbana e ambientale fondato su tre pilastri concreti. 1. Censimento nazionale degli edifici abbandonati. Istituzione di un registro digitale pubblico degli immobili fatiscenti e dismessi - residenziali, industriali, agricoli - alimentato dai Comuni con incentivi statali. Chi censisce riceve fondi. Chi non lo fa, perde accesso ai fondi es. PNRR per le infrastrutture. Il registro diventa la base operativa per ogni intervento successivo. 2. Permesso unico di demolizione e rigenerazione. Sportello unico digitale - sul modello francese e spagnolo -che concentra in un'unica procedura tutti i pareri necessari: Soprintendenza, ARPA, Comune, Genio Civile. Tempi massimi: 90 giorni per strutture non vincolate, 180 giorni per aree sensibili. Silenzio-assenso oltre tali termini, con responsabilità personale del funzionario inadempiente. 3. Fondo statale di acquisto e demolizione. Lo Stato acquista a prezzo simbolico (1 euro o valore catastale residuo) immobili fatiscenti da privati che non possono o non vogliono intervenire. In cambio: esenzione totale dalle spese di demolizione, sgravio IRPEF pluriennale, possibilità di mantenere una quota del plusvalore in caso di futura valorizzazione. Le aree liberate diventano verde pubblico, orti urbani, housing sociale per under 35, spazi artigianali e culturali a canone agevolato. Ai Comuni sotto i 5.000 abitanti con calo demografico superiore al 15% negli ultimi dieci anni, un bonus automatico del 30% sui fondi di rigenerazione, vincolato al 40% degli spazi destinati a residenza o attività per under 40. Non abbiamo bisogno di più case. Abbiamo bisogno di case migliori, nei posti giusti, per le persone giuste. E di liberare finalmente il territorio da decenni di abbandono.
Punteggio
180
Posizione in classifica
#46 di 1426 proposte
#3 di 51 proposte su Casa
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