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Economia

Crescere senza precipitare: un forfettario a soglie mobili per IRPEF e INPS

di MASSIMO DI FILIPPO

10 luglio 2026

Forfettario progressivoCrescita professionaleNeutralità fiscaleSemplificazione contabileContributi regressivi

Tema

Ogni anno migliaia di professionisti superano la soglia del regime forfettario. Si dovrebbe essere contenti quando si fattura di più, ma in realtà molti di loro si trovano con redditi netti più bassi, perdendo anche la comodità dell'abbattimento forfettario dei costi — un meccanismo che rappresenta anche una grande opportunità di non dover perdere tempo nella gestione di fatture, spese e adempimenti vari. Si sottovaluta spesso il fatto che il regime forfettario non comporta solo il pagamento di imposte più contenute, ma anche il non dover investire tempo nella gestione contabile, un aspetto che per un professionista può avere un impatto molto significativo.

Soluzione

E se il regime forfettario funzionasse "a gradini" invece che con un tetto unico? Non parliamo degli scaglioni IRPEF già noti, ma di un meccanismo simile applicato sia alle tasse che ai contributi: salendo il reddito, cambia l'aliquota su entrambi i fronti. La differenza sta nella direzione: l'IRPEF sale con il reddito, mentre i contributi INPS potrebbero scendere gradualmente. Superata una certa soglia, ogni euro versato in più pesa sempre di più oggi, ma aggiunge sempre meno alla pensione futura: ha senso chiedere un contributo via via più leggero a chi guadagna di più, per non scoraggiare la crescita. Un esempio concreto. Immaginiamo contributi INPS che scendono dal 26% al 19% e un'imposta sostitutiva IRPEF che sale dal 15% al 30%, applicata per fasce successive: Con 40.000 euro di fatturato: circa 10.400 euro di contributi e 4.440 di IRPEF. Netto: circa 25.160 euro, quasi il 63% del lordo. Con 80.000 euro: circa 18.400 euro di contributi e 12.320 di IRPEF. Netto: circa 49.280 euro, il 61,6%. Con 100.000 euro: circa 21.000 euro di contributi e 19.750 di IRPEF. Netto: circa 59.250 euro, il 59,3%. Con 150.000 euro: circa 28.500 euro di contributi e 36.450 di IRPEF. Netto: circa 85.050 euro, il 56,7%. Il dato interessante è l'andamento: guadagnando quasi quattro volte di più (da 40.000 a 150.000 euro), la quota netta cala solo dal 63% al 57%, senza mai un salto brusco che penalizza chi cresce. Il meccanismo potrebbe estendersi anche oltre i 150.000 euro, riducendo sempre più la parte contributiva a favore di quella fiscale. Il punto centrale è questo: un sistema così non avrebbe bisogno di un tetto massimo, e non costringerebbe più il professionista a scegliere tra crescere e mantenere un trattamento fiscale conveniente.

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