Competere per attrarre: un ecosistema integrato per il rilancio degli investimenti esteri in Italia
di Silvia Carrieri
29 aprile 2026
Tema
L'Italia fatica a competere con i principali partner europei e globali nell'attrazione degli investimenti diretti esteri (IDE). Nel 2024, secondo l'EY Attractiveness Survey, l'Italia ha attratto 224 progetti di investimento estero, posizionandosi al 7° posto in Europa. Nello stesso anno, la Francia ne ha attratti 1.025 — quasi cinque volte di più — confermandosi per il sesto anno consecutivo la destinazione più attrattiva del continente. L'Irlanda, con una popolazione di appena 5 milioni di abitanti, ha registrato 234 investimenti con 13.500 nuovi posti di lavoro e un record di 1,9 miliardi di euro in R&D. Singapore ha attratto 13,5 miliardi di dollari singaporiani in fixed asset investments. L'Arabia Saudita ha registrato un +24% di IDE nel 2024, raggiungendo 31,7 miliardi di dollari. Il problema non è la mancanza di strumenti: l'Italia dispone di incentivi fiscali, zone economiche speciali, regimi agevolati per gli impatriati e uno sportello unico per gli investitori. Il problema è sistemico. Gli strumenti esistono ma non funzionano come ecosistema coerente. La frammentazione normativa e l'instabilità delle regole fiscali scoraggiano le multinazionali nella fase di valutazione della localizzazione. La lentezza del sistema giudiziario — con processi civili che superano i sette anni per una sentenza definitiva — riduce la fiducia degli investitori nella tutela dei contratti. La burocrazia digitale è ancora largamente incompiuta, a differenza di paesi come l'Estonia, dove il 99% dei servizi pubblici è disponibile online. A questo si aggiunge una visibilità internazionale insufficiente: l'Italia non dispone di una piattaforma globale di alto profilo per attrarre investitori. Le conseguenze sono concrete: meno investimenti significano meno posti di lavoro qualificati, meno trasferimento tecnologico e una minore capacità di attrarre i settori strategici del futuro. In un contesto globale sempre più competitivo, ogni anno di ritardo si traduce in un vantaggio strutturale ceduto ai concorrenti.
Soluzione
La proposta si articola in cinque assi di intervento, ispirati alle migliori pratiche internazionali e calibrati sugli strumenti già esistenti in Italia. 1. Un'agenzia nazionale potenziata sul modello IDA Ireland e Business France. Invest in Italy deve evolvere in un'agenzia con mandato operativo pieno, presenza fisica nei principali mercati di origine degli investitori e team dedicati per settore industriale. Come IDA Ireland — che ha indirizzato il 59% degli investimenti fuori dalla capitale attraverso strategie regionali attive — l'agenzia deve promuovere anche i territori italiani meno conosciuti, valorizzando la ZES Unica del Sud come asset strategico e non solo come strumento fiscale. 2. Un evento-vetrina annuale di alto profilo. Sul modello del Choose France Summit, l'Italia deve dotarsi di un "Invest in Italy Summit" presieduto dal Presidente del Consiglio, con la partecipazione di CEO globali e l'annuncio di progetti concreti. L'obiettivo è costruire una narrazione credibile e continuativa sull'attrattività del Paese, trasformando ogni edizione in un segnale politico forte per i mercati internazionali. 3. Incentivi fiscali stabili e leggibili, ispirati al modello Singapore. Il credito d'imposta per R&D va portato ad almeno il 20% con regole garantite su un orizzonte quinquennale. Sul modello del Refundable Investment Credit singaporiano, occorre introdurre incentivi rimborsabili per investimenti ad alto valore in AI, green economy e manifattura avanzata. Il Patent Box e il regime impatriati devono essere accompagnati da ruling preventivi garantiti entro 60 giorni, come già parzialmente previsto dalla normativa italiana ma raramente applicato nei tempi. 4. Digitalizzazione totale dei servizi alle imprese, sul modello estone. L'Estonia ha dimostrato che la burocrazia digitale è un fattore competitivo: 99% di servizi online, registrazione societaria in pochi minuti. L'Italia deve completare la digitalizzazione di tutti i procedimenti rilevanti per gli investitori stranieri, con un portale unico multilingua integrato con Invest in Italy. 5. Giustizia commerciale specializzata e sezioni internazionali. Sul modello dei Tribunaux de Commerce francesi, occorre istituire sezioni commerciali dedicate nelle principali piazze economiche italiane, con giudici specializzati, procedure digitali e tempi massimi garantiti per legge. Proposta redatta da Silvia Carrieri e Niccolò Querci (IV Europa)
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Posizione in classifica
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