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Diamo un futuro alla statistica ufficiale

di Filippo di Robilant

18 aprile 2026

Istatindipendenzademocrazia

Tema

Le statistiche ufficiali sono una colonna portante di qualsiasi paese che si ritenga civile e all’avanguardia. Sono essenziali per capire il suo funzionamento e la direzione che prende. Consentono di orientare costruttivamente decisioni pubbliche, avviare politiche, misurarne gli effetti e correggerne gli errori. Da tempo questo strumento si è inceppato. Mentre cresce la quantità d’informazioni disponibili, la capacità delle istituzioni pubbliche di produrre dati affidabili, condivisi e riconosciuti appare sempre più debole (cfr. “La fine dei numeri certi: la crisi della statistica nel mondo”, Giuliana Coccia, Futura Network, 15 aprile 2026). Criticità: 1) Survey fatigue: sempre meno cittadini rispondono ai questionari a causa di una crescente sfiducia nelle istituzioni, timori legati alla tutela della privacy, insofferenza al bombardamento di richieste, cui aggiungere ostacoli tecnici come l’abbandono del telefono fisso e la diffusione di filtri anti-spam. 2) Definanziamento: i sistemi statistici nazionali sono da anni strutturalmente sottofinanziati, causando diminuzione delle indagini sul campo, ritardi negli aggiornamenti degli indicatori, riduzione della capacità di innovare strumenti e metodologie. Senza investimenti adeguati, la statistica pubblica perde la sua funzione di bussola, lasciando governi e istituzioni sempre più esposti al rischio di decisioni basate su informazioni incomplete o distorte. 3) La politica: le agenzie statistiche si trovano esposte a pressioni dirette o indirette da parte dei governi che influenzano tempi di pubblicazione, metodologie di rilevazione, interpretazione dei risultati. Quando l’indipendenza viene minata i numeri smettono di essere un terreno comune e diventano oggetto di contesa, aprendo la strada a decisioni arbitrarie e narrazioni contrapposte. 4) Big Data: molti dati digitali derivano dai social media o dalle piattaforme online, e per questo possono risultare incompleti, distorti e poco rappresentativi, si veda il fenomeno delle fake news. La statistica tradizionale resta fondamentale: solo i metodi di campionamento, controllo e analisi permettono di trasformare grandi quantità di informazioni in conoscenza affidabile. In un’epoca dominata dai Big Data dei colossi privati, il potenziamento di un istituto pubblico capace di leggere i fenomeni sociali con rigore scientifico non è solo una necessità tecnica ma una difesa vitale della democrazia (cfr.”Il Paese che conta”, Linda Laura Sabbadini, Marsilio, 2025).

Soluzione

Per poter contare su strumenti credibili, trasparenti e collettivamente legittimati occorre: 1) Valorizzare gli studi in scienze statistiche: l’Italia ha elevate competenze tecniche e capitale umano più che adeguato ma serve un riconoscimento della sua funzione pubblica. Le prospettive di lavoro sono positive: secondo una recente ricerca pubblicata sul Sole 24 Ore, a un anno di distanza dalla laurea il tasso di occupazione è del 92,5%. 2) Autonomia. Dotare l’Istat di una funzione paragonabile a quella della Banca d’Italia o di Autorità di settore per metterla al riparo da tentativi politici di manipolazioni o definanziamento. L’Istat deve rimanere un polo super partes e un bene pubblico. La sua inclusione nella pratica dello spoil system è stata controproducente. Occorre un rafforzamento esplicito della sua autonomia (cfr. “La statistica e la democrazia”, Enrico Giovannini, lavoce.info, 2005). 3) Finanziamenti. L’Italia investe per la statistica meno di altri grandi paesi industrializzati, sia in termini pro-capite, sia di PIL. Per rafforzare l’indipendenza delle istituzioni statistiche e assicurare la loro agibilità occorre investire risorse adeguate. 4) Europa: delineare scenari futuri del Sistema statistico nazionale (Sistan), anche alla luce dell’evoluzione del sistema statistico europeo (Eurostat), completando l’integrazione con i principi posti alla base della statistica comunitaria. La statistica ufficiale è una questione che riguarda direttamente il futuro della nostra società. Dai dati dipende la capacità di capire il presente e progettare il futuro con decisioni collettive fondate su evidenze solide e condivise, anziché da percezioni, interessi e narrazioni contrapposte. La posta in gioco, dunque, è più alta di quanto non appaia: non si tratta solo di migliorare le statistiche, ma di preservare le condizioni minime perché una democrazia possa funzionare. Senza numeri affidabili diventa più difficile monitorare fenomeni complessi come le disuguaglianze, l’invecchiamento, i cambiamenti climatici o le trasformazioni del lavoro, oltre a produrre un effetto socialmente destabilizzante: l’erosione della fiducia. Quando cittadini e istituzioni non condividono più una base comune di fatti, il dialogo democratico si indebolisce, le decisioni appaiono arbitrarie e il tessuto sociale tende a frammentarsi. La “disorganizzazione statistica” porta a società più vulnerabili e meno resilienti. Un cambio di paradigma è urgente.

Punteggio

16

Posizione in classifica

#530 di 1426 proposte

#42 di 145 proposte su Istituzioni

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