Riforma della medicina territoriale: medici dipendenti nelle Case di Comunità
di Giovanni Nardi
26 agosto 2026
Tema
L'attuale modello di medicina generale, basato sulla libera professione convenzionata, genera una frammentazione insostenibile che penalizza la continuità assistenziale. I cittadini si scontrano quotidianamente con orari di studio limitati e l'impossibilità di reperire assistenza al di fuori delle fasce canoniche, lasciando i pazienti fragili in una condizione di isolamento. Questa struttura isola il medico, impedendo una reale integrazione con il resto del sistema sanitario e rendendo difficile la gestione delle emergenze territoriali. È necessario superare la logica del singolo professionista per garantire un diritto alla salute che sia effettivo, costante e non vincolato alla disponibilità individuale del medico di base.
Soluzione
La proposta prevede la trasformazione dei medici di medicina generale in dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, inserendoli stabilmente all'interno delle Case di Comunità. Il modello si basa su équipe multidisciplinari che operano a turni, garantendo una copertura assistenziale estesa e continua, inclusi i giorni festivi e le ore notturne. La flessibilità operativa permetterà di alternare la presenza in struttura per le urgenze e le visite ambulatoriali con un'attività domiciliare programmata per i pazienti meno autosufficienti. Il coordinamento di ogni team sarà affidato a un responsabile medico, una figura clinica che assicurerà la coerenza delle cure e la gestione del gruppo, evitando derive burocratiche e mantenendo il focus esclusivamente sul benessere del paziente.
Punteggio
3
Posizione in classifica
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