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Economia

Dalla spesa all’impatto: gli incentivi pubblici per la crescita competitiva del sistema produttivo italiano

di Salvatore Iandoli

11 aprile 2026

Finanza pubblicatransizionePMIindustrializzazioneoccupazione

Tema

L’esperienza maturata come professionista di Invitalia - Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, consente di osservare con chiarezza una delle principali criticità del sistema italiano di politiche industriali: la frammentazione degli strumenti di incentivo e la persistente difficoltà nel misurarne l’efficacia reale in termini di crescita, occupazione qualificata e trasformazione del tessuto produttivo. Nel corso degli anni, il nostro Paese ha costruito un articolato ecosistema di agevolazioni – spesso animato da finalità condivisibili – ma caratterizzato da una dispersione di risorse, da sovrapposizioni normative e da una logica eccessivamente orientata all’erogazione piuttosto che all’impatto. In altri termini, si finanziano progetti, ma non sempre si costruisce sviluppo.

Soluzione

La proposta riformista qui delineata muove da un assunto critico: l’attuale modello di incentivo pubblico non premia sufficientemente la qualità trasformativa degli investimenti, né responsabilizza pienamente i beneficiari rispetto ai risultati attesi. Si propone, pertanto, una riforma organica fondata su tre direttrici fondamentali: 1. Transizione da incentivi “a sportello” a incentivi “a impatto selettivo” Superare progressivamente la logica cronologica e automatica dei bandi, introducendo meccanismi competitivi basati su criteri qualitativi stringenti: innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, capacità di generare filiere e occupazione stabile. Ciò consentirebbe di concentrare le risorse su iniziative ad alto moltiplicatore economico. 2. Introduzione di contratti di sviluppo condizionati ai risultati Rafforzare strumenti già esistenti, prevedendo che una quota significativa dell’incentivo sia subordinata al raggiungimento di obiettivi verificabili (fatturato incrementale, export, occupazione qualificata). In questo modo, l’intervento pubblico cesserebbe di essere puramente anticipatorio e diventerebbe compartecipe del rischio e del successo. 3. Sistema nazionale integrato di valutazione ex post degli incentivi Istituire un’infrastruttura permanente di monitoraggio, capace di analizzare – con dati granulari e comparabili – l’efficacia delle misure gestite da soggetti attuatori, tra cui Invitalia. I risultati di tali valutazioni dovrebbero orientare in modo vincolante la programmazione futura, superando definitivamente approcci meramente incrementali. Questa riforma si pone un obiettivo ambizioso ma necessario: trasformare l’intervento pubblico da strumento di sostegno diffuso a leva strategica di politica industriale, capace di accompagnare la modernizzazione del sistema produttivo italiano, in coerenza con le traiettorie europee e globali. In assenza di un simile salto di qualità, il rischio è quello di perpetuare un modello in cui le risorse pubbliche attenuano le fragilità esistenti senza mai risolverle, alimentando dipendenze anziché competitività. Al contrario, un approccio selettivo, valutativo e orientato all’impatto restituirebbe allo Stato un ruolo credibile di facilitatore dello sviluppo, rafforzando al contempo la fiducia degli operatori economici e dei cittadini. È su questo terreno che una visione riformista può esprimere, oggi, la propria più autentica vocazione: coniugare efficienza, responsabilità e crescita.

Punteggio

10

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