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Economia

Arre industriali dismesse, acceleratori dello sviluppo

di Michele Cocco

23 luglio 2026

svilupporigenerazionepoli industriali diffusi

Tema

In Italia ci sono delle aree industriali dismesse o sottoutilizzate, spesso eredità delle grandi storie industriali del passato. Queste aree sono spesso collocate in zone oggi periferiche. Il loro recupero e riutilizzo rappresenterebbe allo stesso tempo una spinta industriale forte, una politica di rigenerazione urbanistica, un sostegno alla attrattività delle aree a rischio spopolamento (con tutte le conseguenze sulla tenuta di servizi come scuole, servizi sociali ecc...). La complessità del loro recupero è aggravata dalla carenza di infrastruttura, da proprietà spesso riluttanti ad investire, da Comuni con scarse competenze, da un mercato poco ricettivo, da mancanza di infrastrutture. Potenzialmente, il recupero di queste aree potrebbe generare sul territorio diversi "acceleratori di sviluppo" diffusi e a zero consumo di suolo, dunque sostenibili, purchè vi sia una regia nazionale che superi i limiti di competenze che oggi impediscono di formulare programmi complessi e realmente efficaci.

Soluzione

La proposta è una legge che serva a: - mappare queste aree puntualmente, magari indentificandone un numero complessivo; - prevedere dei fondi a sostegno delle riconversioni, meglio se in programmi misti che vedano sia fondi per iniziative pubbliche, sia incentivi ai privati che investono; - stimolare progetti di riconversione unitari, basati su obiettivi chiari e, ove necessario, anche misti, come insediamento di aziende sia industriali sia commerciali, proposte turistiche e turistico-culturali, ma anche servizi pubblici (culturali, formativi, spazi a verde, alloggi a costo calmierato); - favorire l'attuazione dei programmi con misure specifiche. Tra le altre, a titolo di esempio, potrebbero essere previste le seguenti misure: - possibilità di creare società miste pubblico-private per sostenerne la riconversioni; - prevedere norme che diano più poteri urbanistici ai Comuni e Regioni coinvolte, consentendo accordi pubblico-privati, maggiore capacità di intervento pubblico su aree dismesse e storiche, obbligo di progettazioni di comparto ampie e non "spezzettate"; - possibilità di inserire incentivi all'insediamento su tutte le norme comunali (IMU, addizionali, oneri urbanistici...); - incentivi per le aziende che si insediano (modello ZPS); - fondi per l'attuazione dei progetti pubblici inseriti (divisi per le diverse amministrazioni competenti come Comuni, Aziende per l'Abitare, istituzioni culturali e scolastiche); - prevedere la copertura dei fondi necessari attingendo a fondi differenziati come fondi FESR, FSC, FSE, ministero infrastrutture, ministero sviluppo; una parte del costo complessivo dovrebbe essere ripagata dai benefici generati dai nuovi investimenti (anche direttamente, per es. attraverso l'utilizzo mirato degli oneri urbanistici).

Punteggio

6

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