Diritto al fine vita dignitoso e assistenza domiciliare garantita dal SSN
di Davide Battolla
26 giugno 2026
Tema
Il fine vita rappresenta oggi una frontiera di civiltà ancora negata, costringendo i cittadini affetti da patologie irreversibili a una scelta drammatica: subire sofferenze inaudite o affrontare viaggi solitari e onerosi verso l'estero. Questa disparità economica trasforma un diritto fondamentale in un privilegio per pochi, privando le persone della possibilità di congedarsi dai propri cari nel calore del proprio ambiente domestico. La mancanza di una normativa chiara non solo umilia la dignità umana, ma espone i familiari a rischi legali ingiustificati in un momento di estrema vulnerabilità. È inaccettabile che lo Stato rimanga inerte di fronte a un dolore che non trova sollievo nelle cure palliative, ignorando la volontà espressa dai cittadini attraverso le Disposizioni Anticipate di Trattamento. La battaglia per il suicidio medicalmente assistito è, in ultima analisi, una battaglia per la libertà di autodeterminazione e per il rispetto profondo della dignità di ogni individuo fino all'ultimo istante.
Soluzione
Si propone l'istituzione di un protocollo nazionale che garantisca l'accesso al suicidio medicalmente assistito direttamente presso il domicilio del paziente, sollevandolo dall'onere di spostamenti traumatici. Il Servizio Sanitario Nazionale dovrà farsi carico dell'intero percorso, fornendo l'assistenza medica necessaria, la supervisione clinica e i farmaci idonei, garantendo al contempo la piena validità e applicazione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Tale procedura deve essere strutturata per tutelare legalmente sia il personale sanitario che i familiari, permettendo al paziente di vivere i propri momenti finali circondato dai propri affetti. L'intervento pubblico deve assicurare che il diritto alla scelta non sia condizionato dal censo, rendendo il supporto professionale un servizio universale e accessibile. Attuare questa misura significa restituire sovranità al cittadino sul proprio corpo e sulla propria fine, trasformando un atto di solitudine in un percorso assistito, umano e protetto dallo Stato.
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