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Istruzione

Portare l’Italia al 3% del PIL in ricerca e innovazione

di Niccolò Querci

29 aprile 2026

Ricercainnovazioneinvestimenti

Tema

L’Unione europea continua a investire meno di quanto necessario in ricerca e sviluppo: • Nel 2024 la spesa complessiva in R&S è circa il 2,3% del PIL Gli investimenti pubblici diretti (bilanci statali) sono circa 0,71% del PIL Nonostante i progressi, l’Europa resta sotto l’obiettivo storico del 3% del PIL, fissato già da oltre vent’anni. Il risultato è un ritardo strutturale rispetto alle economie più avanzate e una difficoltà a sostenere innovazione, transizione verde e digitale. Il ritardo italiano: stabile ma troppo basso I dati più aggiornati di ISTAT (2025) mostrano un quadro chiaro: • Nel 2023 l’Italia investe 29,4 miliardi di euro in R&S • Pari all’1,37% del PIL, stabile ma in calo rispetto al 2021 Le stime per il 2024 indicano una crescita molto moderata, senza cambiamenti strutturali 👉 In altre parole: l’Italia non sta recuperando il divario. Il confronto europeo è netto: • Italia: ~1,37–1,38% del PIL Media UE: ~2,3% Un problema strutturale, non solo quantitativo Il sistema italiano della ricerca presenta squilibri profondi: • Prevalenza del settore privato (circa 60% della spesa) • Forte concentrazione nelle grandi imprese, spesso multinazionali • Riduzione degli investimenti nelle piccole imprese Università al 25% della spesa totale, ma con risorse limitate • Settore pubblico ancora sottofinanziato 👉 Il risultato è un sistema: • poco diffuso territorialmente • poco integrato • poco capace di generare innovazione diffusa

Soluzione

Proponiamo che il centrosinistra assuma un impegno chiaro: Portare l’Italia al 3% del PIL in ricerca e innovazione entro 5 anni Questo significa: • più che raddoppiare l’intensità attuale • mobilitare circa +35 miliardi annui aggiuntivi tra pubblico e privato Non è un obiettivo astratto: è già realtà in diversi paesi europei. Come arrivarci: una strategia credibile 1. Rafforzare la spesa pubblica • Portare la spesa pubblica verso l’1% del PIL • Programmazione pluriennale stabile • Fine della frammentazione dei bandi 👉 Oggi l’investimento pubblico italiano è insufficiente rispetto agli standard europei. 2. Attivare gli investimenti privati • Credito d’imposta stabile e semplificato • Incentivi mirati alle PMI innovative • Strumenti di co-investimento pubblico-privato 👉 Oggi le PMI stanno riducendo la spesa in R&S, ampliando i divari interni. 3. Piano straordinario per università e ricerca • Assunzioni stabili di ricercatori • Riduzione del precariato • Attrazione di talenti internazionali 👉 Le università sono centrali (25% della spesa), ma sottofinanziate. 4. Politica industriale dell’innovazione Costruire poli strategici nazionali su: • intelligenza artificiale • energia e clima • manifattura avanzata • salute e biotech 👉 Serve massa critica, oggi frammentata. 5. Semplificazione e governance • Ridurre burocrazia e tempi di accesso • Unificare strumenti e programmi • Valutare l’impatto degli investimenti 👉 Oggi la complessità amministrativa frena imprese e ricerca. Impatti attesi Portare l’Italia al 3% del PIL significa: • aumentare la produttività • creare occupazione qualificata • fermare la fuga dei cervelli • rafforzare la competitività industriale Conclusione I dati più aggiornati dicono una cosa semplice: • L’Europa è ferma al 2,3% del PIL • L’Italia all’1,37% 👉 Il problema non è la crescita: è l’assenza di un salto di scala. Il 3% del PIL non è un obiettivo tecnico, ma una scelta politica: decidere se l’Italia vuole competere sui bassi costi o sulla conoscenza. Proposta di Niccolò Querci e Silvia Carrieri

Punteggio

90

Posizione in classifica

#85 di 1426 proposte

#13 di 202 proposte su Istruzione

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