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Il tempo rubato: perché il problema delle pensioni riguarda tutti, ma non colpisce tutti allo stesso modo

di Gianfranco Basile

11 aprile 2026

TFRPrevidenza complementareSistema contributivoCapitalizzazioneSilenzio-assenso

Tema

L'Italia spende circa il 16% del PIL in pensioni — tra le percentuali più alte al mondo — eppure paradossalmente chi oggi ha meno di 35 anni riceverà, secondo le stime dell'OCSE, una pensione pari ad appena il 60-70% del proprio ultimo stipendio, contro il 90% garantito alle generazioni precedenti. Il problema colpisce soprattutto i giovani con carriere discontinue: chi cambia lavoro spesso, chi ha periodi di disoccupazione, chi lavora con partita IVA o contratti brevi accumula contributi insufficienti. In modo sproporzionato, colpisce le **donne**, che escono e rientrano dal mercato del lavoro per ragioni familiari. Il risultato è una transfer generazionale silenziosa: i contributi dei giovani di oggi finanziano pensioni generose di ieri, senza che venga costruito nulla per il loro futuro. È una forma di debito intergenerazionale che non appare nei bilanci pubblici ma è reale quanto il debito pubblico. Se non si interviene, tra vent'anni milioni di italiani arriveranno alla pensione con assegni da povertà.

Soluzione

Come funziona oggi. Il TFR — circa il 6,91% della retribuzione lorda che ogni datore di lavoro accantona annualmente — può già essere destinato volontariamente a un fondo pensione. Ma solo il 35% dei lavoratori privati lo fa. Gli altri lo lasciano in azienda o all'INPS, dove rende meno e non costruisce nessuna posizione previdenziale strutturata. L'intervento. Per tutti i nuovi assunti under 35, la destinazione del TFR al fondo pensione di categoria diventa automatica e obbligatoria. Chi vuole tenerlo in azienda deve farne esplicita richiesta — l'inverso dell'attuale silenzio-assenso, che nella pratica non ha funzionato. Nessun costo aggiuntivo per lavoratori o imprese: si ridestina un accantonamento che già esiste. L'attuazione richiederebbe un unico decreto legislativo, la digitalizzazione dell'adesione ai fondi tramite SPID, e un'obbligatorietà per le aziende di comunicare l'iscrizione entro 30 giorni dall'assunzione. I fondi di categoria esistono già e sono pronti ad assorbire nuovi iscritti. L'impatto. Un lavoratore di 25 anni con 1.500 euro mensili accumulerebbe, con un rendimento storico medio dei fondi del 3,5% annuo, circa 150.000 euro aggiuntivi al pensionamento. A livello sistemico, significherebbe portare il risparmio previdenziale gestito dai fondi italiani dagli attuali 200 miliardi a una cifra paragonabile a quella olandese o svedese nel giro di vent'anni — con effetti positivi sulla profondità del mercato dei capitali italiano e sulla capacità di finanziare infrastrutture e imprese nazionali

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